maria letizia di liberti

Inchiesta sui dati Covid in Sicilia, revocati i tre arresti domiciliari

Si ridimensiona la vicenda processuale che ha colpito l’assessorato regionale della Salute. Musumeci conferma lo staff di diretta collaborazione di Razza, ad eccezione di Ferdinando Croce che si è dimesso

da www.insanitas.it

Svolta nell’inchiesta sui falsi dati Covid in Sicilia. Sono stati revocati dal gip di Palermo, infatti, gli arresti domiciliari a Maria Letizia Di Liberti (nella foto di Insanitas), dirigente della Regione, Salvatore Cusimano, funzionario dell’assessorato alla Salute, ed Emilio Madonia, dipendente di una società che si occupa della gestione informatica dei dati. In base alle indagini della procura di Palermo (a cui è stata trasferita l’inchiesta nata a Trapani) è emerso che i “dati dei decessi sono ininfluenti sugli indicatori” che determinano le zone rosse e lo stesso vale per i bollettini quotidiani diffusi a titolo informativo.

Ascoltata nei giorni scorsi, la dirigente del Dasoe si è difesa sostenendo che proprio dall’assessorato alla Salute sarebbe arrivato il “suggerimento” all’Istituto di Sanità di inserire la Sicilia tra le zone a rischio in quanto, nonostante i dati non fossero ancora tali da richiedere una scelta immediata in tal senso, il trend era preoccupante. Ciò, appunto, la scagionerebbe dall’accusa di aver dato numeri falsi per evitare la  zona rossa in Sicilia. Alla Di Liberti e a Cusimano è stata imposta la sospensione dal servizio. L’inchiesta riguarda anche l’ex assessore alla Salute Ruggero Razza, che si è dimesso dopo l’avviso di garanzia.

«La Procura di Palermo ha recepito solo in parte l’ipotesi accusatoria della Procura di Trapani e, anche alla luce degli ulteriori accertamenti effettuati, ha formulato solo 7 dei 36 precedenti capi d’imputazione, stralciando i capi 1 e 10 e tutti quelli riguardanti la falsificazione dei bollettini giornalieri. Il quadro accusatorio è fortemente ridimensionato»: lo afferma l’avvocato Paolo Starvaggi, legale, insieme a Fabrizio Biondo, della Di Liberti.

«In buona sostanza- aggiunge- è rimasta in piedi l’accusa per concorso in falsità ideologica e falsità materiale. I pubblici ministeri nella richiesta al gip della sola misura cautelare dell’interdizione dai pubblici uffici, per Di Liberti, Madonia e Cusimano, hanno chiarito che “rispetto alle contestazioni avanzate davanti al Giudice di Trapani questo ufficio non contesta, allo stato, la falsificazione indotta dei bollettini giornalieri che le indagini fino a questo momento svolte hanno dimostrato avere una funzione di tipo solo divulgativo, non potendo pertanto essere considerati atti pubblici”».

Nello stesso giorno in cui viene sensibilmente ridimensionata la vicenda processuale che ha colpito piazza Ziino giunge la notizia della conferma, da parte di Nello Musumeci, di quasi tutti i componenti degli uffici di diretta collaborazione dell’assessorato regionale alla Salute. L’unica eccezione riguarda capo di gabinetto vicario Ferdinando Croce, che di sua volontà si è dimesso subito dopo avere appreso di essere anche lui indagato nell’ambito dell’inchiesta.

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