presidente della repubblica quirinale

Ecco il Presidente che serve al Sud e all’Italia

di Pietro Massimo Busetta (Quotidiano del Sud)

«WORKING in Progress» è la scritta che si potrebbe, in questo momento, affiggere davanti al Parlamento, che in seduta congiunta, con i rappresentanti delle Regioni, lavora all’elezione del nuovo presidente della Repubblica.   Certamente non è un passaggio semplice e oggi è ancora più complicato dalla presenza, alla Presidenza del Consiglio, dello stesso uomo  che è tra i candidati a quella della Repubblica.

LE ASPETTATIVE              

Tale coincidenza presenta dei rischi sull’evoluzione dei possibili accordi, che in ogni caso sarebbero al limite di un corretto approccio costituzionale. Ma andiamo per ordine: cosa si aspetta il Mezzogiorno dal nuovo presidente della Repubblica? All’articolo 87 della Costituzione si afferma: «Il Presidente della Repubblica è il capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale». Assodato che è assolutamente irrilevante la sua provenienza geografica, è evidente che, come rappresentante e tutore dell’unità nazionale, debba avere come stella polare che tale unità sia non solo declamata ma anche attuata.  Cioè fondamentalmente dovrebbe il presidente, utilizzando la sua moral suasion, fare in modo che si persegua l’obiettivo dell’unificazione economica del Paese e dell’attuazione di uguali diritti di cittadinanza, in qualunque parte di esso si nasca. È evidente che il Presidente non ha alcun potere nelle decisioni operative circa l’indirizzamento di investimenti nelle varie parti del Paese o nella distribuzione delle risorse per perseguire una spesa equidistribuita, e quindi si potrebbe dire che poco può fare circa l’obiettivo enunciato. Qualcun altro potrebbe affermare che non è compito del capo dello Stato quello di eliminare i divari economici e sociali esistenti nel Paese.    

Ma forse quale garante della Costituzione, pur nella difficoltà che un compito come quello della unificazione economica, perseguito ormai da 160 anni e mai raggiunto, riveste, deve preoccuparsi che l’azione complessiva dei singoli governi che si succedono nel suo settennato abbiano come mission complessiva quella dell’unità nazionale?

I PERICOLI DELLA RABBIA

Forse la risposta  può  essere positiva, anche perché divari troppo accentuati tra le varie parti del Paese possono portare a forme di rivalsa delle parti più disagiate contro la gestione nazionale, alimentando forme di consapevolezza di esclusione rispetto all’idea di essere cittadini di uno stesso Stato. Tali sensazioni, se generalizzate, possono portare a un sentimento  di rabbia contro uno Stato che potrebbe non essere più ritenuto giusto e contro il quale ci si potrebbe scagliare alla ricerca di maggiore equità.                  

La rabbia dei “paria” può essere estremamente pericolosa, soprattutto quando coincide con forme di esclusione dal lavoro, dal diritto alla salute, dal diritto alla scuola, dal diritto alla mobilità. E in una democrazia può dar luogo a un’espressione elettorale che persegua derive pericolose e dittatoriali che portino alla comparsa di movimenti eversivi.          

È già una grande anomalia che vi siano parti politiche estremamente forti che si pongano come obiettivo la difesa di una sola parte, quella più ricca del Paese. L’anomalia di un movimento/partito che, pur rappresentando  una sola parte del Paese, abbia ruolo per influenzare le politiche complessive e che in una trattativa con la Presidenza del Consiglio, che possa diventare Presidenza della Repubblica, possa chiedere alcune garanzie circa l’assetto costituzionale del Paese futuro.  

AUTONOMIA DIFFERENZIATA

Mi riferisco in particolare alla autonomia differenziata che potrebbe, se portata a termine, minare l’unità nazionale. Un compito delicato, maggiormente complicato in un Paese duale come il nostro. Per il prossimo presidente, dopo venti anni nei quali le problematiche relative alle distanze tra le due parti del Paese sono diventate sempre più fondamentali e drammaticamente peggiorate, tanto che la stessa Europa ci ha assegnato risorse importanti per contribuire all’eliminazione del divario, il tema è diventato sempre più cogente.

E se per molti presidenti della Repubblica passati poteva non essere il tema centrale della loro azione, per il futuro tale problematica si sta ponendo come la vera sfida del nuovo millennio. In un momento in cui, peraltro, la centralità del Mediterraneo ritrovata pone quest’area del Paese come fondamentale non solo rispetto all’intera Nazione, ma anche rispetto all’Europa.  

SPAZIO DI INFLUENZA

Per questo è necessario che la figura individuata abbia una caratura di grande livello, perché per molti motivi il nostro Paese si trova a un bivio che potrà portarlo a continuare a essere uno dei Paesi fondatori dell’Europa o essere marginalizzato in una serie B europea nella quale contare sempre meno. Un capo dello Stato che negli ultimi anni è diventato attivo non solo nell’individuazione dei presidenti del Consiglio, ma anche nella individuazione dei ministri ha grande spazio per influenzare il percorso di tutto il Paese nel senso di  più di giustizia sociale.

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