Cattive acque in Sicilia, i veleni si annidano nel sottosuolo

Gabriele D’Amico | Quotidiano di Sicilia

Nell’Isola l’inquinamento non si ferma in superficie, ma arriva fino alle falde acquifere, un terzo delle quali risulta gravemente inquinato dai nitrati. A maggior ragione se quest’ultime si trovano sotto aree a forte vocazione agricola, È quanto risulta dall’ultimo monitoraggio delle acque sotterranee condotto da Arpa Sicilia nel 2019. “Il problema della contaminazione dei nitrati delle acque sia sotterranee sia superficiali – spiega al QdS Andrea Baglieri, professore associato di chimica agraria dell’Università di Catania – è un problema piuttosto vecchio che la Comunità europea ha cercato di contenere con la direttiva nitrati che nasce proprio dal rischio della contaminazione a causa dell’azione antropica di tipo agricolo. Altre cause sono gli scarichi civili e industriali non debitamente regimentati”.

Pur essendo un problema annoso che le istituzioni cercano di contenere da tre decenni, l’ultimo monitoraggio dell’Arpa Sicilia fornisce dei risultati particolarmente’ preoccupanti per quanto riguarda la contaminazione delle falde da nitrati. Nel 34% delle stazioni di monitoraggio siciliane, infatti, sono state registrate concentrazioni medie annue di nitrati superiori a 50nig/l. il limite imposto dalla direttiva ue 91/676/CEE recepita dall’Italia con il decreto legislativo numero 152 del 1999. Vale a dire che più di una stazione su tre si trova in falde inquinate.

COSA SONO I NITRATI E PERCHÉ SONO PERICOLOSI

II nitrato è un anione formato da azoto e ossigeno (N03) molto utilizzato in agricoltura come fertilizzante sia in forma minerale che in forma organica. Essendo una molecola molto solubile a causa delle sue piccole dimensioni, il nitrato può facilmente raggiungere dal suolo le falde acquifere sotterranee, dove può accumularsi, facendo registrare concentrazioni superiori allo standard di qualità. Questa contaminazione si verifica maggiormente nelle aree più vulnerabili, individuate grazie alla cosiddetta direttiva nitrati.

“Le arce vulnerabili – spiega Baglieri – sono caratterizzate dalla presenza di particolari condizioni pedoclimatiche. Dal punto di vista del suolo hanno una tessitura molto grossolana con una scarsa capacità di trattenere acqua. Quando a questo si aggiungono eventi piovosi intensi, ii rischio di lisciviazione dei nitrati risulta particolarmente elevato. Altra condizione di vulnerabilità è l’uso del suolo ai fini agricoli. Le zone più vulnerabili, infatti, sono quelle dove sono presenti coltivazioni o allevamenti intensivi”. La presenza di nitrati nelle falde acquifere determina un rischio ambientale molto elevato, a cui si potrebbe aggiungere anche un rischio per la salute umana.

LE ZONE DELLA SICILIA PIÙ INQUINATE

Secondo gli ultimi dati a nostra disposizione, quelli del monitoraggio del 2019 dell’Arpa, le zone più inquinate della Sicilia sono proprio quelle a forte vocazione agricola. In particolare, i corpi idrici sotterranei dove è stata registrata una maggiore incidenza percentuale (oltre il 68%) di stazioni con una concentrazione media annua di nitrati superiore ai limiti imposti dalla legge sono: la piana di Vittoria, la piana di Marsala-Mazara del Vallo, la piana di Catania, la piana di Castelvetrano-Campobello di Mazara e la piana di Palermo. A destare maggiore preoccupazione per gli alti livelli di nitrati regimi strati nelle falde acquifere, tuttavia, è il corpo idrico sotterraneo in corrispondenza di monte Gallo, nel palermitano. Qui, la totalità delle stazioni di monitoraggio ha registrato livelli di nitrati superiori ai 100 mg/1. Nella piana di MarsaIa-Mazzara del Vallo, nel trapanese, il rapporto Arpa ha registrato concentrazioni di N03 comprese tra i 50 mg/1 e i 100 mg/1 nei 50% delle stazioni di monitoraggio. Nel restante 50% delle stazioni sana stati rilevati livelli di nitrati ben oltre il limite di legge (oltre i 100mg/1). Livelli molto preoccupanti anche nella piana di Vittoria, nel ragusano, in cui quasi il 70% del le stazioni sotterranee ha rilevato con ce n trazioni superiori allo standard di qualità. Nella piana di Catania, invece, sei stazioni su dieci hanno rilevato una quantità di nitrati compresa tra i 50 e i 100 mg/1, le restanti livelli superiori ai 100mg/i. Restando nella zona del catanese, anche nelle falde acquifere che si trovano sotto l’Etna sono stati registrati valori oltre i limiti di legge. In particolare, nella zona Est (nel 25% delle stazioni) e nella zona Ovest (quasi nel 35%), Corpi idrici sotterranei altamente inquinati anche nella zona di Pizzo Vuturo, in provincia di Palermo: il 100 per cento delle stazioni ha rilevato concentrazioni di nitrati oltre i limiti di legge.

NITRATI PRESENTI ANCHE IN AREE DESIGNARE PER IL CONSUMO UMANO

II report di Arpa Sicilia ha monitorato anche Io stato delle falde acquifere che si trovano in corrispondenza di zone designate per l’estrazione di acque destinate al consumo umano. In particolare, tutte le aree individuate dall’ex articolo 7 della direttiva comunitaria 2000/60/Ce. Il 50% delle stazioni di monitoraggio delle acque sotterranee dell’Arpa, infatti, si trova in questa tipologia di territori. Il risultato del rapporto, per quanto riguarda questo aspetto, è meno incisivo rispetto a quello effettuato nelle altre zone della Sicilia: nelle zone destinate al prelievo di acqua per il consumo umano “solo” il 18% delle stazioni ha individuato concentrazioni di nitrati nelle falde superiori ai limiti di legge.

INQUINAMENTO DA NITRATI E LEGAMI CON LE CATTIVE PRATICHE AGRICOLE

Risulta evidente come le falde più inquinate siano quelle che si trovano sotto le aree a maggiore vocazione agricola dell’isola. Correlazione che mette in evidenza l’elevato impatto ambientale delle aziende che ricadono in questi territori. “L’inquinamento da nitrati ha origine nell’utilizzo sbagliato dei concimi”, spiega al Quotidiano di Sicilia la professoressa Alessandra Gentile, ordinaria di Arboricoltura al dipartimento di Agricoltura, alimentazione e ambiente dell’Università di Catania. “Con il recepimento della direttiva nitrati, ogni azienda deve redigere un piano di concimazione che deve consentire di calcolare in maniera corretta le unita di fertilizzante che devono essere date ad una determinata coltura, in un determinato ambiente. La direttiva da indicazioni precise su quelle che sono le quantità di concime da apportare nelle zone vulnerabili e su qual è la condizione perchè si possa concimare in una certa maniera al fine che le aziende dovrebbero fare per risolvere a! meglio questa problematica”.

Nel fenomeno della contaminazione delle falde da nitrati, non e il sistema agricolo nella sua interezza a dover essere messo in croce, bensì le cattive pratiche che alcune aziende siciliane ancora conducono, “La direttiva nitrati indica che ci devono essere dei programmi di azione che prevedono delle pratiche agricole che gli agricoltori devono seguire. In particolare – spiega Andrea Bagheri – la quantità di azoto da apportare alle colture, nelle zone vulnerabili, non può superare i 170 chili ad ettaro. Nel caso rii zone non vulnerabili questo limite raddoppia. Qualora l’agricoltore seguisse in modo esemplare le indicazioni dei programmi di azione limiterebbe fortemente il rischio di contaminazione. Tuttavia, purtroppo, il comportamento non è sempre perfetto e non segue sempre le regole. Di conseguenza, in alcune zone siciliane le falde sono contaminate da nitrati”.

“Oltre al limitare l’utilizzo di concimi – prosegue – esistono anche altre strategie che gli agricoltori potrebbero attuare. Bisognerebbe somministrare l’azoto nitrico solo quando la pianta ha bisogno di questo
elemento, bisognerebbe limitare l’utilizzo di fertilizzanti azotati nei periodi ad elevata piovosità, bisognerebbe favorire lo sviluppo di cover crops (colture di copertura) soprattutto per le colture arboree , bisognerebbe posticipare l’aratura dei prati. Si potrebbe anche pensare ad un utilizzo di inibitori della nitrificazione, sostanze che inibiscono i micro organismi del suolo che determinano la trasformazione dell’ azoto ammoniacale in azoto nitrico”.

CONFAGRICOLTURA SICILIA DIFENDE IL COMPARTO

Dati i livelli di inquinamento delle falde registrati in Sicilia, è chiaro che qualche azienda non rispetta le pratiche agricole utili alla riduzione della contaminazione di nitrati. Secondo il presidente di Confagricoli lira Sicilia, Ettore Pettino, tuttavia, è difficile le imprese non rispettino la direttiva nitrati. “La normativa comunitaria ha sancito il principio secondo cui gli agricoltori che non rispettano determinati requisiti in materia di sanità pubblica, salute degli animali e delle piante , ambiente e benessere degli animali sono soggetti a riduzioni dei pagamenti o all’esclusione dal beneficio del sostegno diretto previsto dalla Pac. Questo principio, cosiddetto di condizionalità, fa parte integrante sostegno comunitario nell’ambito dei pagamenti diretti”. Inoltre, Pottino difende il comparto siciliano spiegando che “secondo la Corte di giustizia europea si è in presenza di un apporto significativo (di nitrati nelle falde, nda) quando l’agricoltura sia responsabile per il 17% dell’azoto totale in un determinato bacino in cui insistono anche insediamenti civili ed industriali. In assenza di questa dimostrazione, viene meno qualsiasi dovere in capo alle Regioni di estendere il perimetro delle zone vulnerabili e di adottare misure aggiuntive”.

E LA REGIONE CHE FA?

La Regione, cosi come previsto dalla direttiva Ue nel lontano 2007, con il Ddg. 53 del 12/01/2007 e il Ddg n. 61 del 17/01/2007, ha individuato le zone vulnerabili da nitrati e definito un programma di azione obbligatorio regionale che le aziende agricole ricadenti in questi territori devono rispettare. Programma che, oltre a fissare degli obblighi nella gestione dei fertilizzanti e delle pratiche agronomiche, prevede anche la realizzazione, da parte imprese , di un piano di concimazione annuale da presentare alla Regione, che dovrebbe verificarne la regolarità. L’unica azione di contrasto attualmente condotta da un Ente regionale sembrerebbe essere quella di Arpa Sicilia, “Abbiamo in fase di definizione con l’Autorità di bacino – dichiara Vincenzo Infantino, direttore Arpa Sicilia – un accordo per un progetto triennale destinato all’adeguamento dello studio delle pressioni e degli impatti sui corpi idrici marino-costieri, il rafforzamento del quadro conoscitivo sullo stato di qualità dei fiumi, laghi, invasi e corpi idrici sotterranei, per la definizione dello stato ecologico e dello stato chimico secondo le nuove direttive europee. Tutto ciò fornirà un quadro conoscitivo necessario al miglioramento dello stato di qualità dei corpi idrici, alla razionalizzazione dell’utilizzo della risorsa idrica e all’incremento dell’efficienza dei servizi idrici. Un grande passo avanti per la Regione siciliana”

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