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Finchè covid non vi separi! Crollano le nozze e il wedding soffre soprattutto al Sud

Luca La Mantia | Quotidiano del Sud

II wedding fa la conta dei danni e tenta una difficile ripartenza dopo due anni di pandemia. Un settore particolarmente forte al Sud, meta preferita per le location dei ricevimenti nuziali, specie in estate, potendo contare su coste e panorami mozzafiato, oltre che su condizioni meteo tendenzialmente stabili. Col decreto Sostegni bis il governo è andato incontro alle esigenze del comparto, in una fase delicatissima di rilancio, elaborando un bonus wedding, da pochi giorni operativo grazie alla pubblicazione in Gazzetta ufficiale del relativo provvedimento attuativo, firmato dal ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti.

Vengono così stanziati 60 milioni di euro a fondo perduto per le aziende che operano nel settore, nell’intrattenimento, negli eventi e nelle cerimonie e per quelle Horeca (hotellerie-restaurant-catering) più colpite durante l’emergenza sanitaria. «Si tratta di un doveroso provvedimento di sostegno per tutte quelle imprese che svolgono attività, dalle cerimonie agli eventi, che sono state tra le più penalizzate durante l’emergenza, Covid – ha spiegato Giorgetti – È giusto che il Mise supporti con contributi a fondo perduto questi settori che negli anni hanno visto crescere nuove professionalità, in prevalenza tra le donne e i giovani, con un forte impatto sull’economia del territorio». Come tutte le attività che lavorano sulla programmazione in tempi medio-lunghi – la pianificazione di un matrimonio può richiedere diversi mesi le imprese del wedding, oltre alle chiusure e alle restrizioni, hanno sofferto le incertezze legate alla pandemia.

Così il 2020, in particolare, si è trasformato nell’anno degli eventi rinviati a data da destinarsi. Una vera e propria “coda” smaltita in parte nel 2021 ma per 11 resto ancora in stand by. Se ne riparlerà nella prossima estate, forse, con gli operatori che sperano in un deciso rimbalzo dell’economia di filiera. A patto che s’inverta il trend delle nozze celebrate, in drastico calo durante la fase acuta dell’emergenza sanitaria. Secondo un’indagine Istat, nel 2020 i nuovi matrimoni sono stati 96.841,87 mila in meno rispetto al 2019 (47,4%). La battuta d’arresto si è osservata a partire da marzo – con l’esplosione della pandemia in Italia – con picchi ad aprile e maggio proprio per via delle pesanti restrizioni imposte dal Covid. Col decreto Sostegni Bis il governo è andato incontro alle esigenze del comparto elaborando il Bonus misure di contenimento (divieto di assembramenti, numero massimo di persone m caso di eventi) hanno comunque riguardato l’intero anno 2020 e si sono protratte nel 2021.

A livello territoriale, il calo è stato molto più pronunciato nel Mezzogiorno (-54,9%) rispetto al Centro (-46,1%) e, soprattutto, al Nord (-40,6%). I pochi che hanno deciso di sposarsi comunque hanno optato per U rito civile, la cui flessione (-28,9%) è meno drammatica rispetto a quella dei matrimoni religiosi (-67,9%). Sono diminuite anche le unioni civili tra partner dello stesso sesso(-33%). Con la probabile cessazione dello stato di emergenza, il prossimo 31 marzo, le imprese del settore avranno maggiori margini di manovra. Ma sulla piena ripresa permangono le incertezze. “Dietro il crollo del numero di matrimoni celebrati in questo biennio certificato da Istat – si legge in un comunicato di Federmep – ci sono anche e soprattutto le ripercussioni sulla filiera del wedding: cinquantamila operatori economici e trecentomila persone impiegate stabilmente che sino al 2019 fatturavano circa 15 miliardi di euro. Professionisti che con la qualità del loro lavoro onorano la storia, la tradizione e le eccellenze nazionali e che negli ultimi due anni hanno dovuto far fronte a fatturati ridotti in media dell’85% nel 2020 del 50% nel 2021 rispetto all’ultimo anno pre-Covid». Ancor peggiore, prosegue Federmep, il quadro relativo al destination wedding, i matrimoni con entrambi gli sposi non residenti in Italia.

Un settore che nel 2019 faceva registrare un fatturato diretto che si aggirava in tomo ai 600 milioni di euro e un giro di affari superiore al miliardo e che ha registrato una flessione del 77,6. «E se non cambieranno le regole relative alla durata del Green pass e al riconoscimento dei vaccini somministrati al di fuori dell’Ue anche la prossima stagione rischia di andare in fumo – conclude il comunicato -i nostri eventi richiedono una lunga preparazione e impegni lavorativi ed economici consistenti: non possiamo aspettare il 31 marzo per sapere come potremo lavorare dal pruno aprile»

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