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Caos Dazn, perfino il calcio certifica il digital divide

Se ti sei abbonato e non riesci a vedere la tua squadra che tira un calcio di rigore. È anche da questi particolari che si giudica un paese. Dal flop di Dazn che ha oscurato la serie A e fatto ridere mezzo mondo, un flop che prima ancora di essere l’insuccesso di una multinazionale che vende lo stesso prodotto in 30 paesi, tra cui Germania, Austria, Svizzera, Giappone, Spagna e Brasile è la rappresentazione grafica del gap tecnologico di una nazione costretta sempre a rincorrere. Mai come questa volta, infatti, dietro quell’immagine impallinata apparsa sulle nostre tv si può leggere molto altro. Il disallineamento delle regioni, la distanza tra le città metropolitane e le zone interne più disagiate. Il Sud e il Nord. La banda larga e la banda che ci sta stretta. Ci voleva il calcio in streaming per far venire a galla come un sughero il Digital divide, un solco che rischia di diventare incolmabile.

“In alcune aree 4 studenti su 10 non hanno una connessione buona, servono più risorse per la banda larga”, ha dichiarato di recente il ministro per l’Innovazione tecnologica Vittorio Colao – questo rappresenta uno svantaggio incredibile”. Le prestazioni da remoto cambiano a seconda della latitudine e del reddito pro-capite. Ne sa qualcosa chi lavora nella pubblica amministrazione. Su questo giornale il grido di dolore per la Dad ad intermittenza si è levato più volte. La carte di identità elettronica digitale è un privilegio raro condiviso da uno scarso 30% di italiani. I primi effetti del Recovery plan si avranno se tutto va bene solo nel 2026. Ma è bastata una giornata di campionato trasmessa dal nuovo broadcasting che si è aggiudicato i diritti sulla stagione 2021/2022 per riportare gli orologi indietro di anni. Sfidare però il rito degli italiani, la religione laica del football è comunque un azzardo. Ecco allora la protesta sui social, l’epicentro di un terremoto, la valanga di ricorsi all’Agcom, class action, interrogazioni parlamentari. E sullo sfondo quella rotellina che gira: molto più di un sistema andato in tilt. Un baco corrosivo. L’icona stessa del fallimento.

Dazn l’ha combinata grossa, certo. Un errore dettato da manifesta incapacità di gestione. Ma se tutto si fosse ridotto alle solite disfunzioni, ex abbonati che hanno pagato ma non hanno potuto usufruire della promozione, canoni congelati per errore, account cancellati, etc, etc, saremmo alle solite. Con l’aggiunta di call center inesistenti, che vuol dire nessuna possibilità di parlare con un operatore in carne e ossa e un customer service affidato ai robot. Stavolta la presunzione è stata quella di fare il passo più lungo della gamba. Pensare che sarebbe stato sufficiente esportare in Italia il sistema che altrove aveva funzionato. Come si spiega nella parte riservata alle offerte per vedere le partite non occorre per forza la fibra. Si va da un collegamento a 2.0 Mbps per la risoluzione SD fino agli 8.0 Mbps per l’HD e superiori. Differenti nodi di rete replicano in locale le trasmissioni in diretta in prossimità dei destinatari finali, evitando così il sovraccarico delle dorsali nazionali. In altre parole la tecnologia avrebbe dovuto creare “una serie di ‘punti’ di ridondanza intermedi tra la sorgente e l’utente, riducendo il fabbisogno di banda e superando così il rischio di congestione del segnale”. In teoria sarebbe bastato pagare. Ma non è andata così e il risultato è sotto gli occhi di tutti.

La Lega calcio ha scritto a Dazn, fondata a Londra l’8 luglio 2015, per protestare. Va da sé che però . sono proprio loro, i presidenti delle società di calcio, i principali responsabili, di questo naufragio pallonaro. Aver intascato molto più di quanto offriva la piattaforma Sky, più collaudata e tecnologicamente avanzata, ha fatto dimenticare tutto il resto. E i tifosi? Gli appassionati? Chissene. Contano solo gli sghei. È successo così che per qualcuno la partita Udinese-Juventus, giocata nel tardo pomeriggio di domenica, rimasta incantata sul video, sia finita sol ieri. Per non parlare di Inter-Genoa, la prima trasmessa dal broadcaster inglese. Polemiche. Lamentele. Utenti imbufaliti per i problemi di connessione.

Il Codacons ha chiesto di indennizzare i poveri utenti coinvolti nei disservizi attraverso rimborsi automatici pari al costo della singola partita, “pena inevitabili azioni risarcitorie a tutela dei consumatori e dei tifosi”. “I soldi dei cittadini, mai come in questo periodo, sono preziosi – si legge nella nota del Codacons – e non si può’ tollerare che finiscano nelle tasche di chi non riesce a erogare un servizio all’altezza, o non ha predisposto per tempo il necessario per farlo. Delle due l’una: o Dazn riesce a ripristinare standard di servizio adeguati, indennizzando gli utenti coinvolti, o deve rinunciare all’idea di trasmettere le partite – tante la palese inadeguatezza delle sue performance – e cedere ad altri i suoi diritti”.

Già all’esordio Dazn aveva dato il peggio di sé dimostrandosi incapace di offrire in tutto il paese, da Nord a Sud, isole comprese, un servizio adeguato. Interruzioni continue ed improvvise, ritardi nella connessione, la mancata disponibilità dell’app per alcuni dispositivi, blackout, ritardo nella trasmissione in tempo reale della partita dovuto allo streaming rallentato. Un campionario di inefficienze dipeso anche da “buchi” di Rete denunciato anche dalla Federconsumatori nazionale.

Il leader della Lega Matteo Salvini è stato il primo a saltare sulla vicenda a difesa dei consumatori e per una volta bisogna dargliene atto. E ci sarà anche una coda parlamentare. Il deputato di Leu, Luca Pastorino ha preannunciato un’interrogazione: “Milioni di persone devono fare i conti con la necessità di munirsi di un apposito decoder per poter vedere le partite del campionato di serie A. Come se non bastasse – continua Pastorino – chi non è dotato della fibra per la connessione, rischia di assistere a gare che vanno a intermittenza, quando va bene, visto che in alcuni casi ci sono stati blocchi prolungati. Le segnalazioni degli utenti non necessitano di ulteriori commenti”. Lo dichiara il deputato Luca Pastorino, segretario di presidenza alla Camera per Leu. “Peraltro – conclude Pastorino – questa stagione è iniziata, giustamente, con la limitazione della capienza degli stadi a causa della pandemia di Covid. Inevitabilmente l’offerta televisiva per il calcio diventa ancora più importante. Gli abbonati devono poter usufruire di un servizio all’altezza dei costi e dell’importanza del campionato. La politica non può derubricare la vicenda come una questione secondaria. Serve una risposta del governo”.

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