Rosario Livatino

Rosario Livatino, oggi è il giorno della beatificazione

Il primo magistrato beato nella storia della Chiesa era un uomo innamorato di Dio, dei suoi genitori e della giustizia, che cercava la normalità del bene e aveva fatto voto di “camminare sempre sotto lo sguardo del Signore”. Rosario Angelo Livatino, che viene beatificato domani mattina, domenica, nella cattedrale di san Gerlando ad Agrigento, in un rito che si apre alle ore 10, presieduto dal cardinale Marcello Semeraro, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, è stato ucciso, “in odio alla fede”, da quattro killer della “stidda”, la cosca ribelle dell’agrigentino, il 21 settembre 1990, quando non aveva ancora 38 anni, ma era in magistratura già da 12.

La reliquia: la camicia azzurra del giudice macchiata di sangue

La corsa disperata di Livatino tra l’erba e i sassi della scarpata sotto il viadotto Gasena della statale che percorreva ogni giorno per andare dalla sua Canicattì al palazzo di giustizia di Agrigento, con la sua Fiesta amaranto senza scorta, rifiutata perché non voleva che altri perdessero la vita a causa sua, inseguito dai suoi aguzzini, verrà rievocata, nel tempio barocco nella città della Valle dei Templi, dalla sua camicia azzurra forata dai proiettili e intrisa di sangue. Sarà la reliquia venerata dal cardinale Semeraro, mentre il coro diocesano canterà l’inno “Sub Tutela Dei”, composto per la beatificazione, subito dopo la lettura della lettera apostolica con la quale Papa Francesco ha iscritto Rosario Livatino nell’albo dei beati, e l’indicazione della data della sua memoria liturgica.

La cattedrale di Agrigento, dove il 9 maggio alle 10 viene beatificato Rosario Livatino

La cattedrale di Agrigento, dove il 9 maggio alle 10 viene beatificato Rosario Livatino

Le ultime parole: “Picciotti, che cosa vi ho fatto?”

Il postulatore monsignor Vincenzo Bertolone, arcivescovo di Catanzaro-Squillace, farà risuonare le ultime parole del giudice martire, “Picciotti, che cosa vi ho fatto?”, riferite da uno dei killer, Domenico Pace, al pentito Gioacchino Schembri. Ma risuonerà anche il grido pronunciato a meno di tre anni dall’omicidio Livatino da san Giovanni Paolo II, proprio il 9 maggio, al termine dell’omelia della Messa nella Valle dei Templi, dopo aver incontrato privatamente mamma Rosalia Corbo e papà Vincenzo, i genitori di Rosario. “Non uccidere!: non può uomo, qualsiasi umana agglomerazione, mafia, non può cambiare  e calpestare questo diritto santissimo di Dio!” scandì in piedi, stringendo la mano a pugno e poi alzando il dito al cielo, e nel nome di Cristo disse ai responsabili “che portano sulle loro coscienze tante vittime umane”, “Convertitevi! Una volta verrà il giudizio di Dio!”.

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