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Sicilia, il flop del reddito di cittadinanza: in 500mila perderanno il sussidio

Di Miriam Di Peri | Repubblica

Un esercito di oltre mezzo milione di siciliani, di cui soltanto l’uno per cento ha trovato un posto di lavoro. Sono i 556.754 siciliani beneficiari del reddito di cittadinanza, che intanto restano col fiato sospeso in attesa di conoscere le sorti della misura di sostegno varata dal primo governo Conte. Giorgia Meloni lo ha definito « metadone di Stato» , una misura, cioè, che mantiene le persone nella propria condizione. Matteo Salvini dice di aver commesso un errore e definisce il provvedimento «un fallimento». Il Pd si spacca, tra chi lo difende come strumento di civiltà e chi invece propone di riformarlo perché « non ha assolto ad alcuni degli obiettivi che si era posto, come quello di aiutare a trovare lavoro».

Intanto il prossimo aprile scadranno i 37 mesi complessivi (18 mesi iniziali, più uno di sosta, più ulteriori 18) per i primi percettori del reddito in Sicilia. Cosa succederà dopo? Se lo chiedono in tanti e di certezze all’orizzonte non se ne intravedono. Anche alla luce dell’attuale quadro politico nazionale e dell’ipotesi che si possa tornare al voto dopo l’elezione del presidente della Repubblica, il prossimo febbraio.

Che si tratti di metadone di Stato o meno, « resta il fatto che in piena pandemia – sostiene Giovanni Tarantino, responsabile di un Caf in un quartiere difficile del capoluogo – il reddito di cittadinanza ha salvato intere famiglie, che non avrebbero avuto di che mangiare durante il lockdown». I navigator, un drappello di 402 persone al servizio di Anpal (l’agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro), hanno il compito di fare da connettori tra i beneficiari del reddito e il mercato dell’occupazione, in collaborazione coi centri per l’impiego. Ma a distanza di anni, sono ancora oltre 212 mila i beneficiari di reddito in attesa di convocazione da parte dei centri per l’impiego.

« Colpa del Covid che ha rallentato tutto» tagliano corto da Anpal. Appena 106mila hanno sottoscritto il patto di servizio, necessario per avviare al lavoro. Ma i numeri scendono ulteriormente guardando al numero di percettori del reddito che sono effettivamente stati presi in carico per essere seguiti da un navigator: solo 84 mila. Quasi 13 mila sono i beneficiari a cui sono stati proposti stage o tirocini formativi, in 2.767 ne hanno realmente portato a termine uno. A una platea di quasi 50mila persone è stato proposto un percorso formativo, ma anche in questo caso appena 10mila lo hanno concluso. La maglia nera resta il lavoro: delle quasi 90mila segnalazioni che i navigator hanno fatto, appena 6.662 si sono effettivamente trasformate in contratti di lavoro. Poco più dell’1% del totale dei percettori del reddito nell’Isola.

«Per noi è importante – dichiara Patrizia Caudullo, responsabile di Anpal Sicilia – avere avvicinato questa gente a un altro mondo, fatto di diritti. Aver dimostrato a molti di loro che possono essere trattati in modo differente». Intanto i percettori della misura di sostegno economico hanno avuto modo di studiare o imparare un mestiere. « Tantissimi tra i beneficiari del reddito – racconta un navigator in servizio a Palermo – non avevano neanche la licenza media. Li abbiamo sostenuti nel percorso per il conseguimento di questo titolo, per quanto non sarebbe stato letteralmente un nostro compito. Quando parliamo di dispersione scolastica, parliamo di questo. Di futuri adulti che rischiano di restare ai margini. Si chiama scuola dell’obbligo, ma allora perché nessuno ha controllato che questi ex ragazzi e queste ex ragazze effettivamente conseguissero almeno il titolo dell’obbligo?». 

Il leitmotiv degli imprenditori nel corso dell’estate, però, è stato quello della carenza di personale stagionale, a causa del reddito di cittadinanza. «Quello è un falso problema. Abbiamo messo in contatto beneficiari della misura – accusa ancora Caudullo – con imprenditori che proponevano tirocini di tre mesi alle Eolie, con un rimborso spese di 600 euro, vitto e alloggio a carico del lavoratore. Bisogna vederle le proposte, prima di puntare il dito contro i beneficiari del reddito di cittadinanza».

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