fedez

Stefano Zurlo | Il Giornale

Fedez porta, forse, i suoi follower fin – dentro le urne. La sua società, la Zdf, che poi è Fedez al contrario, ha registrato un dominio sul web che la dice lunga: Fedezelezioni2023.it. Si può naturalmente pensare che si tratti di una trovata pubblicitaria o di una mossa in vista delle elezioni che dovrebbero tenersi appunto nel 2023. Oppure, chi lo sa, di tutte e due le cose. Certo, l’artista milanese fa politica a suo modo da tempo e lui e la moglie, i Ferragnez, sono la coppia mediatica più in vista d’Italia. Che si sappia, non esistono sondaggi che abbiano quotato l’appeal del cantante sull’elettorato, ma le sue incursioni dalle parti del Palazzo provocano ogni volta un turbine di scintille.

Basterà ricordare le polemiche furibonde con la Rai per il Concertone del 1″ maggio: Fedez che tuona contro il tentativo di censurarlo, le risposte piccate della tv di Stato, addirittura la pubblicazione della telefonata incriminata. Allo stesso modo, non si contano più le mischie fra la star e Salvini con battibecchi continui a cominciare dal solito Concertone. «La performance fa sapere il leader della Lega – costa agli italiani 500.000 euro. Sono fuori luogo i comizi de sinistra». «Il suo partito invece – è la replica sarcastica – 49 milioni», i 49 milioni oggetto delle inchieste di Genova e Milano. «Beviamoci un caffè», propone infine, conciliante, il Capitano. Ma la tazzina insieme non l’hanno mai assaporata, anzi sono sempre sul punto di tirarsela in faccia. E intanto Fedez dilaga sulle questioni dei nuovi diritti: è uno dei più accesi sostenitori del ddl Zan, appena affondato in Parlamento da una sorta di congiura in cui si sono fatte le prove per il Quirinale. Alla fine, il rapper se la prende con l’altro Matteo: «Complimenti a Matteo Renzi che ci ha trapanato i e.. per mesi e oggi pare fosse in Arabia». «Fedez ha fatto una diretta Instagram di un’ora sul ddl Zan e ha detto degli sfondoni pazzeschi» reagisce ruvido l’ex premier. E ancora: «Se lo considero un intellettuale? Muovere l’opinione pubblica non significa essere un intellettuale, è un influencer».

Insomma, da X Factar a capopopolo il passo è breve: d’altra parte la cascata impressionante di numeri lascia intendere un corteo di discepoli sterminato: lui su Instagram ha 13 milioni di follower, lei la stratosferica cifra di 25,4 milioni e vale da sola più di un programma televisivo di successo, tanto che il suo ingresso nel cda di Tod’s ha fatto volare il titolo in Borsa. E un suo giro agli Uffizi ha provocato un boom di visitatori. Difficile dunque calcolare il bacino elettorale di Fedez, ancora di più se spalleggiato dalla seguitissima moglie. È vero però che i voti non sono like e sensi trasversalmente. Questo sulla carta, perché può anche essere che chi lo considera un profeta nel cielo virtuale dell’invettiva decida poi di abbandonarlo nel campo di battaglia del parlamento. Per ora la notizia non c’è, c’è un segnale di interesse e ci sono le prime reazioni. A partire da quella dell’ancora più inquieto Vittorio Sgarbi che l’ha definito «moda. E la brutta copia di Selvaggia Lucarelli». Ora il critico va oltre, in un impeto di eleganza: «Fedez potrà fondare il Psi, il partito delle str.. italiane». Più ecumenico Salvini: «È iI bello della democrazia, presenti le sue idee e poi decideranno i cittadini. Mi piacerebbe un confronto con lui sull’Italia che verrà».

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