Giovanni Di Caro

L’ultima fantozziana trovata dei grillini: Un referendum per il Ponte

Mettiamo il caso che riceveste una telefonata e, dall’altro capo, una vocina dicesse: “Ponte sullo Stretto? Per un’opera così impattante sarebbe giusto dare la parola a chi con questa infrastruttura avrà più a che fare, i siciliani e i calabresi: facciamo un referendum come fu fatto nel 2016 per le trivelle, ma solo dopo che sul ponte si avranno a disposizione i principali elementi per potersi esprimere, ossia un progetto di massima, ovviamente non esecutivo o cantierabile, per cui ci vorrebbero anni.” ora ditemi se non verrebbe anche voi spontaneo rispondere: “Fantozzi è lei?”

E invece no, non è il mitico ragioniere Ugo ad aver partorito la brillante idea, ma il capogruppo all’ARS del Movimento 5 Stelle Giovanni Di Caro.

Ma come si è arrivati a tanto? Come può un parlamentare regionale, capogruppo di un movimento che all’ARS conta ben 15 deputati, pensare di poter affidare al voto popolare una decisione come quella se fare o non fare il Ponte di Messina. A parte che già porsi una simile domanda significa posizionarsi fuori dal tempo e dalla storia; ma davvero si può demandare ad un referendum una scelta politica che non ha (non dovrebbe avere) nulla di ideologico ma è piuttosto contraddistinta da complessità tecniche, economiche che non possono essere sintetizzate nelle poche righe di una domanda. E quale dovrebbe essere poi la domanda? Vuoi o no che venga costruito il Ponte sullo stretto? Ma davvero?

Il punto non è certo la paura di un referendum che tanto in Sicilia quanto in Calabria determinerebbe un plebiscito di si per la costruzione dell’opera. Il punto è la presa in giro sfacciata del portavoce di un movimento politico in tempesta che non sapeva assumere su di se la responsabilità delle decisioni quando aveva una voce unica, figuriamoci oggi che, funestato da mille spaccature, non ha più una identità.

Non accetteremo compromessi al ribasso e soprattutto non intendiamo acconsentire all’opera senza garanzie di un imponente e immediato investimento in opere e infrastrutture strategiche e di compensazione, atteso che in Sicilia troppe strade versano in condizioni pietose”. Quanta demagogia, quanta superficialità per il capogruppo dei grillini all’ARS, una creatura a metà fra Fantozzi e Ponzio Pilato: di fronte a decisioni troppo difficili, che presuppongono un’attitudine allo studio, alla comprensione dei temi complessi, cosa fa? Butta la palla in tribuna: “Fate voi, noi stiamo a guardare”. Bella politica questa.

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