Roberto Di Mauro

Amministrative in Sicilia, exploit del Movimento Nuova Autonomia

I giornali ne hanno parlato poco ma negli ambienti politici, locali e regionali, il risultato ottenuto alle elezioni amministrative dagli autonomisti siciliani, viene analizzato con particolare attenzione. Dopo un periodo di transizione, dovuto al passaggio dal vecchio Movimento Per l’Autonomia al Movimento Nuova Autonomia, la tornata elettorale celebrata tra domenica e lunedì scorso, ha segnato il massiccio ritorno degli autonomisti sulla scena politica regionale, con percentuali che in alcuni Comuni superano il 20%, decine di consiglieri comunali eletti, sindaci al ballottaggio ed altri già eletti, come il caso di Pippo Greco a Grammichele.

Ne abbiamo parlato con Roberto Di Mauro, vice presidente dell’ARS e segretario regionale del Movimento Nuova Autonomia.

“E’ un risultato oltremodo positivo – afferma Di Mauro – abbiamo presentato diverse liste all’insegna di un progetto che mette al centro il civismo alla nostra radicata idea di essere e rimanere fuori dai partiti politici nazionali, per meglio rappresentare le esigenze dei Siciliani. A Favara abbiamo preso il 25% eleggendo 6 consiglieri comunali, a Porto Empedocle, dove si attende il ballottaggio, il 26%, il che significa che se vinciamo prenderemo 6 consiglieri comunali, 3 se dovessimo perdere. A Canicattì il nostro candidato sindaco ha ottenuto il 37%, e si presenterà come primo al ballottaggio, mentre la nostra lista ha preso 14%, con la possibilità di eleggere 5 consiglieri comunali nel caso di vittoria, 3 nel caso di sconfitta. Anche nel catanese siamo andati benissimo, ad Adrano siamo al ballottaggio, con un risultato della nostra lista determinante per portare al secondo turno Fabio Mancuso. Anche a Caltagirone, nonostante la sconfitta della nostra coalizione, il nostro movimento è andato bene, con due liste presentate e 4 consiglieri comunali eletti. Una particolare soddisfazione è legata al risultato di Grammichele, dove abbiamo eletto il nostro sindaco Pippo Greco. In provincia di Trapani, ad Alcamo, pur avendo perso, siamo la seconda forza in consiglio comunale. Con questi numeri non possiamo che essere soddisfatti”

C’è grande attenzione anche su Catania, dove si potrebbe tornare al voto.

Attendiamo per giorno 20 ottobre la sentenza della Consulta, auspicando vivamente che la vicenda si risolva positivamente per l’attuale sindaco. Intanto, com’è normale che sia, stiamo andando avanti con il confronto con i nostri alleati della Lega. C’è stato un incontro a Roma ed è andato bene, abbiamo parlato della prossima campagna elettorale ed abbiamo registrato l’interesse della Lega sulla candidatura dell’onorevole Sudano. Noi abbiamo dato la disponibilità a presentare anche dei nostri nomi, come quello dell’assessore Scavone o del presidente dell’AST Gaetano Tafuri, per dire che le risorse non mancano. C’è tutto il tempo per trovare la migliore soluzione per la città.

Ed a livello regionale, che aria tira?

I rapporti con il governo sono buoni, abbiamo sollecitato più volte Musumeci a incontrare i partiti e pare che abbiamo finalmente cominciato, incontrando nei giorni scorsi la Lega. Ci fa piacere ci sono dei temi estremamente importanti da affrontare entro la fine della legislatura, quello dei rifiuti, quello dell’acqua, delle fognature. C’è l’esigenza di accelerare la spesa dei fondi comunitari e di metterci in linea con le opportunità offerte dal Pnrr. Per altro, su questo tema, pare che si stia recuperando il problema dei progetti irrigui di investimento, presentati dai Consorzi di bonifica ed altri enti Siciliani, e bocciati dal ministero dell’agricoltura. Una bella notizia che si traduce in circa 500 milioni di investimenti per migliorare la rete idrica agricola.

Il 2022 è alle porte, un anno “caldissimo” dal punto di vista elettorale. A dominare lo scenario, in questo momento è l’incertezza. A 6 mesi dalla consegna delle liste non c’è ancora nessuna candidatura ufficiale per il nuovo sindaco di Palermo. La stessa incertezza contraddistingue lo scenario regionale: la ricandidatura di Musumeci, seppure non è esplicitamente avversata da nessuno, rimane tutt’altro che scontata. Nel campo del centro sinistra domina la confusione, contraddistinta da iniziative estemporanee e contraddittorie: Fava non perde occasione per imporre la sua candidatura (offrendo in cambio al Movimento 5 Stelle la candidatura di Giampiero Trizzino a Palazzo delle Aquile) ma Sunseri, per conto dei grillini, non abbocca e rilancia sulla necessità di celebrare le primari di coalizione. Le amministrative in Sicilia non hanno contribuito a semplificare il quadro. L’unico dato politico rilevante è il ritorno degli autonomisti, che hanno riconquistato un ruolo da protagonisti nelle politiche territoriali. Una condizione ideale per crescere ancora e tornare ad essere determinati per il futuro della Sicilia, più di quanto lo sono già stati nel 2017.   

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