Giuseppe Lombardo

Accanto agli ultimi. A Catania l’assessore che combatte la povertà educativa

“Abbiamo anche triplicato la rete dei centri di educazione giovanile” afferma Giuseppe Lombardo. A Catania si lavora sul recupero culturale dei giovani per assicurare un futuro migliore alla città

Catania, città pulsante di vita alle pendici sudorientali del Vulcano, è il centro dell’area metropolitana più densamente popolata della Sicilia. È qui che opera l’Assessore Giuseppe Lombardo, che si occupa di Servizi Sociali e Politiche per la famiglia.

Parlandoci della sua esperienza, Giuseppe Lombardo ci racconta come, sin da bambino, a casa sua si respirasse “pane e politica”. “All’università, a 22anni, sono stato eletto consigliere dell’amministrazione dell’E.R.S.U.”, l’ente regionale per il diritto allo studio universitario. “Sono stato eletto con più di 2500 referenze, e ho iniziato un percorso di attivismo giovanile con il Movimento Autonomista, protagonista dell’ateneo catanese”.

Quando parla del suo lavoro con i giovani, l’Assessore ci tiene a precisare: “prima lavoravo per i giovani, un impegno politico che nasce e si forma all’interno dell’ateneo. Oggi ho una delega molto difficile e particolare, che mi appassiona tanto, nonostante l’impegno che richiede e che assorbe tutto me stesso”.

Durante il periodo del Covid, la città di Catania ha reagito molto bene, o almeno lo hanno fatto alcuni settori, ci dice Giuseppe Lombardo.

“Abbiamo capitalizzato al massimo le risorse assegnate dal governo nazionale, ad esempio con i buoni spesa alimentari, durante il primo lockdown, garantendo così ai nostri cittadini una tempestività di risposta al bisogno straordinaria, data da una efficienza amministrativa e dalla trasparenza. A differenza, questo, di molte altre città”.

“Su 16mila richieste”, ribadisce Lombardo, “abbiamo agito in trasparenza e con tempi dignitosi”. Anche su molti altri aspetti, sia prima che dopo il Covid, Catania non è stata ferma.

“Abbiamo assicurato la lotta alla povertà educativa, un fattore emergente. Sono state impiegate molte risorse per recuperare molti minori della città, riportandoli alla naturale frequenza scolastica”.

Ci spiega che, per rendere questo progetto possibile, è stato necessario dare molta più forza al servizio scolastico, fornendo anche un efficiente servizio di doposcuola. “Abbiamo anche triplicato la rete dei centri di educazione giovanile, triplicando di conseguenza gli assistiti dei centri dove confluiscono minori, segnalati dai servizi sociali, e togliendoli così dalle strade”.

Catania, infatti, come molte città del meridione, si distingue per dispersione scolastica e l’arrivo del Covid ha dilatato ancora di più questo spiacevole fenomeno.

“Si spera che Catania cambi rotta. I mezzi di una amministrazione comunale in dissesto non possono dare grandi risposte se non si creano adeguate condizioni per i giovani, per farli esprimere al massimo delle loro potenzialità” afferma Giuseppe Lombardo. “Altri enti nazionali, devono creare le condizioni affinché i giovani trovino occupazione e risaltino le loro competenze.”

Secondo l’Assessore, Il Recovery Plan, di cui a lungo si è parlato, “non sembra incoraggiante” da questo punto di vista. “I fondi non sono, secondo me, tarati su quelle che sono le reali esigenze della Sicilia, in primis le infrastrutture. Grazie a questi fondi, riusciamo a portare avanti progetti che erano già avviati. Come, ad esempio, la Catania-Ragusa, che poi si è dispersa nelle lungaggini burocratiche”.

Avvenimenti e decisioni che, a detta dell’assessore, sono ingenerose. “Mi sembra che il piano nazionale per il Mezzogiorno sia di bassa fattura o, almeno, di livello non eccezionale”.

Quando il pensiero va alla politica al giorno d’oggi, il tono di voce si fa greve. “Non intravedo grandi prospettive di impegno giovanile in politica. L’impegno giovanile sarà importante solo se la politica recupererà la sua funzione nobile, autentica e genuina”.

Dovrebbe essere l’università, ci dice, ad aiutare i giovani, svolgendo così il suo “grande ruolo”, ma il” problema dei giovani” è legato, a filo doppio, con tanti altri problemi italiani, e siciliani.

“È come una catena, in cui ogni anello è indispensabile: il lavoro, la conduzione delle famiglie, il tessuto produttivo ed economico della città, il contesto locale, no? Quando anche solo uno di questi non funziona, si vengono a creare fenomeni negativi, che infine ricadono anche sui giovani”. Ogni ingranaggio, insomma, dovrebbe funzionare.

“A Catania abbiamo aiutato i minori – under 18, con rischio di devianza – dando una sorta di servizi cuscinetto. Abbiamo intercettato un finanziamento e, all’interno di Bicocca, stiamo realizzato una attività con i minori detenuti nel carcere. Non è un progetto del comune, sebbene il comune sovraintenda”.

Come appello, in generale e in vista di questo 2022 – in cui molte cose cambieranno – l’Assessore si rivolge alle istituzioni organizzative. “Che creino un luogo di riscatto e di crescita. Se il sud non cresce, non cresce l’intero paese”.

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