palazzo comitini

Ok votare per le ex Province, ma che senso ha farlo adesso?

La cronaca politica degli ultimi giorni è contraddistinta da un film già visto: la solita fuga in avanti del presidente della Regione Nello Musumeci (che solo pochi giorni fa comunicava la data delle elezioni per i Liberi Consorzi e le Città Metropolitane) e la altrettanto classica “tirata di giacca” del Parlamento regionale. E’ infatti stata depositata all’ARS una proposta trasversale, firmata da esponenti del PD, della Lega, di Forza Italia e del Movimento Nuova Autonomia, con la quale si chiede la proroga della tornata elettorale che il presidente della Regione aveva fissato per il 22 gennaio.

Che sia necessario, dopo 10 anni dal vergognoso show televisivo nel quale il tandem Giletti – Crocetta, ha cancellato una significativa parte di democrazia in Sicilia, non c’è dubbio. Tornare a votare è necessario, anche se al momento si tratterà solo di elezioni di secondo grado. Ma che senso ha farlo adesso? Mandare al voto amministratori locali e consiglieri comunali per la stragrande maggioranza giunti a fine mandato: a maggio del prossimo anno si voterà in tantissimi comuni siciliani, primo fra tutti il capoluogo di Regione, Palermo.

Il sistema di voto premia le grandi città, ma proprio sui contesti metropolitani si concentrano troppe incertezze per correre alle urne già il 22 del mese prossimo. Di Palermo si è già detto! Fare scegliere (finalmente!) i rappresentanti della Città Metropolitana a politici giunti alla fine del loro mandato (dopo che abbiamo atteso il voto per il rinnovo dei nuovi enti territoriali praticamente per tutta l’ultima legislatura) non ha alcun senso. Lo stesso vale per le Città Metropolitane di Catania e Messina.

Nel capoluogo Etneo è in pieno svolgimento la vicenda giudiziaria di Salvo Pogliese, che attende di conoscere dalla Corte costituzionale la sentenza sul ricorso contro la sospensione dalla carica per effetto della Legge Severino (in seguito alla condanna in primo grado nel processo relativo alle ‘spese pazze’ all’Ars). A Messina invece pende la decisione di Cateno De Luca che ha più volte comunicato l’intenzione di dimettersi da palazzo Zanca prima della prossima primavera per poter coronare il sogno della sua folle corsa verso Palazzo d’Orleans. “Ma – si chiede opportunamente Paolo Mandarà, in un articolo pubblicato su Buttanissima.it – Musumeci e la Regione a tutto questo non avevano pensato? O era così assillante l’idea di ripristinare la democrazia da far passare tutto il resto in secondo piano?

D’altronde, nelle ex province, si contano 3 o 4 rinvii negli ultimi due anni. Tutti stabiliti dall’Ars. Un quinti rinvio, magari al prossimo autunno, non farà male a nessuno. (Nella foto Palazzo Comitini, storica sede della Provincia Regionale di Palermo)

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