Raffaele lombardo

Dagli studi dai Salesiani alle elezioni di Mirabella Imbaccari, le prove farlocche del processo Lombardo

La prova della colpevolezza di Raffaele Lombardo: chiedete alla Pizia o all’oracolo di Delfi!

Dunque, dopo le dichiarazioni “letterarie” dei pentiti, mai provate, si apprende che il patto politico mafioso tra Lombardo, ex governatore della regione siciliana e la mafia, si sarebbe, udite udite, consacrato nelle competizioni elettorali di due popolose metropoli mondiali: Niscemi e Mirabella imbaccari.

Questo sigillo avrebbe accresciuto il peso della mafia e di Lombardo. Insomma, una trama un po’ gotica, un po’ noir. Un giallo che impegna migliaia di pagine, intercettazioni, collaboratori di giustizia, un dispiegamento di forze per accettare la verità su-evidentemente-una delle “stragi” più importanti del 900’ siciliano.

Non si è ancora capito in cosa Lombardo avrebbe favorito la mafia(un appalto ecc) ma evidentemente è un particolare.È da dieci anni che si prova a costruire, in ogni modo, questo fatto di reato che non lascia traccia come i Beati Paoli. È una cosa terribile, piaccia o non piaccia Lombardo come persona o come politico.

Una corsa ansante, trafelata, nel trovare un fatto, nella consapevolezza che l’uomo è in re ipsa, ex ante, un colpevole. Premessa in termini apodittici la sua colpevolezza, già acclarata per aver studiato presso i Salesiani come Santapaola e aver vissuto a Caltagirone(che non è più la terra di Sturzo ma dei boss: la Corleone della Sicilia Orientale: i territori per un certo modo di fare giustizia sono segnati, comunque irredimibili), va trovata la prova e, nel caso in cui dovesse emergere, l’imputato non perderà lo status ontologico di “peccatore”.

Un furbo che l’angelo vendicatore non è riuscito a trovare in fallo: non c’è una intercettazione diretta, un incontro di persona, un vantaggio, nulla. Per trovare la prova, occorrerà infine chiedere alla pizia o all’oracolo di Delfi redivivo. Questo processo siciliano è la quintessenza di un metodo inquisitorio pre costituzionale.

Una statua d’oro andrebbe fatta a chi, negli anni 80, si mosse nella direzione del modello accusatorio. Una rivoluzione incompiuta. Siamo sempre nel medioevo ma almeno la nave puó salpare, talvolta, verso approdi illuministici. Tenere un uomo sospeso dieci anni sulla base di racconti di presunti summit, uomini vestiti da cavallerizzi, reminiscenze di trent’anni prima non si chiama giustizia. È terribilità.

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