migranti

Fatture false e ospiti fantasma “I migranti erano un business”

La procura di Caltanissetta chiude l’inchiesta sull’associazione di Favara che gestiva 15 centri: in 6 a giudizio “

Alan Scifo | Repubblica

1.200 profughi mai esistiti ma pagati dallo Stato, scarpe da 150 euro, una truffa da un milione”di Alan David Scifo Scatole vuote. Così le case intestate all’associazione culturale Omnia Academy di Favara si presentavano agli uomini della Guardia di finanza che si sono addentrati tra i vicoli del centro storico della cittadina. Vecchie case, alcune inabitate, sulla carta adibite ad abitazioni per l’accoglienza dei migranti. L’inchiesta è stata chiusa due mesi dopo l’operazione e i sequestri dei beni intestati alle 6 persone coinvolte, indagate per associazione a delinquere finalizzata alla truffa: Francesco Morgante, 52 anni; Anna Maria Nobile, 49 anni; Giovanni Giglia, 56 anni; Giuseppe Butticè, 57 anni; Alessandro Chianetta, 37 anni; tutti di Favara e Massimo Accurso Tagano, 50 anni, di Agrigento. I responsabili e il ragioniere dell’associazione sarebbero a capo di una truffa che avrebbe fruttato più di un milione di euro in un anno, ottenuti – secondo l’inchiesta – attraverso fatture false e false attestazioni, oltre alla registrazione multipla dei migranti in più strutture sempre gestite dalla stessa associazione che fatturava circa 5 milioni di euro all’anno oppure di migranti che nonostante firmassero la presenza per il Poket money ( la somma giornaliera di circa 30 euro per migranti) si trovavano in carcere. La presunta truffa è stata scoperta per caso: durante un controllo di routine delle forze dell’ordine, un tunisino che era stato fermato mentre camminava per strada ha dato il suo nominativo, risultando residente in diverse strutture di accoglienza. In questo modo è stato scoperto un presunto giro di false attestazioni da cui emergono circa 1200 migranti “ fantasma” mai esistiti ma pagati dallo Stato. Il business però non si sarebbe fermato alle false attestazioni di migranti mai entrati nelle case del centro storico favarese, ma – attraverso la complicità di un ragioniere, anche lui oggi indagato – la Omnia Academy avrebbe anche speculato sulle fatture da presentare per il cibo e l’acqua utile a soddisfare i bisogni dei migranti ospitati e di quelli presenti solo sulla carta. Fatture stratosferiche che ammontano a più di 900 mila euro all’anno in cui non passano inosservate le voci riguardanti scarpe e calzature: 150 euro a testa per migrante e acqua potabile per 15 litri al giorno per ogni ospite della struttura. 10 bottiglie a testa ogni dì per tutti coloro che erano presenti nelle varie sedi dell’Omnia, che gestiva 15 centri di accoglienza tra la provincia di Agrigento e Caltanissetta. L’indagine condotta dal procuratore aggiunto di Agrigento, Salvatore Vella e dal pubblico ministero Elenia Manno, che a breve porterà all’inizio del processo, aveva portato a sei misure interdittive e cautelari lo scorso febbraio, svelando il vaso di pandore sul business dell’accoglienza nella due province dove ha negli ultimi anni hanno aperto i battenti decine e decine di Cas e centri per minori non accompagnati. I soldi guadagnati dai falsi registri delle presenze e dalle false fatturazioni avrebbero permesso agli indagati di guadagnare milioni di euro. L’indagine ha portato al sequestro di beni per un valore di 1,5 milioni di euro divisi tra conti correnti e dieci unità immobiliari tra cui due lussuose ville. La partita potrebbe essere però ancora aperta: alcune falle infatti potrebbero essere scoperte anche negli enti preposti al controllo e che non hanno considerato il “salto” che ha portato quella che era registrata come associazione culturale, la Omnia Academy, a quintuplicare il fatturato passato da un milione e 300 mila euro nel 2014 ai 5 milioni dell’anno successivo, fino all’inchiesta che ha portato, ad oggi, l’impossibilità per gli indagati di trattare con la pubblica amministrazione.

Related Posts

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.