torre di babele

La torre di babele del centro – destra siciliano

Ma voi ci state capendo qualcosa? Fra sei mesi si voterà per il rinnovo del sindaco e del Consiglio comunale della quinta città d’Italia (Palermo) e, fra meno di un anno, ci saranno le elezioni regionali in Sicilia, eppure a regnare sovrana è solo una grande confusione, determinata (e dominata) da un unico grande fattore: l’incomunicabilità.

L’incapacità che hanno di comunicare fra di loro i leader politici siciliani (in particolare quelli del centro-destra, anche perché quelli del centro sinistra sembrano scomparsi dai rader della rilevanza politica) sta nei fatti prima ancora che nelle intenzioni. Cioè, forse (in fondo) vorrebbero anche, ma proprio non ce la fanno.

Prendiamo ad esempio le ultime uscite del fine settimana. Musumeci fa uscir fuori dalle ciminiere di Catania la sua personalissima fumata bianca: “Sciolgo l’incantesimo, sono ricandidato. Per me il tema non esiste. Sono convinto che il centrodestra rimarrà unito”. Manco a dirlo, nel giro di pochi minuti arriva la risposta di Miccichè: “Ad un anno dalle elezioni ancora attraverso la stampa riceviamo informazioni sulle future scelte del Presidente Musumeci. Quattro anni fa la sua fuga in avanti fu accettata da un centrodestra che non fu facile rimettere insieme. Oggi insisto nel dire che il candidato sarà scelto dalla coalizione così come affermato anche dai leader nazionali”.

Leader nazionali evocati però anche da Musumeci: “È normale che un presidente uscente consideri normale, fisiologica, la ricandidatura. Lo ha detto anche ieri sera a Palermo Giorgia Meloni che il presidente uscente ha il diritto di ricandidarsi, lo ha detto Salvini e lo ha detto a me personalmente il presidente Berlusconi.

E pensare che solo una settimana fa lo stesso Miccichè dal palco di Mazara del Vallo si diceva molto soddisfatto di alcune recenti dichiarazioni di Musumeci che aveva – finalmente – rimesso la sua ricandidatura nelle mani dei partiti della coalizione. Come nella Torre di Babele, ciascuno parla ed ognuno capisce quello che vuol capire.

Ad arrampicarsi nella torre non rinunciano neanche leader nazionali come Matteo Renzi che, dalla Leopolda di Firenze, lancia la candidatura di Davide Faraone a sindaco di Palermo. “A Palermo non stiamo con Miccichè ma con Faraone” afferma l’ex rottamatore. Risultato? “Se qualcuno pensa a Faraone sindaco di Palermo in cambio di Berlusconi al Colle- risponde il presidente dell’Ars -, se lo levi dalla testa. Faraone ha tutto il diritto di candidarsi, il Centrodestra ha tutto il diritto di scegliere il suo. Se poi Italia Viva vorrà fare parte del centrodestra, per quanto mi riguarda non ci sono problemi”

Ma a smentire Renzi ci sono anche i suoi (ex?) luogotenenti. “Le candidature e i progetti si costruiscono insieme, consultando la base, non annunciandole sui giornali o dal palco della Leopolda. Nulla di personale contro Faraone, ma siamo su fronti diametralmente opposti – afferma Edy Tamajo, deputato regionale del gruppo parlamentare Sicilia Futura-Italia Viva che definisce le dichiarazioni di quello che in teoria dovrebbe essere il suo leader “solo farneticazioni”. “La città ha bisogno di persone moderate, di grandi capacità e di alto spessore. Non vogliono più il patto federativo con Forza Italia? Basta dirlo – conclude Tamajo – lo farà Sicilia Futura che nell’Isola rappresenta l’80% di Italia Viva”

Morale dell favola: “Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola … Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l’uno la lingua dell’altro”. Nelle sacre scritture fu l’intervento Divino a far disperdere su tutta la terra i popoli che si erano concentrati attorno alla torre di Babele. In Sicilia, di questo passo, non ci sarà bisogno di scomodare il cielo, la classe dirigente del centro destra sta già facendo di tutto per mettere in fuga il suo popolo.

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