palazzo abatellis trionfo della morte

Cinque minuti da soli con un’opera d’arte. L’idea del museo Abatellis

A tu per tu col ” Trionfo della morte” o con ” l’Annunciata” di Antonello da Messina Un’esperienza unica quando scatterà la zona gialla e il museo tornerà a essere fruibile

di Claudia Brunetto | Repubblica

 Stare da soli davanti al “Trionfo della morte” anche per pochi minuti. Perdersi nel gigantesco affresco del Quattrocento che adesso più che mai rappresenta la paura di tutti e provare a superarla aggrappandosi all’arte. Guardare negli occhi l’Annunciata di Antonello da Messina avvolta da nuova luce grazie al progetto di Mario Nanni senza nessuno attorno. Visto che le regole anti Covid prevedono gli ingressi contingentati, la Galleria regionale di Palazzo Abatellis va oltre e per la sua ripartenza quando la Sicilia si tingerà di giallo, pensa di trasformare gli esigui numeri in un’eccezionale esperienza emozionale.«Sappiamo bene che per ogni sala non potranno entrare più di cinque, sei persone, allora perché non pensare a un’esperienza unica con l’opera d’arte. Da soli per cinque minuti in sala, in silenzio. Un’eternità. Il contingentamento può avere questo risvolto, prendere un appuntamento per stare a tu per tu con l’opera d’arte », dice Evelina De Castro, direttrice della Galleria Regionale di Palazzo Abatellis. Per la riapertura c’è anche l’idea di moltiplicare le iniziative per i tre siti della Galleria: Palazzo Abatellis, Palazzo Mirto e l’oratorio dei Bianchi. Uno stesso filo conduttore rispettando l’identità dei luoghi.«C’è voglia di ripartire. Per noi non è un salto nel vuoto, l’abbiamo già sperimentato e sappiamo che quando si riaprirà ci sarà la corsa al museo. Certo su questa riapertura ci sono maggiori aspettative. Il piano vaccinazioni va avanti, l’estate è alle porte. Contiamo sul fatto che sarà duratura”, dice De Castro. Ma come attrarre al meglio i visitatori? «Cercheremo di proporre delle iniziative e delle modalità di fruizione diverse. A cominciare dagli orari. La scorsa estate, per esempio, hanno funzionato molto le aperture serali che fanno del museo un’esperienza emozionale. Proveremo ad aprire di sera anche durante la settimana, anche perché se i nostri visitatori saranno principalmente del territorio, inutile pensare a visite in orari lavorativi. Speriamo, però, anche nel turismo e su una circolazione di gente quantomeno dal resto dell’Italia grazie alle vaccinazioni in corso », dice la direttrice. Visite serali alle collezioni da unire magari a degli eventi musicali in terrazza, sempre per numeri ristretti. «Un’esperienza più emozionale che didattica», dice De Castro. In questo anno di pandemia il museo che in era pre-Covid registrava 60mila visitatori l’anno, non si è mai fermato. Restauro delle opere, tesi di laurea, scambi di opere con altre istituzioni non solo italiane.«Tutto è andato avanti eccetto l’apertura al pubblico se non per brevi periodi. Il museo è un organismo e come tale ha continuato a vivere. Abbiamo restaurato opere che metteremo in mostra, abbiamo pensato a piccole modifiche alle esposizioni, abbiamo seguito le tesi di laurea», dice la direttrice. E si è mantenuto un ponte con le scuole, non con la classica visita al museo impossibile in tempo di pandemia, ma con delle lezioni virtuali dei professori di storia dell’arte collegati con la loro classe dal museo.«E’ stata una cosa unica. I ragazzi hanno potuto seguire delle lezioni speciali di storia dell’arte con i loro docenti che sono venuti qui al museo », dice la direttrice. Le iniziative in streaming, una su tutte quella con Vinicio Capossela che ha suonato davanti al “Trionfo della morte”, hanno contribuito a comunicare all’esterno l’emozione del museo.La direttrice torna spesso, con il museo vuoto, davanti all’affresco che raffigura la morte come uno scheletro a cavallo che lancia frecce letali. Era lì prima del lockdown dello scorso anno e torna adesso che si potrebbe aprire da un giorno all’altro. «E’ un’opera che per il tema porta a una naturale e spontanea immedesimazione ma mai come adesso la si interroga ricevendone in qualche modo conforto. Perché la paura che abbiamo dentro prende forma, si materializza davanti a noi. La si può vedere e quindi elaborare», dice la direttrice pensando ai futuri visitatori.

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