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Via il segreto di Stato su Gladio e P2

Gli anniversari sono importanti: il 2 agosto 2021, quarantuno anni dopo la strage di Bologna, il presidente del Consiglio Mario Draghi ha firmato una direttiva che dispone la declassifica e il versamento anticipato all’Archivio centrale dello Stato della documentazione conservata presso gli archivi degli organismi d’intelligence e delle amministrazioni dello Stato riguardante l’organizzazione atlantica Gladio e la loggia massonica P2.

Il gesto assume un alto valore simbolico nel momento in cui si sta celebrando un nuovo processo che vede imputato, come mandante e finanziatore di quell’attentato, proprio il capo dello P2 Licio Gelli, già in passato condannato con sentenza definitiva per i depistaggi effettuati con alcuni alti ufficiali dei servizi segreti italiani. La nuova iniziativa del presidente del Consiglio amplia e da un ulteriore impulso a quanto già deciso dai suoi predecessori Romano Prodi (2008) e Matteo Renzi (2014). In quest’ultimo caso, un’apposita direttiva aveva stabilito la declassificazione delle stragi che hanno insanguinato la storia d’Italia a partire dalla bomba di piazza Fontana del 12 dicembre 1969 in poi, indipendentemente dal tempo trascorso dagli attentati.

Per verificare la complicata attuazione di queste direttive è stato istituito un comitato di controllo alle cui sedute partecipano anche i rappresentati delle associazioni delle vittime del terrorismo. In una di queste riunioni è emersa la disponibilità da parte dell’ex direttore generale del Dipartimento delle Informazioni per la sicurezza (Dis) Gennaro Vecchione di non limitarsi a rendere pubblici gli atti relativi alle stragi, ma di ampliare lo spettro documentario a strutture come Gladio e la P2, per l’appunto.

La «direttiva Draghi» consentirà ora di approfondire non soltanto le dinamiche dei singoli attentati, ma anche il tema dei mandanti, dei depistaggi e delle infiltrazioni che riceveranno un sicuro impulso insieme con lo snodo centrale dell’individuazioni di eventuali responsabilità internazionali collegate allo sviluppo della strategia della tensione in Italia.

In particolare si segnalano tre questioni. Anzitutto bisogna continuare a finanziare le procedure di digitalizzazione in modo che i documenti messi a disposizione possano diventare effettivamente fruibili per gli studiosi in un tempo ragionevole e con inventari ben fatti. Cosi anche sarà decisivo intrecciare le carte scaturite da queste direttive con quelle, non meno preziose, conservate dai tribunali, dove anche è in corso una informatizzazione che consentirà, incrociando i singoli dati e nominativi, un sicuro approfondimento delle nostre conoscenze. In secondo luogo si evidenzia la questione specifica riguardante i documenti ancora segretati da parte delle Commissioni di inchiesta parlamentari. Non possono esserci due pesi e due misure ed è giusto che soprattutto il Parlamento si adegui allo spirito di queste direttive riguardanti le altre amministrazioni dello Stato senza ulteriori indugi.

Infine sussiste un problema serio a proposito dell’attuale ministero delle Infrastrutture. Quel ministero, infatti, ha ereditato le funzioni di vari dicasteri come le Ferrovie e la Marina mercantile e si è letteralmente perduta traccia degli archivi di queste strutture, alcune delle quali nel frattempo sono diventare società per azioni, ossia enti di diritto privato che rischiano di smarrire la coscienza storica della propria continuità archivistica. La questione potrebbe sembrare di lana caprina, invece è decisiva perché gran parte delle stragi sono avvenute sui treni e, quindi, i primi a intervenire erano proprio gli agenti della polizia ferroviaria. Anche la strage di Ustica, riguardante un aereo civile, sarebbe interessata da un provvedimento ad hoc che affrontasse il nodo della ricostruzione degli archivi del ministero degli Trasporti.

La nuova “direttiva Draghi” costituisce un ottimo provvedimento, ma è necessario fornire le energie finanziarie e organizzative adeguate per farla avanzare tra le nebbie e gli scogli della storia d’Italia. Gladio Una struttura militare segreta legata alla Nato, il cui scopo era quello di prevenire un’eventuale invasione organizzata dai Paesi nemici P2 La “Propaganda 2” era una loggia massonica di carattere eversivo. Guidata da Licio Gelli, aveva l’obiettivo di trasformare radicalmente il sistema politico italiano

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