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Minardo: “Alla Sicilia serve un leader politico nazionale”

Paolo Mandarà | Buttanissima.it

Il segretario regionale della Lega, Nino Minardo, è ringalluzzito dall’esito della cabina di regia, che ha consentito alla Sicilia un’altra settimana di permanenza in zona bianca. “Che si sappia – esordisce il deputato modicano -: in Sicilia c’è un partito, quello che ho l’onore di dirigere, che ha lavorato in maniera indefessa e senza risparmiarsi affinché si trovasse un equilibrio tra la garanzia della sicurezza sanitaria e la necessità di fare lavorare decine di migliaia di persone pure nella parte finale di questa estate. Assieme a Matteo Salvini abbiamo cercato in tutti i modi di evitare che arrivassero nuove e dannose restrizioni. Ci siamo riusciti e mi pare corretto rivendicare la bontà e i risultati del nostro lavoro”.

Un lavoro a tutti i livelli che ha permesso al Carroccio, ad esempio, di ampliare la squadra (ora composta da sette deputati) all’Assemblea regionale, e che alle prossime elezioni potrebbe – addirittura – portare in dote qualcosa di più grande: la presidenza della Regione. Salvini ha ribadito la sua ambizione nel corso dell’ultima visita a Messina, a margine di un incontro coi Vigili del Fuoco. Poi ha staccato per un giorno di vacanza a Taormina, insieme a Minardo e alle rispettive consorti. Il soggiorno all’hotel Metropole e le passeggiate sul Corso, sono servite a fare il punto della situazione e a ribadire alcuni concetti a cui il segretario siciliano del Carroccio tiene parecchio.

Musumeci ha detto che il desiderio di Salvini è legittimo, ma che “al tavolo della coalizione non tutti i desideri diventano diritti”. Ma ha espresso anche il timore che le dichiarazioni del vostro leader, alla lunga, rischiano di dividere la coalizione.

“E’ esattamente il contrario. Come partito-guida di questa coalizione, non solo lavoriamo per mantenere unito il centrodestra, ma anche per allargarlo a tutti coloro che ne vorranno fare parte”.

Alcuni hanno la sensazione che stiate un po’ scalciando…

“L’autunno è alle porte, è rimasto un anno di lavoro prima delle elezioni Regionali. Abbiamo la necessità, intanto, di offrire ai siciliani un buon governo in quest’ultimo scorcio di legislatura (che coincide con una fase ancora difficile e dolorosa per tutti) e poi di garantire una prospettiva valida e solida per la prossima. La Lega Sicilia non ha alcun interesse, desiderio o idea di rompere la coalizione, bensì di rafforzarla. Questo rafforzamento, però, non è fatto semplicemente di buone intenzioni, ma deve passare per forza da alcuni punti”.

Qual è il primo?

“Un po’ di sana autocritica sui temi per cui, prima e durante la pandemia, si sarebbe potuto fare di più e meglio. Me ne vengono in mente tre: rifiuti, prevenzione degli incendi e snellimento dell’apparato burocratico. La Lega Sicilia non ha mai fatto mancare le sue proposte: qualcuna è stata recepita, altre no, altre ancora si sono concretizzate in ritardo. Ecco: la prospettiva del prossimo governo è di trovare una leale collaborazione degli alleati in maniera più tempestiva. Se vogliamo riprenderci tutti, indistintamente, dalla crisi, dobbiamo saper giocare di anticipo; invece da decenni, uso una metafora calcistica, noto a malincuore come si cerchi la soluzione ai tempi supplementari o addirittura ai rigori quando abbiamo avuto tutto il match per dare risposte soddisfacenti ai cittadini. E allora se ogni tanto pungolo sulla tempestività, sia chiaro che lo faccio per il bene della Sicilia e dei siciliani. E non per secondi fini”.

Micciché, nel corso di una recente intervista, ha detto che “un minimo di difficoltà ad avere presidente uno che obbedisce troppo ai voleri della Lega” ce l’avrebbe anche lui. E soprattutto che il governo siciliano non sarà una compensazione di quello calabrese. Insomma, l’accoglienza lascia un po’ a desiderare…

“Secondo me il ragionamento va ribaltato. A un governo regionale, qualunque esso sia, serve una copertura politica romana forte. Non c’è dubbio che decidono i territori. Ma avere un leader di partito, che è anche il leader del centrodestra, che si occupa direttamente dei fatti siciliani – come fa Matteo Salvini – credo sia un valore aggiunto. L’obiettivo è impegnarlo anche dopo, nella prospettiva che un governo di centrodestra metta radici pure a Roma”.

Se queste sono le intenzioni della Lega, perché vi prendono così di mira? Forse perché la vostra classe dirigente è ancora acerba?

“Capisco che il nostro rinnovamento improntato su agilità e rapidità di azione e il palese allargamento del consenso in ciascuna delle nove province siciliane possa suscitare un po’ di invidia, ma gradirei un confronto sui temi piuttosto che polemiche sulla stampa. Non vedo statisti o politici che abbiano garantito in questi anni grande benessere alla nostra Regione e quando leggo certe stilettate mi viene un po’ da sorridere e dico, tra me e me, “Nino porta pazienza e pensa a fare bene il tuo lavoro”. A chi allude a una presunta insufficienza della nostra classe dirigente per coltivare ambizioni di governo in Sicilia, faccio notare che è proprio il contrario: la Lega cresce nei territori e la preparazione dei nostri rappresentanti va di pari passo con ciò che ogni giorno pensiamo e facciamo in nome della buona politica”.

Ci risulta che Salvini abbia scelto proprio lei per il ruolo di candidato governatore. Quanto c’è di vero?

“Sono l’ultima persona a cui andrebbe fatta questa domanda. E comunque, chi ancora coltiva la passione e l’hobby del “totonomine” sulle candidature deve cambiare passatempo. I siciliani hanno una miriade di problemi, i partiti hanno l’obbligo di concentrarsi sulle soluzioni, facendo sparire dal dibattito pubblico le polemiche sulle future candidature. Io mi rifiuto di perderci anche un solo minuto della mia attività politica”.

Qualche giorno fa la Lega ha contestato in maniera aspra l’ordinanza di Musumeci sull’obbligatorietà del Green pass negli uffici pubblici. Segno che le decisioni, ancora una volta, vengono assunte in maniera non condivisa…

“Decisioni così importanti, che impattano in maniera così forte sul territorio e sull’economia, richiedono un confronto con i compagni di viaggio, ma anche un momento di riflessione ulteriore. Agire in maniera istintiva, anche se umanamente comprensibile, può rivelarsi dannoso e generare confusione”.

Lei ha parlato di temi e di mancata autocritica. A cosa allude nello specifico?

“Ci sono due temi che mi stanno particolarmente a cuore, e sono diventati una sorta di “ossessione”. Su questi mi spenderò senza tregua. Il primo è la necessità di invertire la tendenza che vede da molti anni alcuni tra i nostri giovani più preparati e volenterosi dover “fuggire” dalla Sicilia per coltivare le proprie ambizioni lavorative. A Natale e in estate, anziché in entrata, vorrei vedere le file in uscita per i traghetti. O sul Ponte, che rimane una priorità. Nel 2022 non si va a Palazzo d’Orleans né si entra all’Ars o nei vari assessorati senza avere chiaro in testa un programma per bloccare la fuga di cervelli e disegnare un contesto in cui i nostri ragazzi e le nostre ragazze possano lavorare bene in Sicilia”.

Qual è invece il secondo obiettivo?

“La destagionalizzazione del turismo: quest’estate siamo riusciti a salvarla, ma senza nuove idee e nuovi investimenti sconteremo sempre i limiti di un turismo in prevalenza stagionale. Sappiamo tutti, ed è inutile ripeterlo, come le condizioni del clima e l’immenso patrimonio artistico, culturale, naturalistico ed enogastronomico ci mettano potenzialmente in condizione di riempire di turisti le strutture ricettive per dodici mesi l’anno. E’ arrivato il momento di passare dalle parole ai fatti. La Lega Sicilia ha pronto un grande piano di investimenti per questa destagionalizzazione e sarà uno dei capisaldi del nostro programma di governo nella prossima legislatura. Io sono convinto che la cambieremo questa terra”.

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