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Giustizialismo, l’eterno fascismo italiano

L’eterno “fascismo italiano” è il giustizialismo. E la sinistra italiana vi naviga con enorme piacere.

Quando Leonardo Sciascia parló di “eterno fascismo italiano”, si riferì sempre al fascismo come “non darsi preoccupazione di pensare, valutare, scegliere”. Ed è una questione che riguarda fascismo e antifascismo. Giustamente disse Mino Maccari: “In Italia, esistono due forme di fascismo: il fascismo e l’antifascismo”. L’antifascismo(che è anti) tende ad affermare una verità come un feticcio, non ammettendo il contrario. Come faceva il fascismo. Regime è qualsiasi sistema, anche democratico, che non si fa carico delle differenze. Non per forza ne è cifra la violenza fisica, può essere pure una violenza morale.

I post fascisti come Almirante, che si era formato con Mezzasoma(al crepuscolo del potere, nel momento in cui il duce sconfitto diceva “posso chiamarla ancora?”), furono quanto di più lontani dal fascismo perché interpretarono una battaglia libera, solitaria e disperata. Può mai esser fascista, unica, una piccola forza che interpreta un sentire minoritario? Erano fascisti i ragazzi di saló che combattevano sapendo di essere sconfitti?

Il vero lascito invece del fascismo regime, ereditato dal regime democratico, è quello che lo stesso Mori, in uno dei suoi libri su quel periodo, ammise: “La qualifica di mafioso […] venne spesso usata in perfetta malafede ed in ogni campo, compreso quello politico, come mezzo per compiere vendette, per sfogare rancori, per abbattere avversari”. Sciascia chiosó: “Furono i processi di allora, quasi tutti indiziari. Ma ricordando quel che se ne diceva, gli indizi andavano dritti come frecce al giusto bersaglio” in “A futura memoria (se la memoria ha un futuro).

Se di continuità con il fascismo regime dobbiamo parlare, riguarda la giustizia. E mi pare che la sinistra italiana sul giustizialismo etico e moralista navighi con gran piacere.

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