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Altro che recupero! Nord e Sud Italia sono sempre più distanti

L’emigrazione non si ferma: in 25 anni il sud del paese ha perso 1,6 milioni di giovani, in calo costante anche il Pil

Un articolo pubblicato sul Corriere della Sera quasi 50 anni fa (49 per l’esattezza, era il 13 settembre 1972) prevedeva che nel 2020 sarebbe stato colmato “il divario fra Nord e Sud” Italia. La previsione era stata espressa in un rapporto per il ministero del Bilancio. Allora solo l’idea di dover attendere quasi 30 anni per “pareggiare” e “pacificare” il paese sembrò un tempo lunghissimo. In realtà le cose sono andate peggio.

II divario economico tra le aree del Sud e il resto delle regioni italiane non è stato recuperato, ed anzi si è accentuat0. A elencare le ragioni del differente passo adottato tra il Meridione e il resto del Paese, nel corso degli ultimi 25 anni, è questa volta un’analisi dell’Ufficio studi Confcommercio su economia e occupazione al Sud dal 1995 a oggi.

I fattori che più pesano sullo sviluppo del Sud sono la decrescente produttività totale e la riduzione degli occupati, fenomeno quest’ultimo dovuto alla diminuzione costante della popolazione residente. Lo studio di Confcommercio evidenzia lo spopolamento dell’ultimo quarto di secolo — in particolare ci sono 1,6 milioni di giovani in meno — una tendenza che abbinata a zavorre come la burocrazia e micro-illegalità diffusa spiega il progressivo calo del Pii generato nel Sud.

Nel periodo tra il 1995 e il 2020 il peso percentuale della ricchezza prodotta dalle regioni del Sud rispetto al totale italiano è sceso di due punti percentuali (dal 24 al 22%), mentre il valore del Pii pro capite generato nel Meridione è sempre rimasto pari alla metà di quello prodotto nelle aree del Nord. Un contesto difficile dove il mercato del lavoro registra un tasso di variazione degli occupati che cresce quattro volte in meno rispetto alla media nazionale (4,1% contro il 16,4%). Divario che aumenta ancora di più nei confronti dei tassi di crescita evidenziati dalle regioni del Centro e del Nord.

L’analisi si sofferma anche sul turismo per evidenziare che la vocazione turistica delle regioni meridionali non basta a sostenerne l’economia. Nel 2019, anno di attività precedente alla pandemia, i consumi dei turisti stranieri al Sud sono risultati inferiori di quasi un terzo rispetto alla spesa effettuata nelle regioni del Centro e del Nord-Est. Nello studio Confcommercio rammenta, infine, l’esigenza di un piano dedicato alla riduzione dei difetti strutturali del Sud con obiettivi come: controllo del territorio, digitalizzazione e innovazione, istruzione e formazione, riduzione dei gap infrastutturali. 

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