governo draghi

Altro che unità nazionale, è un governo logorato da mugugni

di Marcello Sorgi | La Stampa

Benché blindato dall’accordo di giovedì in consiglio dei ministri, che ha garantito anche il ritiro degli emendamenti al testo, il dibattito che si apre domani. di domenica, convocazione eccezionale, alle 14 alla Camera sarà davvero interessante. Soprattutto per il clima, dal momento che gli interventi, contingentati per arrivare rapidamente al voto di fiducia e all’approvazione, difficilmente potranno smentire l’intesa maturata dopo un lungo braccio di ferro interno alla maggioranza.

Non è dunque in discussione il varo, seppure solo nel primo passaggio parlamentare (al Senato se ne parlerà a settembre, alla ripresa dei lavori), di una delle tre riforme attese dalla Commissione europea prima dell’invio dell’anticipo dì 25 miliardi sui fondi per il Pnrr. Piuttosto il proseguimento del lavoro del governo di unità nazionale, dopo l’evidente deterioramento dei rapporti interni del largo schieramento che sorregge il governo, e in prospettiva delle scadenze di fine legislatura. Sintomi evidenti di questo logoramento si sono avuti anche al momento di concordare la cancellazione degli emendamenti, presupposto di un’approvazione rapida della riforma, deciso dai leader della maggioranza al momento dell’accordo, ma non sempre gradito ai singoli parlamentari, convinti di essere chiamati ancora una volta a fare solo gli schiacciabottoni.

Questo mugugno si sta concentrando, al momento, contro la ministra Cartabia, ma non esclusivamente come titolare della riforma che porta il suo nome, ma anche come candidata tra le più forti al Quirinale fino a qualche settimana fa, ed ora con gradimento in netta discesa. Aver condotto il recalcitrante Movimento 5 stelle, sebbene facendogli delle concessioni, a rinunciare alla bandiera della riforma Bonafede, le ha alienato le simpatie del maggior gruppo presente in Parlamento, che fino a poco tempo fa, nei conciliabili privati in cui fatalmente tornava l’argomento della corsa al Quirinale, aveva proprio per lei, come donna e come candidata istituzionale al di fuori dei molti aspiranti dei partiti, una dichiarata preferenza. E a quanto si sa, i grillini non sono i soli ad aver cambiato idea

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