variante delta virus covid 19

La minaccia dell’estate si chiama variante Delta

La variante Delta fa paura. E lo dimostra il picco in Gran Bretagna dove è ormai diventata dominante facendo impennare i contagi nel Paese fino a superare gli 11.000 nell’arco di 24 ore. Variante Delta o ex variante indiana, è il ceppo che, come spiega il ministero della Salute, presenta una serie di mutazioni potenzialmente in grado di aumentare la sua trasmissibilità e il rischio di reinfezione. Dunque potrebbe essere più contagiosa. Oltre all’allarme che arriva dalla Gran Bretagna, anche la Russia parla di situazione “estremamente difficile”, mentre negli Stati Uniti la variante Delta è responsabile del 10% dei contagi e in Germania del 6%.

La situazione in Italia

La variante Delta che tanto preoccupa è in media sotto l’1% sul territorio italiano secondo l’ ultimo report dell’ 11 giugno, con un picco del 3% in Lazio e alcuni focolai in anche in Puglia e Lombardia. Ma nella nuova indagine che sarà pubblicata la settimana prossima è già stata vista una variazione significativa della diffusione del ceppo indiano.

L’ Italia però sul versante delle analisi genomiche non fa ancora abbastanza ed è indietro anche nella condivisione dei dati. La soglia minima di sequenziamenti richiesta dal Centro europeo per la prevenzione e controllo delle malattie (Ecdc) è del 5% , soglia che la stessa agenzia di monitoraggio europea caldeggia possa salire fino al 10%. Secondo la banca dati internazionale Gisead da inizio pandemia l’ Italia ha sequenziato lo 0,7% dei tamponi positivi.

Nell’ ultimo mese la percentuale è più alta, 1,3%, con regioni virtuose come l’ Abruzzo (6.76%), l’ Alto Adige (5,75%) e la Sardegna (4,92%) e regioni fanalino di coda come la Valle d’ Aosta (0,09%), Basilicata (0,12%), Puglia (0,27%). Lazio e Lombardia non spiccano con lo 0,8%. A fare da apripista per il sequenziamento di Sars-CoV-2 è stato il Regno Unito, che oggi fa l’ analisi genomica del 32,8% dei tamponi positivi.

Ma il resto d’ Europa, a parte qualche eccezione, non si allontana di molto dal dato italiano: Francia 1,29%, Spagna 1,46%, Svezia 1,72%. Molto meglio la Germania con il 5,82%, Belgio 5,56%, Polonia 4,88% Irlanda con il 10% .

Per riuscire a stare al passo nella caccia alle varianti l’ Istituto Superiore di Sanità ha annunciato che da settembre sarà attiva la rete italiana per il sequenziamento,un’ unica piattaforma pubblica per la sorveglianza epidemiologica e il sequenziamento dei ceppi virali circolanti che dovrà coordinare (e finanziare) il lavoro dei laboratori di microbiologia di riferimento regionali, oltre a formare giovani operatori.

«L’ obiettivo principale è individuare precocemente le varianti e arrivare a sequenziare il 5% dei campioni positivi nei periodi ad alta circolazione del virus e il 20% in quelli a bassa circolazione» spiega Anna Teresa Palamara, a capo del dipartimento di malattie infettive dell’ Iss. «È auspicabile che venga attivata al più presto una banca dati nazionale per condividere le informazioni sulle varianti e la loro distribuzione sul territorio» commenta D’Alterio 

E’ arrivata anche in Sicilia

La variante delta è sbarcata in Sicilia su un volo in arrivo nella prima settimana di giugno dal Regno Unito: è stata accertata su una giovane siciliana originaria della provincia di Agrigento che allo sbarco ha riferito ai medici dell’unità sanitaria marittima e aeroportuale di frontiera di avere lievi sintomi ed essere stata a contatto con persone positive alla mutazione. L’isolamento domiciliare è scattato anche per tutti gli altri passeggeri del volo: “La situazione è sotto controllo, ma non bisogna abbassare la guardia sugli arrivi dai Paesi a rischio ” , dice il responsabile regionale dell’autorità di frontiera Claudio Pulvirenti.

La variante è stata sequenziata dal laboratorio di riferimento per la Sicilia occidentale del Policlinico di Palermo. L’esito è arrivato ieri mattina, poche ore prima che il ministro alla Salute Roberto Speranza firmasse l’ordinanza che introduce l’obbligo di quarantena per cinque giorni e di tampone a fine isolamento per tutti i passeggeri che giungono dalla Gran Bretagna, dove la circolazione della mutazione sta mettendo a rischio la tabella di marcia delle riaperture.

Si tratta del primo caso di variante delta ( ex indiana) su una giovane siciliana. Tre giorni fa era stata rintracciata sempre dal laboratorio del Policlinico, guidato dal professore Fabio Tramuto, su dieci migranti originari del Bangladesh isolati su una nave- quarantena a Lampedusa. Un paio di mesi prima la stessa mutazione era stata sequenziata su un marittimo straniero in servizio su una nave da crociera in sosta al porto di Palermo, mai sceso sulla terraferma.

I nuovi test per isolarla

Sono in arrivo in Italia nuovi test antigenici in grado di riconoscere la variante Delta del Covid. I nuovi test, rispetto a quelli attualmente utilizzati per la diagnosi, non cercano le mutazioni nella proteina Spike, utilizzata dal virus per invadere le cellule, ma cercano una mutazione presente in tutte le principali varianti finora note tranne che nella Delta, quindi arrivano alla sua individuazione per esclusione. I nuovi test quindi non cercano le mutazioni nella proteina in cui queste si concentrano maggiormente, ossia la Spike utilizzata dal virus per invadere le cellule, ma cercano una mutazione chiamata N501Y, presente in tutte le principali varianti finora note tranne che nella Delta, in particolare la B.1.671.2, che è la più diffusa delle tre varianti identificate in India.

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