franco battiato addio maestro

“Voli imprevedibili ed ascese velocissime”.

Gli uccelli (Patrios, 1980)

Da aquila ha vissuto e da aquila, con un battito d’ali, se n’è andato via.

Istrionico, ironico, mistico, popolare ed anticonformista. In una parola: artista. Probabilmente il migliore che la Sicilia abbia mai avuto. Un “essere speciale” come recita una delle sue canzoni più apprezzate. La banalità non ha mai fatto parte della sua vita, fin dal primo vagito, a Ionia, quel Comune che oggi non c’è più e che cessò di esistere proprio nel 1945, subito dopo la nascita del maestro. Un omaggio ante litteram o forse un presagio: quella terra mai più avrebbe potuto dare natali migliori.

Con la sua arte ha attraversato, intrepretato, sconvolto, modificato ogni stile musicale, dall’avanguardia punk al rock al folk. Precursore della musica elettronica: Fetus (1982) il suo album di esordio, fu uno dei primi album elettronici prodotti in Italia. Di certo il primo concept album elettronico della nostra storia musicale. Genio innovatore della musica leggera, ed anche leggerissima (per dirla con due suoi discepoli, Di Martino e Colapesce) con album da collezione come “La voce del Padrone” dove mescola con maestria testi disimpegnati (Sentimento nuevo, Summer on a solitary beach) con autentiche provocazioni politiche (Centro di gravità permanente, Bandiera bianca). Parole di piombo alleggerite, fino quasi ad assumere la consistenza delle nuvole, dal suo inimitabile ed indimenticabile timbro.

La tua voce come il coro delle sirene di Ulisse m’incatena

Sentimento nuevo (La voce del padrone, 1981)

Architrave della canzone d’autore italiana ha saputo anche elevare il dialetto siciliano a linguaggio universale, dipingendo affreschi di parole

‘Ndo vadduni da Scammacca i carritteri ogni tantu lassaunu i loru bisogni e i muscuni ciabbulaunu supra

Jeumu a caccia di lucettuli… ‘A litturina da ciccum-etnea I saggi ginnici ‘u Nabuccu. ‘A scola sta finennu.

Stranizza d’amuri (L’era del cinghiale bianco, 1979)

Forse l’unico tratto che lo ha sempre contraddistinto nelle sue mille mutazioni (musicista, cantautore, regista, pittore, politico) è la lirica. Quella luce mitica che spande dai suoi testi e dalle sue musiche ed attraversa, senza turbamento alcuno, lo spazio ed il tempo. Da siciliani, prendiamoci cura della sua memoria perché da lassù il maestro già osserva la sua terra, ripetendo:

“… Ed io avrò cura di te”

La cura (L’imboscata, 1996)

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