Raffaele Lombardo

Processo Lombardo, ora diteci la verità

Sono le 16.35 del 7 gennaio 2021. Dopo una camera di consiglio durata 5 ore e mezza, la presidente della Corte di Appello di Catania, Rosa Anna Castagnola, pronuncia la sentenza di assoluzione nei confronti di Raffaele Lombardo. 57 secondi di verità che spazzano via 12 anni di calunnie. Giustizia è stata fatta. Anzi, per chi conosce la differenza sostanziale fra le due locuzioni: giustizia è stata detta!

ASCOLTA QUI LA SENTENZA: https://www.radioradicale.it/scheda/657223?i=4369497

Radio Radicale

Basta questo per archiviare tutto? Bastano questi 57 secondi a ritenere chiusa e risolta questa incredibile vicenda giudiziaria? Forse per i diretti interessati si. La voglia di dimenticare tutto, di cancellare un incubo lunghissimo sarebbe del tutto umana e comprensibile. Ma se il “Processo Lombardo” fosse stato solo un film, voi vi riterreste sodisfatti del finale? O vi alzereste dalla vostra poltrona con una inquietudine dentro, con una domanda tanto precisa quanto scontata: “Perchè?”

Perché il 31 luglio del 2012 Raffaele Lombardo è stato costretto a dimettersi da Presidente della Regione Siciliana?

In realtà avrebbe potuto non farlo, ed arrivare certamente a fine legislatura ben prima della sentenza di primo grado. Ma lo aveva ampiamente anticipato nel momento in cui cominciarono ad uscire le prime notizia di stampa sulle indagini a suo carico. “In caso di rinvio a giudizio mi dimetterò ed affronterò il processo da comune cittadino”, mostrando un rispetto per le istituzioni che molti altri, prima e dopo di lui, non hanno avuto.

Perché il primo rinvio a giudizio, basato non sui fatti ma sui racconti? Perché il ricorso in Cassazione dopo l’assoluzione in Appello dal reato di concorso esterno in associazione mafiosa? Perché tanta pervicace determinazione nell’imbastire e portare avanti un “romanzo criminale” dettato, tardivamente e confusamente, da soggetti altrove indicati come non attendibili.

Basta qualche calunnia a sovvertire la volontà popolare? Basta un sospetto a rovesciare un Governo nel pieno del suo mandato politico? Evidentemente in Sicilia sì! Ed è una verità che fa accapponare la pelle, a tutti, soprattutto a chi sapeva che, a più riprese, molto tempo prima, Raffaele Lombardo aveva già tracciato il suo destino. “Statemi vicino – ripeteva nelle riunioni politiche più raccolte, quelle con i “fedelissimi” – perché non mi uccideranno per le battaglie che stiamo facendo, ma mi faranno fuori in un altro modo”.

Così è stato. Ora, finalmente, il quadro è più chiaro: La verità politica ci racconta che il Governo Lombardo stava combattendo delle battaglie molto delicate, una contro la mafia, mettendo nel settore della sanità, quello uscito a pezzi dall’inchiesta “La mafia è bianca” un magistrato del calibro di Massimo Russo; opponendosi strenuamente al “famoso” progetto dei 5 termovalorizzatori, promosso da realtà in odore di mafia e puntando i riflettori sugli affari nel campo dell’eolico. L’altra battaglia era quella per l’autodeterminazione della Sicilia e dei siciliani, attraverso l’attuazione dello Statuto speciale, un progetto politico troppo scomodo per gli interessi economici nazionali.

La verità giudiziaria ci racconta di un uomo innocente, ingiustamente processato per 10 anni. Ma rimane un disegno, sotto la tela, che non è stato ancora disvelato: chi lo ha tratteggiato e perché?

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