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Pigri, scettici o fatalisti, ecco chi sono i “no vax” siciliani

di Tullio Filippone | Palermo.Repubblica.it

Il non vaccinato siciliano non è un vero “no vax” spinto da ragioni ideologiche e dal rigetto del vaccino tout court, ma una persona tra i 40 e il 60 anni che si rifiuta per sfiducia nei confronti dell’autorità o scollamento con il corpo sociale. Anche perché appartiene spesso a una fascia di popolazione di livello socio-culturale ed economico non elevato.

Nell’Isola, che è sempre fanalino di coda per le vaccinazioni — con una media di 10 punti percentuali in meno in diverse fasce d’età rispetto alla media nazionale — chi non si vaccina è in molti casi spinto da scetticismo, paura o mancanza di fiducia nei confronti dello Stato.

Un’indicazione la fornisce un sondaggio Ipsos dei primi di agosto. Nelle Isole, dunque Sicilia compresa, chi dichiarava che sicuramente non avrebbe fatto il vaccino sul totale degli intervistati era appena il 6 per cento, contro il 10 per cento delle regioni del Nord-Est e il 9 del Centro- Nord. Erano molti di più gli “ attendisti”, il 10 per cento, sia di chi dichiarava che il vaccino lo avrebbe fatto sicuramente quando disponibile, il 7 per cento. E un altro 6 per cento non rispondeva alla domanda.

« La fascia con cui soffriamo di più è tra i 18 e i 60 anni e, in particolare, tra i 40 e i 60 — dice Rosario Iacobucci, responsabile dell’hub vaccinale della Fiera del Mediterraneo di Palermo, spesso sul campo nella ricerca dei non vaccinati — nella nostra campagna porta a porta, comune per comune e quartiere per quartiere, abbiamo riscontrato due grandi tipologie. Da una parte i “ pigri”, che in un certo senso non si vaccinano perché non si spostano dal territorio o dal quartiere di appartenenza e che è più facile convincere se vengono raggiunti. E poi quelli perplessi o impauriti: in entrambi i casi la variabile determinante non è una convinzione politica o ideologica contro il vaccino, ma una sorta di scollamento con la società, unita spesso a un livello socio- culturale più basso e più suggestionabile dalla controinformazione. Tanto che in maggioranza ci sono inoccupati, oppure lavoratori della ristorazione, anche se abbiamo avuto nei mesi scorsi alcune resistenze dal mondo della scuola, quando ci sono stati eventi avversi con AstraZeneca concentrati in Sicilia».

Ma cosa scatta nella mente dei siciliani che decidono di non vaccinarsi? Una spiegazione prova a fornirla Gioacchino Lavanco, professore ordinario di Psicologia all’Università di Palermo: « La Sicilia storicamente ha sempre avuto un rapporto più difficile con le istituzioni verso le quali nutre meno fiducia. Tra alcuni non vaccinati prevale spesso quello che definirei “ ottimismo illusorio”, cioè la convinzione di essere invulnerabili o meno a rischio. È più diffusa tra i giovani, ma in Sicilia, secondo alcuni nostri studi e interviste, ha attecchito anche tra i cinquantenni e i sessantenni. E si combina con la sfiducia e una certa tradizione di antistatalismo, insofferenza per le decisioni calate dall’alto e con la confusione generata dal bombardamento mediatico e istituzionale » . A questo, secondo chi sta nella macchina della campagna vaccinale, si è unita la paura dopo i casi molto discussi delle morti sospette con il vaccino AstraZeneca della scorsa primavera. «Non c’è dubbio che in Sicilia questi eventi hanno rallentato la campagna», dice Alberto Firenze, commissario Covid nella provincia di Messina, che si è trovato a mandare le squadre di vaccinatori porta a porta in territori più impervi come l’area dei Nebrodi.« Molti — aggiunge Firenze — hanno paura, ma non li chiamerei no vax. Ci sono sessantenni e settantenni che godono di buona salute e che credono di essere meno vulnerabili e per questo combinano questa convinzione con l’atavico atteggiamento di molti siciliani verso l’autorità e le scelte dall’alto, che vengono viste come imposizioni, anche tra il ceto medio e più istruito. Lo possiamo vedere anche analizzando i dati delle altre campagne vaccinali e degli screening di prevenzione tumorale, che in Sicilia sono più bassi rispetto al Centro-Nord».

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