Rosario Crocetta

Di commissario in commissario, lo scandalo senza voce delle ex province

Da otto anni gli enti d’area vasta hanno sospeso il processo della democrazia, le ex province svuotate delle funzioni più elementari

di Paolo Mandarà – Buttanissima Sicilia

Il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, ha firmato, su proposta dell’assessore regionale alle Autonomie locali Marco Zambuto, i provvedimenti di proroga degli incarichi dei commissari straordinari delle ex Province.

Per quanto riguarda le Città Metropolitane, sono stati confermati Salvatore Currao a Palermo e Francesca Paola Gargano a Catania. Nelle Città Metropolitane i commissari hanno i poteri del Consiglio, dato che le funzioni di sindaco metropolitano e di presidente della Conferenza della Città metropolitana sono esercitate dai sindaci dei capoluoghi.  Nei sei Liberi Consorzi sono stati prorogati: Vincenzo Raffo (Agrigento), Duilio Alongi (Caltanissetta), Girolamo Di Fazio (Enna), Salvatore Piazza (Ragusa), Domenico Percolla (Siracusa) e Raimondo Cerami (Trapani). Qui i commissari esercitano le funzioni sia del presidente che del Consiglio.

Ma la notizia non è questa, bensì che da otto anni gli enti d’area vasta hanno sospeso il processo della democrazia. Non solo quella elettiva. Dalla riforma di Rosario Crocetta, che decise di spazzarle via dopo un’ospitata in trasmissione da Giletti, le ex province – in pratica – sono state svuotate delle funzioni più elementari (dalla manutenzione stradale al trasporto scolastico all’assistenza ai disabili). E non sono autosufficienti dal punto di vista economico, dato che quella di Siracusa (su tutte) versa in condizioni critiche da anni. Qualche settimana fa la Regione ha ripartito 100 milioni fra Città metropolitane e Liberi consorzi, con un occhio di riguardo per quello aretuseo (1,5 milioni di extrabonus).

Mentre il rinvio delle elezioni di secondo grado – saranno sindaci e consiglieri comunali ad eleggere i massimi rappresentanti (lo prevede la legge) – è diventata una pagina tristissima.

Si sarebbe dovuto votare ad aprile 2020, ma per consentire il rinnovo delle Amministrazioni comunali (secondo una logica di pesi e contrappesi a livello locale), si preferì posticipare. Anche la nuova data, ricompresa fra il 15 settembre e il 15 ottobre, venne stralciata dalla decisione del parlamento regionale. Se ne sarebbe dovuto riparlare a marzo di quest’anno, ma poco più di un mese prima, nonostante la resistenza del governo, l’Assemblea decise per un ulteriore slittamento a causa della pandemia. Da quel momento nessuno ha più pronunciato la parola elezioni. Si va avanti di commissario in commissario. Uno scandalo senza voce.

Related Posts

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.