reddito di cittadinanza

Reddito di cittadinanza, in un anno 6mila furbetti si sono intascati 50 milioni

di F. Bis. | Il Messaggero

Uno dei simboli del flop del reddito di cittadinanza sono le supercar trovate nei garage dei percettori del beneficio durante i controlli dei finanzieri. Nel 2020 circa seimila furbetti hanno percepito il sussidio nonostante non ne avessero diritto, stando ai numeri provenienti dal ministero del Lavoro: si sono portati a casa 50 milioni di euro.

L’inefficacia dei controlli, sia a monte, ossia in fase di valutazione delle domande di accesso al beneficio, sia a valle, ovvero a sussidio erogato, è da sempre uno dei talloni di Achille della misura. Ma, a ben vedere, i furbetti del reddito di cittadinanza sono solo la punta dell’iceberg. A fronte di una platea di percettori in costante aumento, gonfiata dalla crisi economica innescata dal Covid, preoccupano sempre di più i mancati inserimenti nel mondo del lavoro dei beneficiari ritenuti attivabili.

Oggi il sussidio raggiunge 3 milioni di persone, 1,2 milioni di nuclei familiari. Gli occupabili sono più di un milione, ma quelli presi in carico dai centri per l’impiego quest’estate risultavano essere meno della metà, ossia 400mila. Risultato? Visto che finché non si sottoscrive un patto per il lavoro non si è sottoposti ad alcun obbligo, ci so no 750mila beneficiari che prendono i soldi del sussidio senza una lacrima di sudore.

Hanno senz’altro pesato i mancati rinforzi ai centri per l’impiego, che per adesso si sono dovuti accontentare del contributo dei seimila navigator assunti nel 2019 ma che per riuscire a gestire un milione e passa di percettori occupabili avrebbero bisogno di almeno ottomila operatori esperti in più. Di male in peggio. Non decollano nemmeno i Puc, i progetti utili per la collettività, pensati per coinvolgere gli attivabili, dunque il milione e passa di percettori di cui parlavamo prima, in attività utili alla comunità, come sistemare il verde urbano o sorvegliare i luoghi di interesse culturale.

I Comuni che a gennaio avevano avviato i Puc erano il 15% del totale, quindi poco più di 1200. Più nel dettaglio, all’inizio di quest’anno i progetti utili per la collettività calati a terra dai sindaci erano 1247, per 5.145 beneficiari coinvolti, una goccia nel mare. Il problema è che per avviare i Puc vanno sentiti i centri per l’impiego, bisogna predisporre i bandi, è necessario stipulare le assicurazioni per i beneficiari coinvolti.

La procedura è complessa e non è un caso quindi che nei Comuni più strutturati, come Roma e Milano, ma anche Reggio Emilia, i progetti siano diventati una realtà in tempi brevi, mentre in altri non ve ne è ancora traccia. C’è da risolvere anche il problema della formazione, perché appena un terzo delle persone raggiunte dall’aiuto possiede titoli di studio adeguati per trovare un qualche lavoro. In molte non hanno la terza media e nemmeno la patente.

Ci sono, di conseguenza, beneficiari che sono attivabili solo sulla carta. La misura ha certamente tenuto a galla migliaia di famiglie che dopo l’inizio della pandemia sono state travolte dalla crisi economica e che senza un salvagente sarebbero sprofondate in un niente nella povertà assoluta. La spesa per il sussidio però non fa che aumentare e quest’anno rasenterà i 9 miliardi complessivi. Solo a luglio il reddito di cittadinanza ha assorbito 750 milioni. Ed è anche per rendere Io strumento sostenibile sotto il profilo finanziario che il governo ora vuole restringerne il bacino di utenza introducendo paletti più severi per chi rifiuta il lavoro.

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