nello musumeci recovery plan

Musumeci, una ricandidatura tutt’altro che scontata

«Tutto è rinviato all’anno prossimo – anticipa il vicepresidente dell’Ars e leader del Movimento per l’Autonomia Roberto Di Mauro – Del resto non è mai stato convocato il tavolo e non si sa neanche chi dovrebbe convocarlo»

Un interessante articolo pubblicato oggi da Repubblica, a firma del giornalista Claudio Reale, partendo dalle vicende di questi giorni, ed in particolare dall’incendio di Catania, racconta ancora una volta di un uomo solo al comando: Nello Musumeci appare isolato, a destra come al centro, da una coalizione che, si legge su repubblica ” lavora già al dopo”.

La presenza più insidiosa secondo la raffinata ricostruzione di Repubblica è quella di Matteo Salvini: oggi doveva essere a Palermo per annunciare l’arrivo nel carroccio di Luca Sammartino ma l’appuntamento è stato rinviato. Forse per il dibattito alla Camera sulla riforma della giustizia, forse per tanti i malumori interni alla Lega sull’arrivo del deputato renziano, forse per la rivelazione fatta ieri da La Sicilia di un nuovo processo a carico del ras catanese dei voti. “Poco importa – scrive Repubblica – che sia oggi o la settimana prossima, Salvini vuole approdare nell’Isola per reclamare a voce ancora più forte quello che nei tavoli romani gli è già stato promesso, il diritto di indicare il prossimo candidato governatore dopo il passo indietro sulla Calabria.”

Così, nella coalizione, adesso si fa melina. Anche perché non è solo la Lega a mettere in discussione il dopo-Musumeci: la Forza Italia di Gianfranco Micciché al terna aperti endorsement come quello della kermesse del governo allo Spasimo a frenate come quella espressa appena pochi giorni dopo alla cerimonia del Ventaglio, mentre al centro si lavora per un laboratorio che guarda a una coalizione diversa, sganciata dalla destra. I big di Fratelli d’Italia, invece, contano di replicare anche in Sicilia l’avanzata che i sondaggi assegnano loro nel resto del Paese intanto riservano al governatore il gelo di Giorgia Meloni o le stoccate di Raffaele Stancanelli.

«A fine mandato – ha detto l’eurodeputato la settimana scorsa – questa giunta sarà giudicata per la quantità di punti che sono stati portati a termine». Appunto: se ne riparla fra un po’, magari quando mancheranno pochi mesi alla fìne del mandato. C’è chi, scherzando, lo chiama il “semestre nero”: come quello bianco che da oggi inizia per Sergio Mattarella, ma en pendant con il colore politico del governatore.

«Tutto è rinviato all’anno prossimo – anticipa il vicepresidente dell’Ars e leader del Movimento per l’Autonomia Roberto Di Mauro – Del resto non è mai stato convocato il tavolo e non si sa neanche chi dovrebbe convocarlo». Anche perché, nel frattempo, bisognerà portare a casa qualche successo: nelle discussioni interne alla maggioranza affiorano continuamente i pochi risultati, dalla riforma dei rifiuti rimasta bloccata all’Ars alla riorganizzazione della Forestale che ancora ieri il governatore è tornato a promettere, fino ad arrivare ai ristori Covid che la giunta punta a sbloccare in autunno, curiosamente a ridosso delle elezioni. A quel punto, però, tutti rivendicheranno la nomination. «Fare un passo indietro – dice ad esempio la capogruppo dell’Udc, Eleonora Lo Curto – può essere utile per farne due avanti. Il ragionamento sulla candidatura non può essere solo un gioco matematico, di decisioni che vengono prese nei salotti romani. C’è una tradizione centrista in Sicilia». Centrista: non come i leghisti, ma neanche come Musumeci. Perché gli avversari arrivano più dall’interno che da fuori. E la ricandidatura del governatore uscente, adesso, è più che mai lontana

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