Raffaele Lombardo

di Sebastiano Caspanello | Gazzetta del Sud

Qui di seguito l’intervista a Raffaele Lombardo pubblicata oggi dal quotidiano La Gazzetta del Sud.

Sono a Roma, sto prendendo il treno. Le spiace se parliamo durante il viaggio?»
– No , ci mancherebbe.
Immagino voglia sapere dell’incontro di ieri (mercoledì, ndr) con Salvini.
– Immagina bene. Com’è andata?
Non ci vedevamo da tempo, un lungo periodo durante il quale è nato il patto federativo tra la Lega e il Movimento per l’Autonomia. È stata l’occasione per scambiare due chiacchiere.
– E tra queste due chiacchiere, si sarà parlato anche di elezioni in Sicilia, no?
Se n’è parlato. Al di là di ricostruzioni fantasiose che ho letto, l’unica cosa vera è che si è convenuto sull’esigenza che presto ci si sieda tutti attorno a un tavolo (a Palermo, non certo a Roma), per trovare una sintesi e arrivare ad una proposta unitaria. Non solo per la Regione, ma anche per Palermo e, a quanto pare, adesso anche Messina.
– È opinione di molti che le amministrative, specie quelle di Palermo, rappresentino il momento chiave per individuare un modello da portare, poi, alle regionali. Oppure ogni tornata elettorale fa storia a sé?
Si deve necessariamente parlare di tutto.
 La Lega rivendica ancora un’opzione sulla candidatura alla presidenza della Regione?
Io ho trovato grande disponibilità a trovare una sintesi, con grande ragionevolezza. C’è certamente questa storia dell’opzione della Lega, ma credo che dopo le incomprensioni e qualche conflitto in occasione del voto per il presidente della Repubblica, ci sia nel centrodestra la volontà di ricucire e dialogare. La Lega ha le sue aspettative, non voglio negarlo, ma senza toni ultimativi.
– Del resto le fughe in avanti non sono mancate, da Musumeci a Miccichè.
Il problema è che non c’è stato alcun confronto, un confronto che invece è necessario. Va ritrovato un rapporto tra le persone, ma di questo non posso occuparmi io, che non voglio alcun ruolo da protagonista. A Musumeci l’ho chiesto da tempo. Si farà carico lui di convocare il tavolo? Lo farà Falcone? Miccichè? Non lo so, ma qualcuno dovrà farlo.

Lei è stato lì dove oggi c’è Musumeci. E a Musumeci la coalizione ha più volte rimproverato, diciamo così, di dialogare solo con gli assessori e mai con i partiti. Ma è effettivamente possibile questa separazione, quando si è al governo della Regione?
Quando ero presidente non potevo non vedermi con gli assessori nella sede naturale, cioè la Giunta. Non c’è dubbio, mi confrontavo quotidianamente con i partiti, che sono portatori di idee e bisogni molto più ampi. E lo stesso discorso vale per i deputati regionali. Gli assessori sono rappresentanti dei partiti e devono inevitabilmente sentire i loro dante causa. Questa sintesi non c’è stata, talvolta c’è stato silenzio se non conflitto tra partiti ed assessori. Ed è questa la ragione delle inconprensioni di oggi. Ma questo non significa che non si possa porre rimedio

Porre rimedio come?
Ribadisco: guardandosi tutti negli occhi ed è logico che il primo commensale del tavolo debba essere Musuemci, al di là, poi, del fatto che sia lui o qualcun altro a fare gli inviti.

Più si va avanti, però, più si rischia di essere fuori tempo massimo …
Prima è meglio è. C’è sempre tempo per aggiustare le cose. A Roma di questo si è parlato, sia Di Mauro che Minardo hanno convenuto che bisogna vedersi e parlarsi senza mezzi termini. Prima ognuno dovrà deporre le armi, niente fucili, anche se in questo caso si tratta più di stuzzicadenti

– In questo quadro, dove si colloca Cateno De Luca?
Credo che si collochi autonomamente, con un progetto ambizioso e anche coraggioso. Il suo è indubbiamente un azzardo, ma se non si gioca alto, il piatto non raddoppia. Lui raddoppia sempre e punta a tutto. Non è tipo che con cento euro in mano ne gioca uno, conservandosene novantanove. Lui i cento euro li gioca tutti per provare ad arrivare almeno a mille.
– Lei De Luca lo conosce bene, arriverà fino in fondo?
Se devo essere franco, credo che non abbia alternative. Ha fatto delle scelte precise e, appunto, non credo le abbia fatte per rischiare un euro solo.

Insomma, non per accontentarsi di una poltrona qualsiasi …
Ma le poltrone quando si vince arrivano sempre. Però in politica se si punta alla poltrona, si rischia di non arrivare né alla sedia né allo sgabello. Bisogna puntare sempre in alto. De Luca sa bene cosa significa.

Per puntare in alto De Luca ha lanciato un progetto meridionalista. E’ così assurdo pensare che un giorno possa esserci di nuovo un percorso comune con l’autonomista Lombardo?
No, assolutamente, ma non ci si può scontrare né incontrare con me, perchè io non avrò alcun percorso politico. In questi anni ho maturato un certo gusto nello stare a guardare. Non sono schierato, anche se tenevo tanto a questo progetto autonomista. Ho solo mantenuto un rapporto con pochi amici.

C’è invece qualcuno che l’ha delusa, in questi anni, allontanandosi da lei?
Ma no, è la vita. La vita è fatta così. Capisco perfettamente tutti, ognuno va per la sua strada. Certo, apprezzo chi mi è rimasto vicino. Se pensa che in questi anni un gruppo di persone ha tenacemente portato avanti il progetto Movimento per l’Autonomia, direi che non solo non è poco, è quasi eroico. Ma dico davvero, non c’è disprezzo per chi ha fatto scelte diverse”.

Cosa significa essere assolti dopo dodici anni? Che succede in un periodo di tempo così lungo?
Si matura profondamente. La cosa che però fa più male, in vicende come queste, è l’aggressione mediatica, Per carità, era inevitabile, io ero il presidente della Regione, ma si è speculato tanto sui giornali. Il processo è giusto che si faccia e, forse la stupirò, è giusto che duri molto.

In che senso?
Nel senso che anche un giudice è più serio nello svolgere il proprio ruolo quando è lontano dal bombardamento mediatico. Anche il giudice è un uomo e non può non tenere conto di quello che la gente gli urla in faccia per la strada.

Ha detto che in questi dodici anni è rimasto a guardare. Ma quanto è cambiata la politica, nel frattempo?
Enormemente. E’ cambiato il mondo. Io ho cominciato quando c’era il muro di Berlino, quando Fidel Castro era giovane, quando c’erano dei valori e un’altra classe politica. Basta andare a vedere chiedeva in consiglio comunale con me a Catania nel 1980…

Ad esempio lei ha sempre detto che si confonde il voto di scambio con i rapporti che si intrattengono con le persone. Il contatto tra il politico e l’elettorato. C’è ancora?
Nel 1986, quando fui eletto deputato regionale, avevo una concorrenza agguerritissima con parlamentari che erano soliti ricevere le persone. Se oggi aprissi la segreteria, avrei la fila e no averi concorrenza di nessuno perché nessuno parla più con la gente.

– Quindi sta dicendo che lei non riceve più nessuno in segreteria?
Se devo vedere qualcuno, preferisco farlo a casa mia. In segreteria c’è Antonio Scavone, c’è mio nipote Giuseppe che è assessore a Catania. Quando ci vado io, dopo un’ora e mezza ho già mal di testa.

– Il mondo è cambiato, eppure il suo “collega” Totò Cuffaro dice di voler ricostruire la DC …
Lui ci crede davvero, ma penso che ci sia poco da ricostruire. La Democrazia Cristiana è quella fondata da De Gasperi e company. C’era una dottrina sociale della Chiesa, c’era la fondamentale formazione nelle parrocchie, veniva fuori una classe politica che pensava sempre a servire gli altri. Ora si, forse c’è ancora qualcuno, spinto però più da un bisogno intimo. Qual è la formazione oggi? Quella dei patronati? Ebbene sì, io rimpiango tanto la dottrina di Marx quanto la formazione in parrocchia. E’ un altra storia, insomma, parlare oggi della DC sarebbe come vestirsi da eschimesi sulla spiaggia di Acapulco. Non è il caso di dare corso a performance poco credibili. Io mi tengo i miei connotati, non capisco tante cose e rischio di non essere capito. Quindi meglio rimanere fuori, anche se della mia esperienza mi è rimasta la voglia di ragionare, quella si.

Beh, proprio fuori non è. Quantomeno il ruolo di consigliere se lo è ritagliato.
Al di là dei consigli, sto solo esprimendo un mio punto di vista nell’indicare un percorso che ritengo più utili in questa fase.
Anche questo è fare politica.
Si, ma questi sono consigli che non vengono solo da me. Anche Salvini, piuttosto che limitarsi a rivendicare certe posizioni, ritiene prioritario confrontarsi. Quello che conta più di ogni altra cosa è che si crei una certa armonia. Adesso i scusi, devono controllarmi biglietto e green pass, e vorrei un decaffeinato.

Il viaggio continua. Il caffè decaffeinato non c’è, “ma un te andrà benissimo”.

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