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Mattarella soccorre Draghi: “E’ arrivato il momento delle decisioni chiare”

Mattarella e Draghi hanno di nuovo lasciato intravedere il filo tenace che li unisce. Ognuno nel proprio ruolo, s’intende, ma all’interno di una cornice che abbraccia Quirinale e Palazzo Chigi e che appare solida come mai in questa legislatura. 

Si capisce perché. Ieri nella Roma arroventata di fine luglio tutti hanno compreso che il governo si prepara a porre la fiducia sulla riforma della giustizia. II presidente del Consiglio lo aveva preannunciato giorni fa, forte della valutazione unanime con cui il Consiglio dei ministri aveva approvato il testo Cartabia. In seguito si è svolto il solito gioco politico-mediatico, con i Cinque Stelle preoccupati di subire uno smacco eccessivo e ansiosi di ottenere qualche aggiustamento: un punto su cui peraltro non ci sono mai state preclusioni (vedi le tutele offerte ai processi per mafia e terrorismo). Il problema è che il vaso di Pandora, una volta aperto, rischiava di spargere ovunque il suo contenuto, fatto di emendamenti e di richieste a pioggia da destra e da sinistra. Fino al pantano dei veti incrociati che avrebbe affossato la riforma. Dunque la fiducia non è in questo caso la prova di una debolezza strutturale dell’esecutivo, bensì il suo opposto: un atto di forza consapevole rispetto a partiti troppo deboli per rovesciare la leadership di Draghi e tuttavia in grado di paralizzarne l’attività.

Ed è qui che il capo dello Stato ha ribadito il sostegno al governo di quasi unità nazionale. Sono opportune le mediazioni, ha detto ai giornalisti accreditati nei giardini del Quirinale, “ma poi arriva il momento delle decisioni chiare”. È quello che si sta facendo ancora nelle ultime ore: un negoziato all’interno del tracciato stabilito, non la ricerca estenuante di un accordo inafferrabile. Del resto, il governo ha il diritto e il dovere di affermare le sue priorità. E la giustizia, insieme alla scuola e alla campagna vaccinale, è al primo posto tra le cose da fare senza indugi.

Le parole di Mattarella arrivano mentre comincia il semestre bianco, il che le rende particolarmente significative. Non va dimenticato che la chiamata di Draghi al Quirinale resta, sotto il profilo politico, l’atto più impegnativo compiuto dal presidente nel corso del settennato. Logico che ci sia da parte sua la volontà di difendere il cammino di un premier solo in apparenza tecnico. E infatti Mattarella non si è limitato a sostenere la riforma della giustizia (non citata come tale, ma ben riconoscibile): ha insistito sui vaccini e su tutte le misure di prevenzione che Palazzo Chigi sta mettendo in campo. Sono frasi nette, pronunciate alla vigilia delle manifestazioni in tutta Italia contro il Green Pass.

Come dire che il binomio Draghi-Mattarella non esita a esporsi quando ritiene giunto il momento di farlo. Non a caso Salvini era stato maltrattato proprio sui vaccini e costretto a incassare il colpo. Ieri mattina, ricevuto a Palazzo Chigi, il leader leghista ha fatto buon viso a cattivo gioco, segno che anche lui avverte l’importanza della partita che si sta giocando. II semestre non sarà esente da tensioni, ma Mattarella ha lasciato capire che il Quirinale farà quanto in suo potere per disinnescarle. Per ora ha lanciato un appello generico ai partiti affinché non dimentichino “il bene comune”. Ma soprattutto ha offerto un punto d’appoggio a un premier determinato e poco incline a lasciarsi trascinare nei gorghi di una politica mediocre.

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