nello musumeci

Di Mauro avverte Musumeci. Il presidente della Regione viaggia verso l’isolamento (e l’irrilevanza) politica

“Se Musumeci deve fare così tanto vale che ci dica anche qual è il suo candidato a Messina e a Catania” usa l’ironia il vicepresidente dell’ARS Roberto Di Mauro, e chi ha orecchie per intendere intenda.

Del resto al navigatissimo leader del Movimento Nuova Autonomia non manca la qualità della pazienza, ma neanche quella della chiarezza. “Questo proliferare di candidature non giova al quadro politico – precisa in una intervista rilasciata su Repubblica, ed aggiunge Chiedo un tavolo della coalizione nel suo complesso, e l’ho detto anche allo stesso presidente Musumeci. I risultati delle Amministrative di ottobre – prosegue Di Mauro – non sono stati buoni proprio a causa della mancata sintesi nel centrodestra. Sarebbe stato opportuno ragionare sulla coalizione, e invece Musumeci continua a dire che va tutto bene e di non porsi il problema».

Insomma, il presidente della Regione, invece di assecondare i continui inviti a comportarsi da buon capitano della squadra di governo, che da più di un anno gli arrivano da ogni parte della coalizione, continua a far finta di non capire, portando avanti un pericoloso gioco al massacro in cui la principale vittima potrebbe essere proprio la sua creatura politica.

Nel momento di più grande difficoltà, uscita a pezzi dalle ultime amministrative (Ricordate la figuraccia di Caltagirone?) Diventerà Bellissima sente l’esigenza di mostrare i muscoli. Tipico atteggiamento di chi è alle corde. L’appuntamento fissato per il 20 novembre potrebbe avere due prospettive. Una al momento decisamente improbabile: l’apertura alla coalizione e l’avvio di un ragionamento politico serio con gli alleati che in questi 4 anni hanno mostrato lealtà e serietà. L’altra prospettiva, che ad oggi appare scontata, è quello del prosieguo verso la via dell’isolamento e dell’irrilevanza politica di Musumeci e – soprattutto – del suo movimento.

Quanti saranno infatti i colonnelli disposti a seguire il generale lungo la strada di una sicura sconfitta? A deputati del calibro di Alessandro Aricò, Giorgio Assenza, Giusi Savarino, non mancano di certo i corteggiatori. Saranno disposti a fare la fine del sorcio? Sicuramente non avranno dimenticato la lezione di Giuseppe Ferrarello: 9.222 voti buttati nel mare in cui è affondato l’Arcipelago Sicilia di Fabrizio Micari.  

Del resto, c’è da giurarci, se i leader della coalizione di centro destra si dovessero ritrovare orfani di Musumeci non si straccerebbero le vesti. Sarà necessario “correre” di più, lavorare meglio alla composizione delle liste ma, nel frammentato quadro politico regionale, la vittoria sarebbe tutt’altro che preclusa proprio grazie all’alter ego del presidente della Regione, quel Cateno De Luca deciso a candidarsi e capace di drenare consenso soprattutto in quello che fu il bacino di voti del Movimento 5 Stelle.

Strano destino quello di Musumeci e De Luca. Gli opposti attratti dalla stessa bizzarra fantasia di gloria. Come quel Don Chisciotte mosso soltanto dall’ombra lunga di un ego smisurato.

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