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Dittatura Dem, a Roma le primarie farsa del PD

Il Partito Democratico pubblica un post nel quale invita a votare Gualtieri, oscurando gli altri nomi dal fac-simile

Se non parlassimo di cose serie, ci sarebbe da sganasciarsi dal ridere. L’ immagine iconica, definitiva, eloquente, delle primarie a sinistra di ieri è tratta dalla pagina Facebook del Pd di Roma, per l’ esattezza da un post esplicativo sulle modalità di voto: «Per votare bastano un documento, la tessera elettorale e un contributo di 2 euro».

E poi le altre ordinarie istruzioni, insieme a qualche onesta frasetta propagandistica («Sono primarie aperte a tutto il centrosinistra»). Insomma, tutto normale, in apparenza. Poi, all’ improvviso, tre zampate surreali. Il post si chiude con l’ invito esplicito a votare un candidato ben preciso («Partecipa alle primarie, vota Roberto Gualtieri»).

Ancora, poco sotto compare un curioso fac-simile, che invita a «barrare un solo nome»: ma nella scheda esemplificativa, anziché esserci i nomi di tutti i candidati, ce n’ è solo uno, già barrato: quello di Gualtieri.

E la stessa pagina Facebook ha come foto principale il ritratto dell’ ex ministro dell’ Economia: «Per Roma – Gualtieri sindaco». ‘Apriti cielo. Ecco il commento di Imma Battaglia, una delle avversarie «cancellate»: «Se oscurare gli altri nomi è il vostro modo, alzo le mani. Ma voi dovreste vergognarvi!

Questo post è totalmente manipolatorio. Oscurare è dittatura». A ruota, lo scrittore Christian Raimo: «Gli altri candidati non esistono? Siete scorretti». Sui social è un pandemonio. Moltissimi credono addirittura si tratti di un fake.

Tra loro Alessandro De Nicola («Non ci posso credere. Spero sia un fake. Altrimenti tanto vale mettere Tafazzi nel simbolo e la finiamo lì») e Roberto Burioni («Ma non è vera»). Altri, sconsolati, svelano l’ amara realtà: «È vera, è vera Dalla pagina Fb del Pd di Roma». La difesa di alcuni militanti più ortodossi è apparsa come un’ arrampicata sugli specchi: sono primarie non di partito ma del centrosinistra – ha sostenuto qualcuno – e quindi è normale che la pagina del Pd valorizzi solo il proprio candidato e non gli altri. Ma con «spiegazioni» così, la rissa social si è fatta ancora più selvaggia.

È in un clima di questo tipo che si sono svolte le consultazioni a Roma e Bologna, dopo i gazebo spettralmente deserti, una settimana fa, a Torino. Stavolta c’ è stato un pochino di partecipazione in più , ma la sensazione resta quella di un mondo alla rovescia: non di un partito che propone soluzioni per i suoi militanti (e per le città), ma di militanti chiamati a risolvere il dramma di un partito ormai smarrito, chiuso in una mera dimensione di potere.

Scontato l’esito. A Roma ha vinto Gualtieri, a Bologna Lepore. Tutto secondo i piani.

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