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Dietro i dati falsati in Sicilia c’è il disordine della Sanità

di Corrado Augias | Repubblica

L o sconcerto che si è determinato nell’opinione pubblica per l’ espressione “spalmare i morti” utilizzata nel colloquio tra dirigenti e assessore regionale alla sanità, credo sia solo un aspetto secondario rispetto al problema complessivo della sanità nella nostra regione. La mistificazione dei dati sugli infetti e sulle morti da Covid-19, a mio avviso, non è frutto di un disegno criminale, ma l’esito di sciatteria organizzativa. È evidente che il disordine organizzativo viene da lontano ed è un elemento distintivo del nostro sistema sanitario diventato più evidente con l’emergenza Covid 19. È straordinario apprendere che nella nostra regione i flussi informativi relativi ai dati sul coronavirus sono tre: uno, su una piattaforma nazionale, che confluisce all’Istituto Superiore Sanità, aggiornata quotidianamente, con i dati relativi alla storia di tutti i pazienti COVID sia domiciliari che ricoverati, così come avviene in tutte le altre regioni; un altro inviato alla Protezione civile, due volte al giorno, anche questo su una piattaforma digitale, con i dati relativi ai posti letto di ogni azienda, quelli occupati e i pazienti dimessi, COVID e non; un terzo, informale, trasmesso dalle aziende all’assessorato sanità per email con i dati dei ricoverati, i dimessi e i deceduti. Con un’altra mail all’assessorato vengono inviati anche i numeri dei tamponi rapidi e molecolari eseguiti. E’ facilmente immaginabile che questa modalità di comunicazione abbia determinato ciò che l’indagine giudiziaria ha messo in evidenza. Tutto questo impone, dunque, una seria riflessione su come migliorare il nostro sistema sanitario per rendere effettivo l’accesso alle cure previsto dalla Costituzione. Ancor prima della pandemia riuscire ad avere la possibilità di una visita specialistica o di un esame diagnostico in tempi accettabili era un’impresa quasi impossibile, con una ricaduta particolarmente discriminante tra chi ha i mezzi per una prestazione a pagamento e chi non disponendone, rinuncia a curarsi. Se è vero che le grandi crisi creano anche opportunità, cogliamo l’occasione per migliorare il nostro sistema sanitario che non ha bisogno di grandi investimenti, ma solo di un cambio di paradigma. In particolare: 1) nominare direttori generali competenti. Gli esperti di organizzazione sostengono che la sanità è tra le attività più complesse da gestire. Non è sufficiente avere svolto l’attività di direzione di un ufficio o di una unità operativa complessa per dirigere una azienda ospedaliera o sanitaria con migliaia di dipendenti e bilanci da centinaia di milioni. Oltre, quindi, a una esperienza adeguata è indispensabile un percorso formativo che includa un master in management sanitario o un dottorato di ricerca in materia affine. 2) Integrare gli organici delle Aziende con nuove figure professionali quali ingegneri clinici, ingegneri gestionali, esperti in gestione dati, professionisti della comunicazione, esperti nel controllo di gestione. Il 31 marzo le Aziende hanno presentato all’assessorato la dotazione organica, è giunto il tempo di verificare se queste figure professionali sono previste. 3) Armonizzare i sistemi informativi aziendali. Spesso le Aziende dispongono di programmi per ogni funzione che però non comunicano tra loro, per cui parlare di controllo strategico è spesso solo un esercizio lessicale. Dobbiamo imparare dall’esperienza e dunque avere chiara l’importanza di un sistema informatizzato con piattaforme comunicanti per potere attuare misure di controllo tempestive. A monte di tutto ciò sarebbe però importante un riassetto organizzativo dell’assessorato regionale alla sanità che contenga al suo interno le competenze professionali necessarie per creare il giusto raccordo tra la funzione di programmazione strategica e controllo e la funzione gestionale fuori dalla logica tipica delle appartenenze politiche.

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