no vax roma

Non solo neofascisti, ieri in piazza a Roma è comparso qualcosa di diverso

La piazza che sfugge di mano e mette a soqquadro un pezzo di città è un segnale di doppio allarme: per la sottovalutazione di ciò che sarebbe potuto accadere e per quello che potrebbe succedere nei prossimi giorni e settimane. L’accerchiamento a palazzo Chigi dopo gli attacchi in altre parti di Roma, ha forse colto di sorpresa l’apparato della prevenzione e della sicurezza. a cominciare dall’assalto squadrista alla Cgil, ma oltre al messaggio politico dei neofascisti alla destra italiana (leggi qui), c’è di più.

Ecco perché sul turbolento sabato pomeriggio romano sono già in corso, nei palazzi della sicurezza, analisi e considerazioni per individuare strategie e interventi più adeguati rispetto a quanto programmato. Soprattutto sul piano della prevenzione, per evitare che situazioni simili possano ripetersi e degenerare in maniera più grave. Decisioni da prendere sulla scia dell’atteggiamento ribadito dal governo: garantire il diritto al dissenso, ma senza aggressioni e intimidazioni, nella consapevolezza che sulla campagna di vaccinazione non ci saranno retromarce.

Conciliare tutto questo con una piazza in subbuglio non è semplice, come s’è visto ieri. Dopo il raduno in piazza del Popolo — che ha visto una presenza più massiccia del previsto, decisa ma apparentemente pacifica — i dimostranti si sono sparpagliati dando vita ai primi incidenti. Innescati dai «professionisti dello scontro»: quelli che agiscono incappucciati e ben conosciuti, radunati intorno a gruppi come il movimento di ultradestra Forza nuova e ad alcuni noti capipopolo.

Ma accanto a queste abituali presenze, è comparso qualcosa di diverso. In strada, pronte a fronteggiare i celerini in tenuta antisommossa, c’erano persone a viso scoperto, uomini e donne non più giovani che gridavano esasperati, immobili e quasi indifferenti al getto degli idranti. Presenze quasi «spiazzanti» per chi deve resistere e se del caso caricare. Per di più in un pomeriggio prefestivo dal clima primaverile, con tanta altra gente che occupava il centro di Roma per passeggiare e fare acquisti.

Un anno fa, quando si annunciavano nuove chiusure per la seconda ondata della pandemia, la protesta dei commercianti venne infiltrata da estremisti politici e gruppi di ultras che volevano sfruttare l’occasione per tornare a menare le mani e mettere in difficoltà le forze dell’ordine. Stavolta non sembra così. A sostegno, o a rimorchio, di chi potrebbe fomentare e strumentalizzare i disordini c’è una parte di popolazione — minoritaria, ma capace di cambiare volto ai raduni — decisa a non arrendersi alle decisioni del governo. Persone che hanno poco o niente a che fare con le frange violente conosciute, ma che evidentemente sono pronte alla sfida. Anche se può degenerare.

Lo scorso fine settimana, a Milano, un altro raduno no vax è finito con scontri tra dimostranti e forze dei polizia. Cinque persone sono state arrestate e denunciate per resistenza aggravata a pubblico ufficiale, e nessuno di loro era conosciuto per militanza politica o precedenti analoghi.

Sono le «nuove leve» dei possibili tumulti, che destano preoccupazione perché possono ingrossare le file della protesta in maniera imprevedibile e incontrollata sul piani dell’ordine pubblico. L’attenzione del Viminale e di palazzo Chigi deriva proprio da questo. Anche perché una scintilla, se anche non accende fuochi o incendi, può provocarne altre. E le occasioni future non mancano: dallo sciopero di lunedì proclamato dai sindacati di base, con relativa manifestazione a Roma, al vertice dei capi di Stato e di governo del G20, il 30 e 31 ottobre. Passando per altri «sabato pomeriggio».

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