Pippo Compagnone

Ponte, Compagnone: “Nessuna alternativa al progetto attuale. Cancelleri studi bene le carte”

“Accogliamo con piacere l’inversione di rotta del sottosegretario alle infrastrutture Giancarlo Cancelleri in merito al Ponte di Messina. Una conversione lungo la strada della ragionevolezza che però ancora soffre di pesanti pregiudizi ideologici, da parte del Movimento Cinque Stelle, che è ora di mettere da parte” afferma il deputato autonomista Giuseppe Compagnone, presidente della Commissione sulle attività dell’Unione Europea all’Ars.

“Dire si al Ponte e dire contemporaneamente no al progetto esecutivo che prevede l’esecuzione dell’opera ad un’unica campata e come fare un passo avanti e due indietro. A dirla tutta – prosegue il deputato autonomista – viene il sospetto di essere davanti all’ennesima sceneggiata di un esponente del governo nazionale che, per non dire no ad un’opera indicata da tutti come indispensabile, trova scuse per rimandare sine die la sua realizzazione.”

“Ma non voglio pensar male – continua Compagnone – quindi invito Giancarlo Cancelleri a prendersi qualche giorno per studiare. Nel ministero presso il quale svolge il ruolo di sottosegretario potrà trovare montagne di documenti sulla sicurezza del ponte ad unica campata, sull’inesistenza di impatti ambientali e sulla esclusione di qualsiasi altra ipotesi. Decine di studi condotti e firmati dai più grandi esperti mondiali non possono finire nel dimenticatoio, per poi caricare sulle spalle degli italiani altre decine di milioni di studi e progettazioni utili solo ad arricchire qualcuno mentre si fa finta di cercare una soluzione che le istituzioni hanno già scritto nero su bianco”.

“Quindi – conclude Compagnone – esorto il sottosegretario Giancarlo Cancelleri a far prevalere per una volta l’appartenenza territoriale rispetto a quella politica ed a condurre senza ulteriori esitazioni un’opera di convincimento dei deputati e dei senatori del suo partito. E’ ora di abbandonare arroccamenti ideologici totalmente fuori dalla logica e dal tempo. Lo sviluppo della Sicilia e del mezzogiorno non può più aspettare i comodi della politica romana”.

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