lingua siciliana

Ricorrenze, 10 anni fa la legge che ha portato la lingua siciliana nelle scuole

“Troppe le cose belle che custodisce e che può raccontare la nostra Isola – dice Salvatore Lentini, primo firmatario della legge n. 9 del 2011 – era giusto fare in modo che tutto questo patrimonio culturale non si disperdesse”

La cultura siciliana è smisurata. Troppe le influenze dei popoli sulla nostra isola che hanno lasciato segni tangibili del loro passaggio. Tra monumenti e bellezze artistiche, questi popoli hanno avuto effetti anche sulla nostra lingua. Molti termini dialettali usati oggi, derivano chiaramente da altre lingue. Un tesoro da custodire e da trasmettere alle future generazioni.

Per questo, dieci anni fa, la Regione siciliana, su proposta dell’onorevole Totò Lentini che ne ha voluto fortemente la promulgazione, ha dato vita alla legge n.9/2011, per la valorizzazione e insegnamento della storia, della letteratura e del patrimonio linguistico siciliano nelle scuole. “Troppe le cose belle che custodisce e che può raccontare la nostra Isola – dice Lentini – Ed era giusto, secondo me, fare in modo che tutto questo patrimonio culturale non si disperdesse, anzi contribuisse alla crescita dei nostri ragazzi. Imparare, con un metodo scientifico e quindi grazie ai docenti, cosa è la nostra Sicilia, è una cosa molto importante per i giovani siciliani. I ragazzi devono conoscere a fondo la nostra storia, cultura, tradizione e anche la lingua. Un patrimonio da custodire e trasmettere ancora”.

A proposito del siciliano, poi, l’Unesco l’ha riconosciuto come lingua regionale (con tanto di codice per classificarlo) e lo ha inserito tra le lingue a rischio di estinzione. La legge di Totò Lentini va anche in questo senso. “Un segnale, quello dell’Unesco, molto importante per il nostro dialetto – aggiunge Lentini – Anzi chiamiamola la nostra lingua”. E proprio nella lingua siciliana sono evidenti le influenze derivanti dalle varie dominazioni che si sono avvicendate nel corso dei secoli. Dal latino di base, così, si passa al greco-bizantino, dall’arabo al normanno per finire con le influenze spagnole. Influenze che sono evidenti soprattutto nel “parlato” di tutti i giorni e nei piccoli comuni dell’entroterra.

La lingua siciliana contiene termini che derivano dai greci (i primi a conquistare la nostra Isola) per poi passare agli arabi che dominarono in Sicilia per quasi 250 anni. E poi gli Svevi con Federico II, il periodo “dello stupor mundi”. Infine gli angioini e i normanni, prima dei francesi. Fino ad arrivare alla dominazione spagnola che lasciò parecchie influenze nell’idioma siciliano. Importante, dunque, la legge voluta fortemente da Lentini che permette, non solo di far conoscere questo importante patrimonio culturale, ma soprattutto di non farlo disperdere.

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