nello musumeci

Musumeci, Razza ed il “partitino” degli assessori

Clima freddo con gli alleati. Lentini: “l’espressione “spalmare” non si doveva neanche pensare “, Di Mauro frena la ricandidatura del presidente: “Accelerazione irrituale”

Di Claudio Reale | La Repubblica

Come se nulla fosse successo. A due mesi dalle dimissioni per l’inchiesta sui dati Covid falsati, adesso il presidente della Regione Nello Musumeci mette i motori avanti tutta per far tornare Ruggero Razza all’assessorato alla Sanità: il percorso dovrebbe culminare con una nomina che arriverà la prossima settimana, verosimilmente martedì, ma nell’ultimo mese è stato costruito passo dopo passo dal governatore e dal suo delfino in un rincorrersi di annunci con l’obiettivo di rendere meno dirompente l’ultimo scalino, appunto il ritorno in giunta. Che punta anche a permettere al suo fedelissimo di tenere le fila del dibattito interno alla maggioranza sulla ricandidatura: Musumeci, colpito dai distinguo degli alleati, sembra averne perso il controllo.

Non che la coalizione si sia placata, adesso. Dopo che Razza ha messo a posto l’ultimo tassello del mosaico, il “sono pronto” pronunciato in una conversazione con il Giornale di Sicilia, dagli alleati non sono arrivate reazioni di alcun segno. Il gelo: anche perché in questa riedizione dell'”Assassinio sull’Orient Express” tutti gli alleati hanno un buon motivo per accoltellare – politicamente, s’intende – il governatore e il suo delfino. Ce l’ha più di tutti l’Udc: il partito contesta ancora a Razza l’Opa ostile lanciata all’inizio dell’anno, col tentativo di far entrare Luigi Genovese nello Scudo crociato per assumerne il controllo, ma anche episodi locali come l’avvicinamento dell’ex dem Nino Papania nel Trapanese. Così la capogruppo Eleonora Lo Curto finisce per cercare un modo elaborato per prendere le distanze senza prenderle: “Apprezzo – sillaba – che abbia fatto sapere che non entrerà più a gamba tesa in politica, perché in passato ha disturbato fortemente gli alleati più leali. Agisca semmai da tecnico”.

Lo Curto non è l’unica voce critica. Forza Italia, ad esempio, ha dato semaforo rosso allo scambio di deleghe fra Razza e l’assessore alle Infrastrutture Marco Falcone, e nelle ultime settimane il presidente dell’Ars (e leader del partito) Gianfranco Micciché ha affrontato il tema che si cela dietro il ritorno di Razza, il tentativo di Musumeci di farsi ricandidare alla presidenza della Regione, descrivendola su LiveSicilia come un’opzione “non obbligatoria”. E se il presidente della commissione Bilancio Riccardo Savona approva il ritorno di Razza, la sua omologa della commissione Salute, Margherita La Rocca Ruvolo, è più fredda: ” Se il presidente ritiene di far tornare l’avvocato Razza – si limita a dire la deputata forzista – avrà le sue ragioni. Ci vuole un assessore che lavori”.

Il timore degli alleati è che Razza torni a svolgere di fatto il ruolo di “assessore ai rapporti col Parlamento”: “Musumeci – sbuffa un big della maggioranza – ha la tendenza a parlare con il suo cerchio magico, il partito degli assessori, scavalcando gli alleati ” . L’esempio è dato appunto dall’incontro nel quale è stato proposto lo scambio Razza- Falcone: i leader l’hanno scoperto a tavolo in corso, senza discussioni preliminari. Nessuna concertazione, se non con ” il partito degli assessori”, una formazione trasversale della quale, secondo gli insofferenti, farebbero parte – oltre a Razza, se tornasse – lo stesso Falcone e Gaetano Armao ( Forza Italia), Toto Cordaro ( Cantiere popolare), Roberto Lagalla ( Idea Sicilia) e in parte Girolamo Turano (Udc).

Le resistenze, così, si fanno più intense sull’asse Lega- Mpa. Il capogruppo dei Popolari- autonomisti, Totò Lentini, la butta sulla quantità di impegno: ” Non si può dire che Razza non abbia lavorato – scandisce – certo, però, l’espressione “spalmare” non si doveva neanche pensare ” . Il ritorno del delfino, però, è solo un espediente per parlare d’altro: tanto che Musumeci – che l’11 e il 12 giugno terrà a Palermo una kermesse sui tre anni del suo governo – ha accompagnato il penultimo annuncio, l’ufficializzazione della richiesta a Razza giunta a ” Casa Minutella”, con una mossa esplicita sulla nuova corsa per Palazzo d’Orléans. ” Questa accelerazione improvvisa da parte del presidente sulla ricandidatura – lo gela però il vicepresidente dell’Ars, l’autonomista Roberto Di Mauro – è irrituale sul piano politico perché sarebbe dovuta arrivare in conclusione di un percorso. Aspettiamo le proposte, le riforme, per chiarire i rapporti politici”.

Lega e Mpa, che sul no alla conferma di Musumeci possono contare su un sostegno di buona parte di Fratelli d’Italia, pensano di fare leva sulla candidatura di Cateno De Luca, che ha fatto sapere di essere disposto a ritirarsi solo se il governatore non sarà della partita. ” Spaccare il centrodestra – annota il segretario della Lega, Nino Minardo, che su questo sabato scorso si è scontrato apertamente con il deputato Alessandro Pagano – farebbe vincere la sinistra. Dobbiamo sederci a un tavolo e trovare una soluzione”. Il gioco si fa già più grande. E punta dritto al 2022.
 

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