Pippo Compagnone

Dalle trivelle al Recovery Plan, ecco perché Draghi ha tradito la Sicilia

La nostra intervista al deputato autonomista Giuseppe Compagnone: “Vorrei che i Siciliani capissero l’importanza di una forte presenza sicilianista in Parlamento”

“E’ arrivato il momento di ricordare al presidente del Consiglio che la Sicilia non è una colonia da sfruttare, ma una Regione sulla quale investire, non solo per il bene dei siciliani ma per consentire all’Italia intera di riprendere un ruolo di rilevanza geopolitica che, nonostante l’arrivo di “Supermario” fa fatica a riconquistare”. La stoccata è assestata dall’onorevole Giuseppe Compagnone, deputato regionale del Movimento Nuova Autonomia e presidente della Commissione permanente per l’Esame delle attività dell’Unione Europea all’ARS che, a nome degli autonomisti siciliani, parla del rapporto con il Governo nazionale.

Presidente, le sue parole suonano come una bocciatura nei confronti del governo Draghi

“Cosa vuole che le dica! Pensavamo che un Governo tecnico avesse il diritto ed il dovere di guardare in faccia alla realtà e risolvere il primo dei problemi del nostro Paese. Cioè il gap economico ed infrastrutturale fra Nord e Sud. Invece ci troviamo di fronte per l’ennesima volta ad un governo a trazione nordista che non solo non rispetta gli impegni presi con il Mezzogiorno ma sembra avere una particolare antipatia nei confronti della Sicilia”

A cosa si riferisce?

Mi riferisco a tante cose. L’ultima in ordine di tempo è la decisione di tornare e trivellare la nostra terra ed il nostro mare. Senza nessun dialogo con la Regione il Governo nazionale, attraverso il ministro Cingolani, lo scorso mese di aprile ha deciso unilateralmente di dare il via libera alle trivellazioni nel nostro mare con una concessione data ad Eni per effettuare sondaggi in 24 km di costa fra Gela e Licata. Come se non bastasse a distanza di qualche settimana è arrivato anche il nulla osta per trivellare altri 330 km nell’entroterra, con perforazioni che coinvolgeranno ben 4 province: Caltanissetta, Enna, Ragusa e Catania.  

Voi autonomisti siete contrari alle trivellazioni?

Noi autonomisti siamo contrari ai saccheggi perpetrati in danno alla Sicilia. Qui sembra che la storia del petrolchimico non abbia insegnato niente. Da decenni i colossi del petrolio sfruttano le nostre risorse versando allo stato le royalties più basse d’Europa. Parliamo del 10%per le estrazioni in terra ferma e del 7% per quelle in mare. Negli altri Paesi Europe si va dal 22% in Austria, al 25% in Bulgaria, al 30% in Ungheria e al 40% in Irlanda. Poi, oltre al danno c’è anche la beffa, perché le trivellazioni in mare, con le tecniche di rilevamento AIR GUN che danneggiano irrimediabilmente la fauna marina con un conseguente grave danno per l’economia, per l’ambiente, per il turismo.

Poi ci sarebbe l’articolo 37 dello Statuto Siciliano che stabilisce un principio chiaro: le imprese che, pur avendo sede furi dal territorio della nostra Regione, hanno stabilimenti ed impianti in Sicilia, devono versare le imposte direttamente alla Regione. Norma che viene sistematicamente ignorata dalle imprese con la storica complicità dei Governi nazionali che si sono succeduti. A Roma devono capire che qui non abbiamo l’anello al naso!

Quindi siete pronti a fare le barricate contro le trivelle?

Le dirò di più. Alla luce dei fatti siamo pronti a fare le barricate contro questo Governo nazionale in generale. Contro il ministro Cingolani che vuole piazzare le trivelle in Sicilia senza neanche interessare il Parlamento nazionale e smentendo di fatto quelle politiche di transazione ecologica che dovevano essere il fiore all’occhiello del Governo Draghi. Contro il ministro Patuanelli che ha deciso deliberatamente di rubare alla Sicilia decine di milioni di euro destinati ai nostri agricoltori per regalarli alle lobby del nord. Contro l’intero Consiglio dei ministri che ha partorito un Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che soddisfa le esigenze delle regioni ricche mortificando quelle delle Regioni del sud ed in particolare la Sicilia. Basti pensare al nodo delle infrastrutture ed alla totale assenza di un programma di investimenti per realizzare anche in Sicilia l’velocità e l’alta capacità, la cui premessa indispensabile è la realizzazione del Ponte di Messina. Negli attuali disegni del Governo non c’è una lira neanche per il rilancio del sistema portuale Siciliano. Insomma, sembra che abbia ragione Pino Aprile quando arriva a definire razzista l’Italia. Per questo è necessaria la nostra battaglia. Ma le dico la verità, per fare le barricate ci voglio le armi giuste e le nostre sono spuntate.

In che senso?

In questo momento gli autonomisti siciliano non hanno una rappresentanza nel Parlamento nazionale. Questo ovviamente rende più difficile la conduzione delle nostre battaglie. Vorrei che i Siciliani capissero l’importanza di una forte presenza sicilianista nei due rami del Parlamento. Ho rispetto per tutti i deputati e senatori eletti in Sicilia e credo che la maggior parte di loro voglia lavorare per il bene della nostra terra. Ma sono espressione di partiti nazionali che, francamente, della Sicilia se ne sono sempre fregati. Le faccio un esempio: questo governo non ha un solo ministro Siciliano. Lei pensa che questo sarebbe stato possibile con un movimento sicilianista all’interno di questa grande coalizione?

Quindi, vi state riorganizzando?

Certo. Come ha annunciato qualche giorno fa uno l’onorevole Di Mauro dopo l’estate faremo il congresso per rilanciare il nostro Movimento. Siamo convinti di poter crescere perché gli schiaffi in faccia che in questi anni ha preso la Sicilia hanno reso ancora più evidente la necessità di un movimento politico a vocazione regionalista. Ci vorrà del tempo, per questo intanto sarà necessario trovare un accordo con una forza politica nazionale. Il dialogo in corso con la Lega a qualcuno sembra un controsenso, invece a me pare in questo momento il nostro approdo naturale. Noi non siamo contro il resto d’Italia, noi siamo per la Sicilia, per la rivendicazione dei nostri diritti e se c’è una cosa che la Lega storicamente ha saputo fare è mettere al centro della sua agenda le istanze delle Regioni dov’è maggiormente rappresentata. Poi sarebbe una scelta in continuità con il passato. La prima volta che degli autonomisti siciliani sono andati in parlamento è stato grazie al patto con la Lega fatto nel 2006. 

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