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Clima, i ritardi della Sicilia. «Ha i soldi ma non li usa»

di Valentina Errante | Il Messaggero

II record spetta alla Sicilia: per i fondi assegnati e per la minima spesa. Perché è all’isola dei disastri ambientali che è andata la maggior parte dei soldi disponibili per prevenire le catastrofi idrogeologiche. L’atto di accusa arriva dalla sezione di controllo della Corte dei Conti che lo scorso 18 ottobre ha approvato la relazione sugli interventi delle amministrazioni dello Stato per la mitigazione del rischio idrogeologico, che ha mobilitato risorse economiche, nazionali e comunitarie, per 14,3 miliardi di euro in 12 anni, dal 2018 al 2030, destinate alle Regioni e agli enti locali.

Ed è all’Isola, dove per 48 ore è prevista l’allerta meteo, con la Protezione Civile Regionale che ha diffuso un avviso per rischio meteo-idrogeologico e idraulico, che sono state assegnale le maggiori risorse: circa 789 milioni di euro, seguono la Lombardia con 598 milioni, la Toscana (591 milioni), la Campania (486 milioni) e la Calabria con 452 milioni.

LE CIFRE

Complessivamente in Sicilia, che ha avuto risorse per 227,28 milioni, con i programmi 2014-2020, attinenti al rischio idrogeologico e all’erosione risultano impegni di spesa per opere contro il rischio di dissesto per 45,33 milioni pari al 19,9 per cento e pagamenti per 28,66 milioni ossia il 12,6 per cento. Messina e Catania, proprio in questi giorni ridotta in ginocchio dall’uragano, invece non hanno speso un euro. Dal documento emerge come l’Italia, con circa i due terzi delle frane censite in Europa, sia il Paese maggiormente interessato da fenomeni franosi.

LA BUROCRAZIA

Secondo la Corte il nodo resta la burocrazia. Spiegano i magistrati: «Benché il Piano abbia unificato il quadro generale dei finanziamenti, non sono stati risolti i problemi dell’unificazione dei criteri e delle procedure di spesa, dell’unicità del monitoraggio e dell’accelerazione della spesa”. La Sezione del controllo ha poi rilevato anche l’eccessiva proliferazione e frammentazione delle piattaforme e dei sistemi informativi relativi agli interventi e la debolezza degli strumenti e delle modalità di pianificazione territoriale, in grado di attuare una politica efficace di prevenzione e manutenzione. «Sul fronte della Governance, invece osservano i magistrati contabili – permane la criticità della frammentazione e della numerosità delle strutture (cabine di regia, strutture di missione, segreterie tecniche, task force centrali e regionali), dei processi decisionali e delle relative responsabilità, che non hanno contribuito fino ad oggi in maniera determinante al necessario “cambio di passo” verso una gestione “ordinaria” ed efficace del contrasto al dissesto.

IL PIANO

Per quanto riguarda i cosiddetti Patti per lo sviluppo, dai dati forniti dall’Agenzia per la coesione, emerge che dei 585,3 milioni di euro di interventi contro il dissesto idrogeologico finanziati nel patto regionale siciliano su fondi Fsc 2014-2020, ne sono stati impegnati solo 25,9 e pagati appena 9. A commentare i dati è Franco Garufì, del centro Pio La Torre: «I soldi per intervenire c’erano, sono stati utilizzati poco e male. Per quanto straordinari siano gli eventi meteorologici di queste ore, non c’è dubbio che i danni siano stati moltiplicati dalle condizioni fatiscenti dei sistemi idrici e da interventi sul territorio che hanno compromesso irrimediabilmente gli equilibri tra la natura e gli insediamenti umani».

L’EMERGENZA

Intanto le previsioni sono drammatiche e Medicane, il ciclone che si è abbattuto sulla provincia di Catania provocando due morti e una persona che risulta ancora dispersa oltre a danni ingenti ancora da quantificare, si sta trasformando in uragano e si muove sul versante ionico del Mediterraneo come mostrano diverse immagini satellitari. Secondo le previsioni degli esperti, toccherà il picco venerdì proprio nella zona del catanese per poi spostarsi velocemente in Calabria. A Catania, e nei comuni intorno, l’allerta è massima. La gente è terrorizzata dopo quello che ha dovuto affrontare negli ultimi due giorni, con città e paesi sommersi da acqua, fango e detriti con le strade piene d’acqua e le piazze sommerse. Per oggi il bollettino della Protezione civile indica allerta arancione, rossa dopodomani. Il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, ieri, ha telefonato al sindaco di Salvo Pogliese per avere informazioni sulla grave emergenza e per esprimere la sua vicinanza alla città così colpita dal maltempo. E ha garantito il massimo sostegno con interventi rapidi ed efficaci di tutte le istituzioni

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