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Marsala, la strana storia del registro dei bambini mai nati

La “necessità” di sostituire la dicitura “prodotto abortivo” con “bambino mai nato” a Marsala è ancora oggetto di discussione. Il 13 Agosto dell’estate 2020, un’estate in cui tutte le prime pagine erano occupate dal numero dei contagi del Covid, una notizia è passata in sordina.

Quasi un anno fa, infatti, a Marsala è stata approvata l’istituzione del registro dei bambini mai nati. Il consiglio comunale l’ha approvata con una maggioranza a dir poco schiacciante, 23 voti a favore e solo 3 contrari.

Grazie a questa delibera, verrebbe sostituita la dicitura “prodotti abortivi”, per legge utilizzata per i feti partoriti prima della 28esima settimana di concepimento, con quella “bambini mai nati”, a detta di molti per togliere ai non nati l’etichetta di “cose”.

La notizia è stata da poco riproposta su Repubblica come “appendice” a quella sulle “vele”, dei manifesti con messaggi scioccanti contro il disegno di legge Zan. Messaggi diffusi dalla onlus pro-vita e famiglia, contro i quali moltissimi studenti Marsalesi hanno sentito l’esigenza di manifestare con striscioni arcobaleno.

“Marsala non è l’unico luogo in cui è stato istituito questo registro” come ci dicono due esponenti del movimento Non una di meno, Simona e Giorgia. Infatti, il registro è presente anche a Civitavecchia, Cagliari e a Firenze – dal 2003, durante l’amministrazione di Matteo Renzi -.

“È emblematico” continuando Simona e Giorgia di NUDM, “perché il registro di Marsala è stato approvato il 13 Agosto, proprio durante una manifestazione contro la DDL Zan. A volte sembra che ci sia un disegno mosso dal movimento pro-life”.

Con movimento pro-life (o pro-vita) si intende un insieme di organizzazioni e movimenti sociali e politici che si oppongono alla pratica dell’aborto.

Come era prevedibile, questa delibera ha suscitato dibattiti tra chi sostiene che questo registro sia fondamentale, per “rispetto” al bambino mai nato – non contando la madre – e chi sostiene che sia una forte violenza psicologica verso chi per legge ha diritto all’IVG, interruzione volontaria della gravidanza, o ancora a chi per motivi di salute o motivi non indagabili ha perso la gravidanza.

A maggio, l’ex consigliere comunale Giovanni Sinacori, a Marsala, ha rilasciato un’intervista in risposta al pensiero dell’attuale assessore comunale Piero Cavasino.

Sinacori, a favore del registro, sottolinea come “non si è trattato di una iniziativa discutibile”, per poi aggiungere “Quando il consigliere Cavasino scrive che la delibera “indirettamente tenta di colpevolizzare le donne che fanno legittimamente ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza in base ad un diritto riconosciuto dallo Stato”, dice una cosa due volte falsa. Primo, perché a Marsala non è possibile sottoporsi ad interruzione volontaria di gravidanza. Secondo, perché nessuno potrà comunque essere schedato contro la propria volontà.”

“Sono di origini Marsalesi” ci dice Simona di NUDM, “gli aggiornamenti sul territorio li ho di prima mano. Ai tempi, la stampa ha fatto un ottimo lavoro di informazione sul tema, perché la delibera fu approvata durante la settimana di Ferragosto, sperando che la notizia passasse in sordina”.

Così non è stato, anche grazie ad organizzazioni come Non una di meno, la risposta delle persone non si è fatta attendere e nel giro di una decina di giorni, per la precisione il 27 agosto 2020, è stata organizzata una manifestazione, che a causa della pandemia ha visto i/le partecipanti costretti e costrette al distanziamento e con mascherina sul volto.

 “Sono state organizzate diverse macchine provenienti anche da Palermo” continuano le esponenti di NUDM. “Per noi non è un semplice attacco alle donne marsalesi, ma un attacco di violenza sistemico”.

Piero Cavasino, avvocato e assessore comunale a Marsala, sottolinea a sua volta l’importanza che hanno avuto le associazioni in questa faccenda. “Le associazioni possono fare un bel lavoro e, a proposito, alcune associazioni hanno presentato ricorso al TAR. C’è, infatti, un procedimento pendente e mi auguro che preso si possa definire in consiglio comunale”.

“Pensiamo che sia importante che si facciano delle scelte per l’autodeterminazione delle donne. Le associazioni pro-life spesso provano a limitare la libertà della donna, sulla base di giudizi morali, che si pensa essere universalmente accettati. Per questo, alle donne diciamo di non perdere la voglia di rivendicare i propri diritti partendo proprio dalle piazze. La violenza assume diverse forme, non è solo fisica”, sottolineano Simona e Giorgia.

L’opposizione che è stata fatta, rimarca come l’etichetta “bambino mai nato” sia un’effettiva violenza, poiché si veste da giudizio morale non solo per le donne che hanno scelto di interrompere la gravidanza ma anche per quelle che non sono riuscite a portarla a termine, quasi fosse una loro mancanza.

In Italia, dal 22 maggio del 1978, è la legge 194 a sostenere il diritto della donna di poter ricorrere alla IVG in una struttura pubblica nei primi 90 giorni di gestazione.

La legge istituisce inoltre i consultori, per informare le donne sui loro diritti e stabilisce che le generalità della donna che ricorre all’IVG rimangano anonime. I medici possono però esercitare l’obiezione di coscienza.

La legge 194 è una conquista ma è anche un compromesso” continuano le esponenti di NUDM. “Bisogna andare oltre la 194”.

A Marsala, una donna che vuole ricorrere all’IVG si trova davanti a un muro, in quanto tutti i medici sono obiettori di coscienza, particolarità che fa capire quanto il diritto della donna di ricorrere alla legge 194 sia a dir poco compresso.

“Il problema del registro dei bambini mai nati è che si vuole obbligare al seppellimento a prescindere dalla volontà dei genitori. La legge nazionale è chiara sul punto: dalla ventesima settimana in poi, il seppellimento è obbligatorio ma anche prima della ventesima settimana, se i genitori volessero potrebbero ricorrere al seppellimento” precisa Cavasino. “Io rispetto chi ha una visione diversa dalla mia. Rispetto, anche se non la condivido”.

 “Ci troviamo in una città in cui un parroco si permette di mettere sullo stesso piano l’aborto con le torture di Mengele” ci racconta Simona di NUDM.

Don Bruno de Cristofaro, sacerdote di origini pugliesi, a Marsala da ben tre anni -alla guida dell’Opera Santuario di Nostra Signora di Fatima-, ha infatti detto così: “Il dottor Mengele, un membro delle SS che conduceva regolarmente orrendi esperimenti sugli esseri umani e che era conosciuto come ‘l’angelo della morte’, un giorno con un gessetto bianco tracciò una linea su un muro, alta all’incirca un metro e cinquanta, e decretò che tutti quelli che superavano quella linea tra i bambini e i ragazzi potevano vivere, tutti gli altri dovevano andare nelle camere a gasChe differenza c’è tra il dottor Mengele, che tracciava arbitrariamente quella linea a un metro e cinquanta e una legge che dice che tu meriti la tutela soltanto dal terzo mese di gestazione in poi?”, si chiede. “C’è la stessa arbitrarietà”

Queste parole, don Bruno le ha pronunciate in occasione della Giornata della memoria, pubblicando su YouTube un video, successivamente rimosso.

“Durante la seduta di consiglio comunale ho rappresentato la mia lontananza da quel pensiero” precisa Cavasino, “esprimendo comunque solidarietà verso il parroco che però è stato offeso e non criticato. Bisogna mantenere il garbo nell’esprimere il proprio pensiero. Il segnale è sempre più chiaro se espresso con toni pacati e chiari e intellettualmente corretti.”

Sul registro dei bambini mai nati il Consiglio comunale di Marsala tornerà a riunirsi. Infatti, il presidente Enzo Sturiano ha convocato il massimo consesso civico lilibetano per giovedì 22 luglio.

“Ci sono donne che avrebbero voluto figli” racconta in chiusura Cavasino, “e quando una donna sfortunata mi scrive in privato per ringraziarmi, raccontandomi la tragedia che ha vissuto, il pensare che questa tragedia debba continuare a vivere in un cimitero… non è accettabile. È una continuazione di una agonia. Noi non possiamo né sapere né immaginare le ragioni o le storie dietro l’interruzione di una gravidanza”.

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