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Non è una terra per giovani, dispersione scolastica e disoccupazione giovanile inchiodano la Sicilia

l’Italia è maglia nera nel panorama europeo per la quota di “Neet”: giovani dai 18 ai 24 anni che hanno lasciato prematuramente gli studi. Il dato italiano si attesta al 9,9%, lo stesso della Spagna.

Il fenomeno è presente soprattutto nel Mezzogiorno, con punte in Sicilia e Campania rispettivamente del 19,4% e 17,3%. Emerge dall’indagine della Fondazione studi consulenti del lavoro ‘Il lavoro minorile in Italia: caratteristiche e impatto sui percorsi formativi e occupazionali’, realizzata dal proprio Ufficio Studi in occasione della Giornata mondiale contro il lavoro minorile del 12 giugno 2021.

Cresce in maniera preoccupante anche il fenomeno dei ‘Neet’ (i giovani al di sotto dei 35 anni non impiegati, né impegnati in percorsi di studio) nel Sud della Penisola: nella media del 2020, infatti, gli inattivi “sono saliti al 36,1% nel Mezzogiorno dal 35,8% nel 2019, ed al 18,6% nel Centro-Nord rispetto al 16,6% nel 2019”.

E, in generale, la condizione lavorativa meridionale è preoccupante, visto che “tra il 2008 ed il 2020 è risultata in discesa l’occupazione in tutte le regioni del Mezzogiorno, con picchi elevati in Calabria (-10,4%) e Sicilia (-8,9%) e relativamente bassi intorno al 3% in Campania e Basilicata”. A metterlo nero su bianco è la Svimez, in un Report confezionato per l’Ente bilaterale Enbic.

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