Falcone e Borsellino

Verso il 23 maggio. Digitalizzare le indagini di Falcone e Borsellino per salvarle

Un’impresa iniziata in contemporanea con lo scoppio della pandemia si è conclusa, rendendo fruibili ben 1.136 volumi

di Salvo Palazzolo – Repubblica

Da un archivio polveroso del palazzo di giustizia riemergono le pagine che hanno segnato la storia dell’antimafia. I 1.136 volumi dell’ordinanza sentenza del maxiprocesso e tutti gli atti del dibattimento sono adesso dentro una cartella, su un monitor della procura della repubblica. Miracolo della tecnologia, realizzato grazie a un potente scanner, che ha catturato 800 mila frame. Dentro quella cartella c’è lo straordinario lavoro del pool antimafia animato da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

“Un progetto partito nel 2020 – racconta un comunicato della procura diretta da Francesco Lo Voi – proprio in coincidenza con l’esplosione della pandemia. Obiettivo, il recupero del monumentale complesso di atti giudiziari che hanno dato vita al primo maxiprocesso, per renderlo fruibile a investigatori, magistrati, ma anche a storici e studiosi della materia”.

Quelle carte hanno ancora una straordinaria attualità. Per i nomi che vengono citati, alcuni sono già ritornati nelle più recenti inchieste della procura. Per le dinamiche individuate. “Le indagini dell’epoca – spiega il comunicato della procura – hanno disegnato un quadro organico e completo dell’organizzazione Cosa nostra, che risulta ancora oggi, a quasi quarant’anni di distanza, prezioso per la ricostruzione dell’evoluzione del fenomeno criminale”.

Negli anni scorsi, la Fondazione Falcone aveva già digitalizzato i principali atti dell’istruttoria del pool. La procura ha proseguito l’opera con “l’intera, grande mole di atti e documenti che hanno sorretto la ricostruzione giudiziaria”.

Il recupero di questa massa di documenti è stata effettuata in parte scansionando i fascicoli, in parte convertendo in formato digitale i microfilm sui quali era stato originariamente riversato gran parte del materiale processuale. Il lavoro dei microfilm era stato realizzato da Giovanni Paparcuri, stretto collaboratore di Falcone e Borsellino, oggi è l’animatore dell’emozionante Museo della memoria nato nelle stanze del pool, al palazzo di giustizia.

“Digitalizzare gli atti del maxi non è stato un lavoro facile”, spiega ancora la procura. Molti fascicoli e microfilm non erano in buone condizioni. Ma la pazienza e la preparazione degli impiegati dell’Ufficio Informatico ha consentito di superare tutte le difficoltà. 

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