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Lo schiaffo di Pfizer alla Sicilia, licenziamenti a Catania ed assunzioni ad Ascoli

Nino Amadore | Il Sole 24 Ore

La partita si gioca intorno al Paxiovid, la compressa che aiuta i pazienti colpiti dal Covid-19 a evitare una malattia grave o il suo sviluppo in seguito al contatto con un membro della famiglia. La richiesta del farmaco è in continua crescita ed il sito di Ascoli Piceno sarà la struttura chiave nell’operazione “Pfizer’s Global Supply” per la produzione di compresse e capsule che finiscono in più di 100 paesi al mondo. Prima dell’inizio del progetto Paxlovid la sede di Ascoli impiegava circa 750 addetti che entro la fine di quest’anno diventeranno mille.

In Sicilia invece accadrà l’esatto contrario: 240 posti di lavoro sono a rischio. I sindacati hanno proclamato lo stato di agitazione, il blocco dello straordinario e uno sciopero che si terrà il 3 marzo. Nel frattempo hanno girato una richiesta di incontro al Mise. Lo stabilimento etneo, che in questo momento da lavoro a 778 persone di cui 115 “lavoratori somministrati”, è specializzato nella produzione di antibiotici parenterali di prima linea per uso ospedaliero, penicillinici e non penicillinici e ha un volume di produzione di circa 24 milioni tra flaconi e siringhe.

Dall’azienda spiegano che il sito di Catania «continuerà a essere parte integrante della rete globale di produzione e fornitura Pfizer ed è stato programmato un intervento di modernizzazione con un ulteriore investimento di 27milioni nei prossimi tre anni». La nota diffusa da Pfizer ha il sapore di un’apertura alla trattativa: «Lo stabilimento di Catania svolge un ruolo fondamentale per Pfizer – ha spiegato Giuseppe Campobasso, direttore del sito produttivo-: i cambiamenti sono necessari per garantire il futuro dello stabilimento e i colleghi sono la nostra priorità: stiamo lavorando per valutare tutte le opzioni e abbiamo identificato e offerto alcune opportunità, che si potranno concretizzare nel trasferimento all’interno della nostra stessa rete di produzione in Italia, oltre che supportare economicamente l’uscita e facilitare il ricollocamento».

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