nello musumeci

Sicilia, da primatista a cenerentola dei vaccini

Roberto Puglisi | Livesicilia

Per comprendere a che punto siamo, si può cominciare dall’analisi della situazione di Palermo. Da oggi la città è in zona arancione, dopo diverse settimane di zona rossa che hanno frenato i contagi, senza decimarli. Ed è naturale il sospiro di sollievo che si avverte. Ricordando quello che l’Asp ha messo nero su bianco: “Il dato epidemiologico emerso evidenzia che le misure restrittive, della zona rossa, ad oggi adottate non costituiscono misure efficacie determinanti per il controllo della diffusione del Covid 19 e risultano necessari controlli più rigidi su tutto il territorio, volti a verificare che i cittadini adottino regolarmente i dispositivi di protezione individuale, evitando occasioni di assembramento e promiscuità”. 

Significa che il rosso ormai è relativo come l’intero sistema dei colori. E questo ci porta, tutti, nel cuore della sfida della responsabilità. Per dirla con una certa brutale chiarezza: se, a prescindere dal controllore di turno, saremo bravi a distanziarci, a proteggerci, a fare un uso corretto degli spiragli offerti dalla pandemia, allora potrà andare bene. Se ognuno penserà soltanto a se stesso, se considereremo il virus qualcosa che ci risparmia, anche se non gli presti attenzione, si formerà un quadro soffocante tra le tragedie umane e la crisi economica. Molto dipende da noi.

Lo ha ripetuto il sindaco Orlando, che sarà simpatico o antipatico a seconda delle inclinazioni personali, però come dargli torto? “La revoca della zona rossa e il conseguente passaggio a quella arancione non deve indurre ad un rilassamento nel contrasto al Covid-19. Al contrario richiama tutti a maggiori responsabilità e rispetto delle regole. Bisogna attenersi ai dati e alle prescrizioni degli organi sanitari competenti. Tutto questo, come ripeto da giorni, dev’essere accompagnato dal comportamento responsabile di ognuno attraverso l’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale. Non bisogna lasciare che minoranze di incivili vanifichino gli sforzi del personale sanitario, delle forze dell’ordine e dei tanti cittadini che con grande senso civico rispettano le regole. Per questo faccio appello al governo nazionale affinché avvii una campagna di comunicazione che spieghi quali semplici misure occorre adottare e quali siano le sanzioni per chi non rispetta le prescrizioni individuali anticontagio. Serve più responsabilità per bloccare la crescita di contagi, di morti e per consentire le riaperture delle attività economiche”.

Lo ha detto il commissario per l’emergenza Renato Costa: “L’essenziale è che ognuno tenga i comportamenti giusti, con le mascherine, il distanziamento e tutte le precazioni necessarie. Se l’attenzione non diventa pratica, l’arcobaleno mostra i suoi limiti”. Parafrasando liberamente, con tante scuse all’autore: la zona colorata fuori di te, la legge morale dentro di te. E la mascherina al posto giusto. 

L’altra sfida è il vaccino e qui siamo nell’argomento dolente. Le dosi ci sono, i siciliani si vaccinano a stento. Ieri, con l’avvio dell’Open Day c’era tanta gente in fila all’hub vaccinale della Fiera di Palermo, ma sembra che ce ne fosse poca altrove. C’entrano, senza dubbio, le vicende legate ad AstraZeneca. Tuttavia il dubbio viene nel pensare che, forse, non sia stata compresa in pieno l’importanza della ‘punturina’ e quanto risulti decisiva nel contrasto alla pandemia. I contagi corrono.

Le percentuali della campagna vaccinale, in Sicilia, sono attualmente sconfortanti. Il report nazionale aggiornato a ieri sera dice che sono state somministrate 1.355.214 dosi su 1.737.825 disponibili: appena il settantotto per cento. Peggio, soltanto la Calabria con il settantasei per cento. La media nazionale è dell’ottantatré e sette per cento. Siamo tra le ‘Cenerentole’ dell’immunizzazione. Un’ombra che si allunga sul tanto agognato ritorno alla normalità.

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