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Matteo Messina Denaro e il rifugio di Bagheria: un covo d’amore e d’affari

Salvo Palazzolo | Repubblica

Fra il 2003 e il 2004, il superlatitante Matteo Messina Denaro andava spesso a Bagheria. «Andava a rapporto da lui», sussurrava l’imprenditore Carmelo Fricano nei mesi scorsi, e non sospettava di essere intercettato dai carabinieri del nucleo Investigativo. “Lui” è Leonardo Greco, storico capomafia, spiegano i magistrati della Dda di Palermo che lunedì mattina hanno fatto scattare un provvedimento di fermo per otto persone. L’imprenditore Fricano è stato arrestato perché ritenuto prestanome dell’ergastolano Leonardo Greco.

In un dialogo con un altro esponente mafioso ripercorreva vecchie storie di Cosa nostra. E parlava di Messina Denaro, ricercato ormai dal 1993. «Andava a rapporto» da Leonardo Greco. È un tassello importante nel grande puzzle del mistero che compone la latitanza della Primula rossa di Castelvetrano. Perché dopo una lunga detenzione, Leonardo Greco era tornato a Bagheria fra il 2003 e il 2004, grazie ad alcuni permessi premio.

Questa è una storia che rivelò Repubblica: in quegli anni, il patriarca della mafia di Bagheria lasciò la casa di lavoro di Sulmona grazie a tre licenze premio concesse dal magistrato di sorveglianza dell’Aquila. «Bisogna favorire il reinserimento nella società», scrisse il giudice. Leonardo Greco si era reinserito perfettamente in Sicilia. Nel 2004, in zona c’era anche il boss Bernardo Provenzano. E Messina Denaro «andava a rapporto» da Greco. Una conferma ulteriore dei rapporti fra il padrino trapanese e Bagheria.

Fra il 1996 e il 1997, andava nella vicina Aspra, in un appartamento al secondo piano di via Milwaukee 40. Era un covo d’amore, più che di mafia, che condivideva con la giovane Maria Mesi. Un giorno di maggio del 1997, il boss scomparve all’improvviso, poco prima che i poliziotti della squadra mobile di Palermo facessero irruzione. È rimasto un grande giallo attorno a quel covo. Nello stesso anno, Vincenzo Sinacori, il grande amico di Messina Denaro diventato collaboratore di giustizia, raccontò di averlo incontrato, diede qualche indicazione sul suo volto. Poi, il mistero che ancora dura. A Bagheria ha vissuto anche un fratello di Filippo Guttadauro, il cognato del superlatitante. Fricano li cita nel dialogo intercettato: «Il fratello di Carlo mi venne a casa – sussurrava – io voglio aprire una concessionaria… dice: “Diglielo”. Gli dissi: “Io non gli devo dire niente a nessuno… me la prendo io la responsabilità, la puoi aprire».

Il 2004 è anche l’anno dei pizzini fra Messina Denaro e l’ex sindaco di Castelvetrano Antonino Vaccarino, all’epoca infiltrato del servizio segreto civile. Il 2004 è davvero l’anno di tanti misteri. L’anno in cui Messina Denaro si sentiva così tranquillo da potere andare a Bagheria.

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