roghi di catania

Tra i disperati dei roghi di Catania

di Massimo Lorello | Repubblica.it

“I bambini piangevano terrorizzati, li abbiamo portati via in braccio. La stessa cosa abbiamo fatto con due persone disabili”. Il racconto di Francesca Lizzio ospite del villaggio Primo Sole Beach è spezzato dalle lacrime. Di rabbia. “I soccorsi sono arrivati quasi all’una di notte”. Una notte d’inferno con la città di Catania circondata dagli incendi.

Alla fine, i vigili del fuoco hanno contato 115 richieste di soccorso. Settanta persone sono state costrette a dormire fuori casa e il lido Le Capannine della Playa, la spiaggia dei catanesi, è ora un ammasso di legna ridotta a carbone. “Anche i cittadini hanno le loro responsabilità”, dice il governatore Nello Musumeci. “Ci sono decine di delinquenti in giro che si divertono a creare terrorismo e poi ci sono migliaia di cittadini irresponsabili che invece di curare la prevenzione piangono sul latte versato”. Il presidente della Regione ha dichiarato lo stato d’emergenza e ribadisce che “ognuno dovrebbe fare la propria parte, a cominciare dai cittadini”.

Di sicuro, la propria parte il governo regionale l’ha fatta parzialmente e in ritardo. La macchina per prevenire gli incendi è partita a giugno quando i primi roghi erano già stati appiccati. All’inizio dell’estate l’amministrazione siciliana avrebbe dovuto realizzare i viali parafuoco che impediscono alle fiamme di diffondersi, avrebbe dovuto pulire le aree limitrofe ai boschi e bonificare dalla sterpaglia i bordi delle strade. Tutti provvedimenti che avrebbero ridotto se non eliminato gli effetti più pericolosi degli incendi aiutati dai 40 gradi di temperatura atmosferica e dal vento.

Il procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, ha deciso di coordinare in prima persona l’inchiesta che avrà nelle relazioni dei vigili del fuoco, sui punti d’innesco, gli elementi fondamentali. “Ma controlleremo le telecamere di sorveglianza”, racconta un investigatore. “Potrebbe saltare fuori qualche immagine preziosa. E poi i vigili del fuoco ci diranno se è stato usato un combustibile e quale. Anche il concime agricolo è infiammabile e se utilizzato potrebbe indicarci una pista”. Alcuni proprietari terrieri – come emerso recentemente in commissione regionale Antimafia – hanno raccontato di essere stati contattati da intermediari interessati all’acquisto dei terrenti per realizzare impianti fotovoltaici. Ma questo, almeno finora, ha riguardato altre zone della Sicilia. Sospetti ricadono anche sugli allevatori interessati a trasformare i terreni in pascoli e sui lavoratori forestali precari. Lo scorso anno due operai stagionali sono stati arrestati per avere appiccato incendi a Longi, nel Messinese, e a Ciminna, in provincia di Palermo.

I forestali in Sicilia sono quasi 19 mila: 1.328 hanno un contratto a tempo indeterminato, 5.295 sono in servizio 151 giornate l’anno, 8.774 vengono impegnati per 101 giornate e 3.252 lavorano 78 giorni. Il problema è che i contrattisti ingaggiati rispettivamente per 101 e per 78 giornate rischiano di essere tagliati fuori per mancanza di fondi. “Dall’inizio del 2021 in Sicilia sono stati bruciati ottomila ettari di terreno, il 99 per cento di questi incendi è di origine dolosa”, dice Giovanni Salerno, capo della protezione civile regionale. “Nella provincia di Catania dall’inizio dell’anno sono stati appiccati mille roghi”. Il dolo al quale fa riferimento Salerno ha prodotto danni ancora tutti da quantificare, di sicuro a Catania sessanta case sono state gravemente danneggiate, alcune di queste difficilmente potranno essere recuperate. E resta la paura che altre giornate d’inferno possano ancora verificarsi durante l’estate: “Un paio di milioni di euro sono andati in fumo”, dice Carmelo Raciti titolare del lido Le Capannine. “Ho fatto uscire le famiglie di corsa. I pali degli ombrelloni sembravano fiaccole. Qui non c’è più niente da salvare”.

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