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AST: stop al divieto di assunzione, l’azienda va patrimonializzata

Gaetano Tafuri, presidente dell’AST, chiede l’aiuto della Regione per le assunzioni. “Il precariato strutturale è un ricatto sociale”

L’AST, o Azienda Siciliana Trasporti, fu fondata nel 1947 per collegare i capoluoghi di provincia e il capoluogo regionale e dare mobilità ai cittadini sull’Isola. Socio unico dell’azienda di trasporti è la Regione Sicilia, ed è a lei che sono rivolte le richieste non solo dei dipendenti dell’azienda ma anche di chi deve guidare questo “galeone”.

Dal 2007, per disposizioni regionali, è stato imposto all’azienda il divieto di assunzione di nuovo personale, e dal 2008 il divieto di effettuare progressioni di carriera.

“Le aziende pubbliche regionali, non solo in Sicilia, finiscono spesso per essere dei carrozzoni” ci dice Gaetano Tafuri, avvocato catanese e presidente dell’AST. “Il motivo è che non c’è mai stata una gestione aziendale, piuttosto un bagaglio di clientela, di voti, un modo per arricchirsi, perché le speculazioni sono altissime”.

“Sono presidente dal luglio del 2018. AST, oggi, fornisce un buon servizio pubblico, l’eccellenza purtroppo fa capo ad altre realtà territoriali, ma un buon servizio pubblico è già una conquista. Siamo arrivati a ricevere richieste insistenti, di persone che vorrebbero poter lavorare con noi, e non sappiamo cosa dire perché non abbiamo le risorse”.

Ciò nonostante, l’azienda risponde alla sua mission. “Sa cosa fare e lo fa bene. Questo ha portato a un ritorno dell’utenza e quindi dell’esigenza di investire su di essa”.

Per questo oggi AST presenta delle richieste al suo socio unico, richieste semplici come la possibilità di rimpolpare la “forza organico”, che dopo quindici anni ha visto un assottigliamento di personale pari al 40%.

“In base a uno schema abbiamo individuato le figure che oggi ci servirebbero” sottolinea Tafuri, “A partire da un Direttore Generale. Il Direttore che c’è adesso ha 72anni, e non va via per puro spirito di abnegazione. Quindi, a partire dal direttore, seguono i dirigenti e via via servono tante altre figure professionali. Il ricorso ai lavoratori interinali non è un sistema idoneo in una condizione di conclamato fabbisogno. Può essere utile, certo, in un momento transitorio, ma non in modo strutturale”.

Serve quindi, dopo tanti anni, che l’azienda possa strutturarsi e organizzarsi, non solo per le nuove assunzioni – che andrebbero a coprire un deficit di 291 persone – ma anche la possibilità di poter far progredire, nel suo percorso di carriera, chi è già stato assunto.

“Il mantenimento di un sistema di precarietà è un costume di politica becera, che viene usato come ricatto sociale a fini politici. Il precariato strutturale è un sistema di ricatto. Le persone che lavorano con noi da tanti anni, e ce ne sono, si aspettano una gratifica che non arriva mai. Come possono continuare?”.

Questa condizione deficitaria ha causato numerose problematiche, che hanno a loro volta inciso sul corretto impiego della forza lavoro e sull’organizzazione aziendale che non riesce a far fronte ai suoi doveri. Oltretutto, la condizione di precariato e la carenza di personale, hanno portato ad attriti sempre più pressanti tra azienda e lavoratori.

La risposta attesa è storicamente legata, ci dice il presidente dell’AST, a una scelta politica, che oggi non può rimanere indifferente ai progressi che sono stati fatti nonostante gli impedimenti.

“L’AST non deve fare utili, ma certamente neanche perdite. Oggi, noi chiudiamo il bilancio in positivo, avendo però meno trasferimenti dalla Regione. L’azienda ha bisogno di essere patrimonializzata, abbiamo ereditato decine di milioni di euro di debiti passati, errori di gestioni precedenti che noi abbiamo pagato. Adesso, bisogna favorire l’ultimo step. Il trasporto è un po’ come la sanità, con le dovute differenze, è un ente che la regione deve garantire”.

Nonostante il difficile periodo, aggravato anche dalla pandemia, non si può non tener conto dell’iter di crescita. “I lavoratori oggi sono entusiasti, hanno visto che il sacrificio ha giovato, e questo momento va sfruttato. Per ora, noi galleggiamo. Possiamo galleggiare, come il relitto di un galeone, ma è questo che vuole la Regione? Io non lo voglio. il galeone rimesso a galla è sicuramente un onore. Ora il galeone deve navigare”.

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