Papa Francesco

Tragedie in mare, Papa Francesco: “E’ l’ora della vergogna”

«È il momento della vergogna». Papa Francesco abbassa il capo e chiude gli occhi. Ne parla dall’inizio del pontificato, alla fine del Regina Caeli non resta che la preghiera silenziosa. «Vi confesso che sono molto addolorato per la tragedia che ancora una volta si è consumata nei giorni scorsi nel Mediterraneo. Centotrenta migranti sono morti in mare», ha esordito ieri, dalla finestra dello studio nel Palazzo apostolico: «Sono persone, sono vite umane che per due giorni interi hanno implorato invano aiuto, un aiuto che non è arrivato. Fratelli e sorelle, interroghiamoci tutti su questa ennesima tragedia».

Qui il Papa ha alzato lo sguardo, «è il momento della vergogna», e si è rivolto ai fedeli: «Preghiamo per questi fratelli e sorelle, e per tanti che continuano a morire in questi viaggi drammatici. Preghiamo anche per coloro che possono aiutare ma preferiscono guardare da un’altra parte. Preghiamo in silenzio per loro».

Sia la ong Alarm Phone, che giovedì aveva lanciato l’allarme, sia Sea Watch sostengono che le autorità europee abbiano indicato quelle libiche come «competenti» per il salvataggio. Nel rimpallo di responsabilità, non è arrivato nessuno. Quando la Ocean King di Sos Mediterranée ha raggiunto la zona, i cadaveri galleggiavano intorno ai resti di un gommone.

«Abbandonati e sepolti in mare», ha titolato a tutta pagina sabato l’Osservatore Romano, quotidiano della Santa Sede, citando le parole dell’Organizzazione mondiale per le migrazioni: «Hanno implorato e lanciato chiamate di emergenza per due giorni prima di affondare nel cimitero blu del Mediterraneo. È questa l’eredità dell’Europa?».

Sono vite umane, persone che per due giorni interi hanno implorato un aiuto che non è arrivato

Secco il commento dei gesuiti del Centro Astalli per i rifugiati: «Ci si ostina a definire politiche migratorie degli accordi stipulati con governi antidemocratici, spendendo capitali che potrebbero essere utilizzati per gestire le migrazioni in maniera sicura e legale», ha detto padre Camillo Ripamonti.

Quasi otto anni fa, l’8 luglio 2013, Francesco scelse di compiere il suo primo viaggio a Lampedusa e denunciò la «globalizzazione dell’indifferenza», fino a richiamare la domanda di Dio a Caino: «Dov’è il sangue di tuo fratello che grida fino a me? Chi di noi ha pianto per questi nostri fratelli e sorelle? Dio ci giudicherà in base a come abbiamo trattato i più bisognosi».

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