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Al ritorno a scuola in presenza gli studenti rispondono: “Io non ci sto”

Un rientro a scuola “non in sicurezza”, è questo che spaventa gli studenti e non solo. I ragazzi chiedono di concludere l’anno a distanza

di Claudia Brunetto e Salvo Intravia – La Repubblica

Al primo giorno di ritorno alle lezioni in presenza per tutto il primo ciclo di scuola, comprese le seconde e le terze medie e almeno per il 50 per cento nelle scuole superiori, gli studenti lanciano la loro protesta.

La Rete degli studenti medi che già nei giorni scorsi ha organizzato alcuni sit-in a Caltanissetta, oggi propone la stessa formula di protesta a Palermo. Studenti del Meli, dell’Umberto, del Galileo Galilei, del Volta, dell’Almeyda e del Finocchiaro Aprile stamattina hanno deciso di non entrare a scuola e di non collegarsi da remoto per le lezioni. Chiedono di restare con la formula della didattica a distanza fino alla fine dell’anno.

La Rete degli studenti ha convocato un’assemblea per tutti su “meet” che in tempo di pandemia ha il valore di un sit-in. “Rientrare così? Io non ci sto” è lo slogan degli studenti. “Per l’ennesima volta siamo di fronte a un rientro non in sicurezza ed è un anno che la comunità studentesca vive senza una progettualità, senza poter programmare attività didattiche e senza una sufficiente e adeguata regolamentazione dei trasporti. Gli studenti hanno dovuto vivere continui disagi, coltivando intanto la speranza di poter rientrare in sicurezza sui banchi di scuola. Adesso però siamo stanchi, credevamo che la situazione sarebbe cambiata, ci aspettavamo risposte, ma nulla. A questo punto chiediamo di continuare con la didattica a distanza fino alla fine dell’anno scolastico”, dicono gli studenti.

Da oggi, come detto, secondo le nuove regole dettate dal governo, nella Sicilia arancione gli studenti delle scuole superiori possono tornare in presenza dal 70 al 100 per cento, in zona rossa, come Palermo, dal 50 al 75. Nei giorni scorsi, però, una circolare dell’assessore regionale all’Istruzione Roberto Lagalla, ha lasciato ai presidi siciliani una settimana in più, per poter raggiungere queste percentuali. Da oggi, comunque, nelle scuole superiori deve essere garantito almeno il 50 per cento in presenza. Dal 3 maggio, al via le nuove percentuali fino alla fine dell’anno scolastico. Ma una parte degli studenti dice no. 

E’ un rientro a scuola nel caos, dunque. Presidi nella confusione più totale, studenti sul piede di guerra e sindacati a dir poco preoccupati per i contagi da Covid-19. Sullo sfondo la più totale sfiducia negli amministratori locali sulla possibilità di un rientro in classe in condizioni sanitarie di “rischio calcolato”. Questa mattina alle 8, con la Sicilia in zona arancione e Palermo – in compagnia di altri 46 comuni siciliani – in zona rossa, 592 mila alunni isolani faranno il loro ingresso in classe. Per la prima si applicheranno le direttive contenute nel decreto legge adottato dal governo lo scorso 22 aprile: primo ciclo (elementare e media) e scuola dell’infanzia in aula per intero, anche in zona rossa, e studenti delle superiori almeno al 50%.  In zona arancione, le superiori dovrebbero accogliere almeno il 70% di studenti in aula.

“Ritornare all’attività didattica in presenza anche nella secondaria di secondo grado – scrivono i segretari regionali di Flc Cgil, Cisl e Uil scuola, Gilda e Snals – è un’esigenza fortemente avvertita in primo luogo dagli studenti, ma permangono ad oggi notevoli criticità legate al sistema dei trasporti. Nonostante le rassicurazioni fornite dalle istituzioni preposte, riteniamo che difficilmente queste riescano a risolvere in pochi giorni un problema che non si è riusciti a risolvere per mesi”. Un altro pesante j’accuse verso la politica locale “rea” di non avere saputo risolvere problemi ormai conosciuti.

Mentre i presidi, da oggi, saranno sotto la spada di Damocle di due opposte interpretazioni della norma: secondo l’assessore regionale all’Istruzione, Roberto Lagalla, per tutta la settimana (fino al 30 aprile) nelle scuole superiori in zona arancione sarà possibile ammettere in classe almeno metà degli studenti e non un minimo del 70%; dal ministero dell’Istruzione la pensano esattamente all’opposto. Nessuna deroga possibile: almeno il 70% in classe. Maurizio Franzò, alla guida in Sicilia dell’Associazione nazionale presidi, chiede lumi. “Ci attendiamo – dice – un chiarimento da parte dell’Ufficio scolastico regionale su quale disposizione applicare”. E non manca di puntare il dito contro i soggetti che avrebbero dovuto contribuire a risolvere i problemi creati dalla pandemia da Coronavirus. “Per discutere lo stesso problema – conclude Franzò – l’assessorato e l’Usr convocano i rispettivi tavoli regionali nello stesso giorno in due momenti diversi (mattina e pomeriggio). E in contemporanea si svolgevano i tavoli prefettizi. Questo non è il momento di tavoli separati, è il momento del dialogo costante e produttivo”.

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