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I magistrati: “Spezzeremo le reni alla Cartabia”

La sesta commissione del Csm esprime parere negativo contro la riforma del ministro della giustizia, ora dovrà esprimersi il plenum

di Chiara Fusani e Piero Sansonetti | Il Riformista

Il Csm ha dichiarato guerra a Marta Cartabia. Rispondendo, sembra, agli ordini dell’Anm (il comitato centrale delle correnti delle toghe) e al Fatto di Travaglio. Ha deciso la “spedizione militare”, guidato dai grillini e dai togati più legati alle correnti de destra e di sinistra. La tradizionale alleanza rosso – bruna, come si dice in gergo politico, pronta a combattere fino alla morte la difesa dell’obbrobrio Bonafede e a giocarsi tutte le carte possibili per puntare alle dimissioni della ministra.

Nel nostro titolo, in prima pagina, citiamo una vecchia frase di Mussolini, famosissima, che accompagnò l’inizio della campagna di Grecia. Mussolini, baldanzoso, annunciò già la vittoria delle truppe italiane, usando il suo linguaggio fantasioso e sempre aggressivo: “spezzeremo le reni”. Meno fantasiosa fu la campagna, che andò malissimo: gli italiani ce le presero e dovettero supplicare i nazisti di intervenire per evitare la disfatta. Vedremo come andrà questa nuova campagna di Grecia.

Per ora si capisce solo quali sono le forze in campo e qual è il disegno strategico. In concreto, questo nuovo attacco da parte del Csm alla ministra si è delineato con un voto della sesta commissione del Consiglio Superiore,
che è quella che si è assegnata l’incarico di esprimere il proprio parere sui disegni di legge del governo. La sesta commissione, composta da 6 persone, due laici e quattro togati, ha votato 4 a 2 a favore di un documento di censura della riforma approvata dal governo.

Ora cerchiamo di capire il motivo delle critiche e i suoi autori. Prima però, a qualunque persona ragionevole, viene un dubbio grande come una casa. Ma è normale che l’organo di autogoverno della magistratura esprima parere sulle leggi o sui disegni di legge varanti dal Parlamento o dal Governo? Lo dico sommessamente, solo perché ogni tanto mi ricordo di quel vecchio principio della separazione tra poteri che è un pò il pilastro dello stato moderno. Me lo hanno detto interza media, perché allora si studiava educazione civica. Ora, dico io, se l’organo massimo del potere giudiziario ha il diritto di impiccarsi dell’andamento delle leggi e dei decreti – di competenza del Parlamento e del Governo – e di esprimere pareri che oggettivamente – grazie anche all’appoggio di solito entusiasta della stampa – sono destinati ad avere fortissimo peso politico, ma allora – per il meccanismo della reciprocità – non sarebbe giusto che il governo, o il Parlamento, o tutti e due, potessero di volta in volta esprimere un
parere sulle sentenze prima che i giudici le emettano? E magari anche sugli avvisi di garanzia o sui rinvii a giudizio. E soprattutto sugli arresti.

Capisco l’obiezione, c’è una legge dello stato che stabilisce che il Csm ha questo diritto e questa competenza. Già, diciamo pure, però, che di leggi dello Stato fatte male ce ne sono parecchie. I referendum chiesti dai radicali e dalla Lega, francamente, sono molto pochi rispetto alle esigenze. Presto bisognerà farne altri.

Il voto contro la Catabia, in commissione del Csm, p stato chiarissimo: hanno votato a favore il rappresentante dei 5 stelle in Csm e tre magistrati: uno della destra ex davighiana, anche piuttosto famoso (Ardita) e due “casciniani” di ferro. Cascini è il deus ex machina della corrente di Area, cioè dello spezzone più giustizialista della sinistra giudiziaria. Si sono astenuti invece il consigliere indicato da Forza Italia, Lanzi, e la magistrata della corrente di Ferri. Adesso il documento dovrà essere approvato dal plenum del Csm. E quando sarà approvato dal plenum acquisterà un peso ancora maggiore.

Non ci sono molti dubbi sul fatto che sarà approvato, perché l’alleanza – come l’abbiamo definita – rosso-bruna, cioè destra/sinistra, nel plenum ha una buona maggioranza, sostenuta, peraltro, dall’altra alleanza
rosso-bruna, quella dei componenti laici, che rispecchia l’alleanza mostruosa tra Pd e grillini. Non sembra che ci sia la possibilità di un ripensamento. L’unica possibilità, forse, sarebbe quella di un intervento netto del Presidente del Consiglio della magistratura, cioè il Presidente della Repubblica, cioè Mattarella. Che potrebbero rompere gli indugi e schierarsi decisamente contro l’attacco sovversivo delle toghe. Ma non è molto probabile che lo faccia. Mattarella è un democristiano del tipo “sopire, troncare…”. Un pò diverso da un suo predecessore,
sempre democristianissimo, Francesco Cossiga, che in una situazione come questa avrebbe sicuramente minacciato di far circondare il Palazzo dei marescialli dai carabinieri.

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